Salute

Farmaci di importazione parallela. La senatrice Pirro: «Servono regole certe»

05
Maggio 2022
Di Alessandro Caruso

Pochi giorni fa l’AIFA ha pubblicato il primo report sugli effetti delle procedure semplificate di negoziazioni dei farmaci generici e di importazione parallela, introdotte nel corso del 2020 e 2021. Un documento da cui è emerso l’impatto positivo di questo canale alternativo di importazione di farmaci per la collettività e per lo stesso Servizio sanitario nazionale. Il The Watcher Post ne ha parlato con la senatrice Elisa Pirro, membro della commissione Igiene e Sanità, che da tempo si interessa di questo settore.

Come sa pochi giorni fa è stato pubblicato il report Aifa sugli effetti delle negoziazioni dei farmaci di importazione parallela. Le ricadute positive sul Servizio sanitario nazionale, e non solo, sono state piuttosto evidenti. Che opinione si è fatta di queste rilevazioni? 
«Le difficoltà di negoziazione sui farmaci di importazione parallela sono note da tempo e negli anni ho già sollecitato un intervento normativo per il settore tramite numerose proposte emendative; non mi stupiscono, quindi, i dati emersi dalla rilevazione».

Da quando, a marzo 2021, è stata introdotta la “Procedura semplificata di negoziazione del prezzo e di rimborso dei farmaci di importazione parallela”, si è riaperto il mercato dei medicinali di importazione parallela facendo registrare, nel 2021, ben 111 procedure semplificate valutate in un tempo medio pari a 47 giorni. Come va letto questo dato?
«Il settore è paralizzato da tempo. Ricordo di aver incontrato per la prima volta dei rappresentanti di categoria già nel 2018. I dati confermano che c’è un mercato importante che risponde ad un’esigenza del nostro Servizio Sanitario Nazionale e che ha bisogno di regole certe per operare».

Quali sono, a suo giudizio, i vantaggi di regolamentare e sostenere l’importazione parallela di farmaci?
«I vantaggi sono sicuramente quelli di mettere a disposizione i prodotti di cui i cittadini italiani necessitano e al contempo ridurre la spesa a carico sia del Sistema Sanitario Nazionale che degli stessi cittadini».

Sappiamo che lei ha presentato, tra gli altri, un emendamento al Dl concorrenza per inserire la definizione di medicinale di importazione parallela. Quali sono, a suo giudizio, i vantaggi e gli obiettivi di questa proposta?
«Prevedere una definizione di medicinale di importazione parallela serve a dare un corretto inquadramento a questa tipologia di medicinale per il quale esiste la procedura di determinazione del prezzo ma non una chiara definizione. In questo modo, quindi, si punta a dare dignità e valore a un settore in crescita delimitandone l’esatto perimetro».

Quali potrebbero, o dovrebbero, essere i prossimi passi normativi per consolidare il sistema dell’importazione parallela di farmaci?
«Come precedentemente evidenziato, prevedere una definizione di medicinale di importazione parallela è di fondamentale importanza poiché permetterebbe il corretto inquadramento e perimetro della disciplina. Data per assunta questa impellente necessità, sarà poi necessario attendere e verificare gli effetti della norma nel medio-lungo periodo per rilevare la necessità o meno di ulteriori interventi».

Quanto la necessità di queste misure è legata anche alla congiuntura post-pandemica che stiamo vivendo? 
«La situazione attuale ha messo in evidenza una serie di criticità in campo sanitario e, in particolare, in campo farmaceutico che in realtà erano già da tempo nitide agli esperti del settore, tant’è che, come già evidenziato, avevo sollecitato interventi in materia ben prima del periodo pandemico». 

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