Salute

Farmaceutica, la Lombardia resta il centro del sistema. Ma ora pesa la sfida della competitività

12
Maggio 2026
Di Jacopo Bernardini

La Lombardia continua a rappresentare il baricentro dell’industria farmaceutica italiana, tra produzione e ricerca. Oltre 100 imprese, più di 25 mila addetti diretti e un indotto che porta il totale sopra le 50 mila unità: circa metà della presenza nazionale si concentra qui.

Il dato più rilevante, però, è quello sulla ricerca. Nella regione si svolge oltre il 50% degli studi clinici italiani, con investimenti pari a 640 milioni di euro e circa 2.500 addetti dedicati.

A sostenere il sistema è anche l’export. Nel 2025 le esportazioni farmaceutiche lombarde hanno raggiunto 11,9 miliardi di euro — circa il 20% del totale nazionale — con una crescita del 167% nell’ultimo decennio.

Il tema della competitività è stato al centro dell’incontro promosso da Farmindustria nello stabilimento Bayer HealthCare Manufacturing.

Tra i presenti, il sottosegretario all’Innovazione Alessio Butti, la vicepresidente del Senato Licia Ronzulli e il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato, intervenuto in collegamento video. Per il mondo industriale, la CEO di Bayer Italia Arianna Gregis e Lucia Aleotti, insieme al presidente di Farmindustria Marcello Cattani.

«La Lombardia è uno dei motori del pharma europeo», ha osservato Cattani, sottolineando come in uno scenario più instabile «diventi ancora più evidente il valore strategico di una filiera solida e innovativa».

Sul settore pesa anche l’incertezza legata alle nuove dinamiche internazionali sui prezzi dei farmaci, a partire dalla cosiddetta “Most Favored Nation” negli Stati Uniti: un meccanismo che punta a legare i prezzi dei medicinali rimborsati a quelli praticati nei Paesi dove sono più bassi, come diversi mercati europei. Una scelta che potrebbe comprimere i margini sul mercato americano — oggi il più redditizio — e incidere sulle decisioni di investimento, produzione e ricerca delle aziende a livello globale.

Da qui la richiesta di «politiche capaci di sostenere innovazione, investimenti e attrattività», superando meccanismi ritenuti penalizzanti come il payback.

A livello nazionale, il comparto vale oltre 69 miliardi di export e mantiene un saldo commerciale positivo. Ma la partita, ormai, non si gioca più solo sui volumi: riguarda la capacità del Paese di restare attrattivo per ricerca e produzione in una competizione sempre più aperta.