Politica

Quirinale, tanti nomi, ma il progetto Draghi resiste

26
Gennaio 2022
Di Alessandro Caruso
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Nomi di bandiera? In molti garantiscono di sì. Li ritengono un espediente per prendere tempo utile a trovare l’intesa su Draghi Presidente della Repubblica. Sarà difficile trovare l’accordo sulle proposte presentate dal centrodestra: Marcello Pera, Letizia Moratti e Carlo Nordio. «Nessuno dei tre ha tessera di partito in tasca – ha detto Salvini ieri in conferenza stampa – non sono organici a nessun partito». Questi sono i profili su cui il centrodestra auspica di iniziare a sentire dei sì. Basta no, ha tuonato ieri il leader leghista. Mentre le 527 schede bianche sancivano la seconda fumata nera.

DA DESTRA A SINISTRA
«Sulle proposte del centrodestra ci riserviamo di fare una valutazione ma che nessuno vanti un diritto prelazione a eleggere capo dello Stato», ha detto il presidente del M5s, Giuseppe Conte a Montecitorio. «Il M5s non dà patenti di legittimità a nessuna forza politica – ha aggiunto – sono i cittadini che attribuiscono queste patenti, quindi il centrodestra ha il dovere e diritto di presentare proposte».

Dal vertice di Pd, Leu e M5S, invece, non sono usciti nomi, ma una bocciatura delle candidature della controparte e una proposta: «Riconfermiamo la nostra volontà di giungere a una soluzione condivisa su un nome super partes e per questo non contrapponiamo una nostra rosa di nomi. Proponiamo un incontro tra due delegazioni ristrette in cui porteremo le nostre proposte. L’idea è quella di chiuderci dentro una stanza e buttare via le chiavi: pane e acqua, fino a quando arriviamo a una soluzione», una soluzione che si spera possa arrivare nella giornata di oggi.

Ieri alle 15 si è tornati a votare. Secondo giorno di elezioni per eleggere l’inquilino del Colle, ancora con la maggioranza qualificata. E ancora una volta si è avuta la fumata nera. Anche ieri è stata una giornata dedicata alla ricerca delle intese. Intese che da lunedì si stanno indirizzando, a quanto sembra, verso una convergenza sul nome di Mario Draghi come nuovo Presidente della Repubblica.

LA FORMULA DRAGHI PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Dai rumors che trapelano dai corridoi di Montecitorio continuano ad arrivare conferme sul fatto che Draghi stesso voglia il Quirinale, che non sia disposto a proseguire il suo mandato di Presidente del consiglio senza Mattarella al Colle. E che, quindi, l’unico modo per continuare a contare sulla sua autorevolezza come figura garante della stabilità di governo e dell’onorabilità degli impegni politici sul piano interno e internazionale sia quello di eleggerlo Presidente della Repubblica. Uno dei nodi da sciogliere, che si starebbe affrontando nei vari incontri di queste ore tra i leader politici e Draghi stesso, è quello del suo sostituto a Palazzo Chigi, un nome che goda di credibilità e, soprattutto, della fiducia dell’attuale maggioranza, in modo da non interrompere la legislatura. Una sorta di consultazioni anticipate, insomma.

LA POSIZIONE DELLA MELONI
Chi sembra stia osservando i giochi dagli spalti sicura di vincere in ogni caso la sua battaglia è Giorgia Meloni, la leader di Fratelli d’Italia. Fonti vicine alla governance del partito confermano che gli umori sono sostanzialmente ottimisti. Se Draghi dovesse andare al Colle FdI avrebbe un presidente “amico”, che ha, in fondo, caldeggiato sin dall’inizio. In caso contrario Draghi molto probabilmente si dimetterebbe aprendo la strada del voto, ipotesi che vedrebbe FdI l’unico partito davvero pronto e attrezzato, forte tra l’altro del consenso di opposizione che lo ha fatto crescere a doppia cifra nell’ultimo anno.

RIPRISTINATO IL QUORUM A 673
Nel frattempo il plenum dei grandi elettori è tornato a 1009 componenti. Maria Rosa Sessa è la neodeputata di Forza Italia che subentra al deceduto Fasano. Ha preso parte già ieri alla seconda seduta di votazione per il nuovo Presidente della Repubblica, convocata alle 15. E il quorum, essendo stata ripristinata la platea dei 1.009 grandi elettori, tornerà a 673 (corrispondente, fino al terzo scrutinio, ai due terzi dei componenti).

IL VERDETTO DI PIEPOLI
Al dibattito sul Quirinale ieri ha preso parte anche il noto sondaggista Nicola Piepoli, presidente dell’omonimo istituto: «Se è meglio un presidente della Repubblica tecnico o uno politico? Chi se ne frega di queste finte beghe, tanto il nuovo inquilino del Quirinale sarà Mario Draghi. Non è importante stabilire se Draghi è un tecnico o un politico. Lui è un civil servant, un servitore dello Stato, della comunità dei cittadini».

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