Politica
E-Mobility, il nodo autostrade: solo il 50% della rete ha la ricarica elettrica
Di Giampiero Cinelli
Mentre il Governo continua a intervenire sul costo dei carburanti, il dibattito sulla mobilità si sposta sempre più sulla capacità dell’Italia di costruire un’infrastruttura moderna. La sfida non riguarda soltanto la diffusione delle auto elettriche, ma la competitività del Paese, il valore strategico delle reti infrastrutturali, a partire delle autostrade, gli investimenti privati e la capacità di attrarre nuovi operatori. In Europa la rete di ricarica ad alta potenza cresce rapidamente, mentre l’Italia è chiamata ad accelerare per non perdere terreno e trasformare la transizione energetica in un’opportunità industriale.
La domanda è se il nostro Paese sia pronto a sostenere questa trasformazione e a coglierne tutte le opportunità economiche e industriali.
La rete di ricarica elettrica sulle autostrade italiane è il banco di prova su cui si misura la credibilità della transizione alla mobilità elettrica nel nostro Paese. È attorno a questo nodo che si è sviluppato il confronto nel talk politico Largo Chigi, il format di Urania News, dove sono intervenuti il deputato di Azione Fabrizio Benzoni, capogruppo in Commissione Attività produttive, Simone Saccani, country manager Italia di Fastned, e Vinicio Peluffo, vicepresidente nella stessa commissione.
Il quadro che emerge dalla discussione è quello di un settore in ritardo strutturale. Solo il 50% della rete autostradale è oggi coperta da infrastrutture di ricarica, e solo una su cinque delle installazioni esistenti è stata realizzata con procedure competitive. Dal 2021 i concessionari hanno l’obbligo di legge di coprire la rete di competenza, ma nei fatti l’adeguamento è rimasto a metà strada. «In Italia è assolutamente insufficiente la messa a gara dei nodi autostradali per gli obiettivi di mobilità elettrica, troppo poche le stazioni coinvolte finora», ha denunciato Benzoni, che ha già presentato interrogazioni parlamentari al ministro sul tema, sollecitando anche l’introduzione di una maggiore concorrenza per abbassare i prezzi al consumatore – costi che, ha sottolineato, «cambiano anche da Comune a Comune».
Il nodo normativo e il Pnrr
Per Benzoni il problema di fondo è la mancanza di un quadro normativo stabile e omogeneo: molti bandi del Pnrr sono andati deserti per via delle difficoltà normative e della carenza di risorse umane adeguate nelle amministrazioni. «Il Pnrr ci ha dato una visione chiara del sentiero da seguire, ma i soldi da soli non bastano se manca la capacità attuativa.» Una lettura condivisa, con accenti diversi, anche da Peluffo, che ha definito il Pnrr «un’occasione in gran parte sprecata» e ha puntato il dito su un’altra partita ferma: il disegno di legge di riforma del sistema della distribuzione carburanti, bloccato da un anno e mezzo. «I gestori delle aree di servizio si mettano al passo coi tempi», ha detto il deputato dem, aggiungendo che il governo è «titubante nel chiedere a questa categoria di compiere determinati sviluppi». Sul Piano nazionale integrato energia e clima, Peluffo ha giudicato le modifiche apportate dall’esecutivo «non abbastanza ambiziose».
La qualità prima dei numeri
Dal punto di vista dell’operatore privato, Saccani ha spostato il focus dalla quantità alla qualità. L’Italia conta oggi circa 80mila infrastrutture di ricarica, una cifra che colloca il Paese in una fase di maturità rispetto ad altri mercati europei. «Ma oggi la questione non è tanto il numero, quanto la qualità e il posizionamento, con trasparenza nei prezzi», ha spiegato il manager di Fastned, che opera nel segmento della ricarica ultra-rapida con stazioni fino a 400 kW. È sulle autostrade, ha ribadito, che si gioca la fiducia dei consumatori: abbattere i disagi sui tragitti di lunga percorrenza è la condizione necessaria per normalizzare l’elettrico agli occhi di chi ancora lo percepisce come una scelta rischiosa.
C’è poi una dimensione turistica spesso trascurata nel dibattito. L’anno scorso il 50% dei visitatori stranieri è arrivato in Italia in auto, soprattutto da Francia, Germania e Olanda, dove la mobilità elettrica è molto diffusa, con una quota di immatricolazioni anche superiore al 30%, mentre in Italia è pari al 6-8%. «Dobbiamo offrire a questi turisti ciò che per loro sarebbe naturale aspettarsi», ha ricordato Saccani. Le aree di servizio del futuro, ha aggiunto, dovranno diventare anche punti di ristoro capaci di trasformare la sosta in un’esperienza, non solo in un’attesa.
Sul fronte ideologico, infine, il dibattito ha cercato una sintesi. Benzoni ha riconosciuto la condivisibilità degli obiettivi del Green Deal, criticandone però l’attuazione «troppo stringente e ideologica», ma ha tenuto a precisare che «anche l’ideologia opposta, quella anti-green, non è affatto utile». Peluffo ha difeso il Green Deal come strumento fondamentale, a condizione che sia accompagnato da una strategia nazionale con finanziamenti pubblici adeguati. Su un punto tutti e tre hanno convenuto: il ritardo dell’Italia rispetto all’Europa nella transizione alla mobilità elettrica è reale, e recuperarlo richiede decisioni chiare e tempi certi.





