Politica

QUIRINALE, GIORNATA 5: intrigo Casellati, è conta interna agli schieramenti

28
Gennaio 2022
Di Mattia Silvestri
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In tutte le trattative che si rispettino si entra nel vivo anche sul Quirinale quando si invade il campo avversario. È quello che è successo nella serata di ieri, con Matteo Salvini che ha annunciato che il Centrodestra voterà un nome oggi, ma lo ha fatto dopo aver tentato direttamente Giuseppe Conte per portarlo dalla sua parte sul nome della Casellati, ma no non ci è riuscito. Il tentativo non è stato comunque per nulla gradita dal Centrosinistra tradizionale.

Lo dimostrano le accuse di questa mattina di Enrico Letta, che ha dichiarato: «Abbiamo sempre lavorato per l’unità, l’impressione è che abbiano tentato di dividerci con idee fantasiose, invece di trovare un nome per l’unità del Paese». È la vigilia di un vertice mattutino del Centrosinistra tra lo stesso Letta, Conte e Speranza, che probabilmente porterà anche il Centrosinistra a votare oggi un nome come farà il Centrodestra, non è ancora chiaro se nella prima votazione delle 11, o nella più interessante seconda tornata serale.

Sta di fatto che Centrodestra e Centrosinistra si ritrovano stamattina ancora molto lontani.

IL FATTORE MATTARELLA BIS
La giornata delle votazioni numero 5 e 6 sembra sarà ricordata per essere la conta degli schieramenti in campo. E su questa peserà sia a destra che a sinistra il fattore “Mattarella Bis”

Anche se la memoria è breve, pesano ancora moltissimo i 166 voti espressi dal Centrosinistra per Sergio Mattarella ieri, che confermano come in Parlamento (a prescindere dagli schieramenti) sia ancora molto forte la convinzione che Mario Draghi debba restare Premier a tutti i costi, anche forzando la mano (e un po’ le procedure) per una riconferma non gradita dal Capo dello Stato attuale. A rafforzare questa posizione ci ha pensato Matteo Renzi, che stamattina ha dichiarato: “A questo punto non escludo più un Mattarella bis”, dopo aver annunciato che Italia Viva non voterà il nome della Casellati.

Intanto Forza Italia per bocca di Antonio Tajani ha rafforzato l’ipotesi Draghi al Quirinale: «Il Governo non c’entra niente, non cade».

La sensazione è che prevalga internamente ai partiti l’esigenza di non fare brutte figure. Lo testimonia la fretta di Enrico Letta: «Chiederemo a Fico anche 2-3 votazioni al giorno».

Quasi ci siamo. Ma dove andiamo?