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Il vero rischio francese riguarda l’Europa

08
Luglio 2026
Di Gianni Pittella

La condanna di Marine Le Pen per appropriazione indebita di fondi europei chiude una vicenda giudiziaria ma ne apre una politica molto più rilevante. Il punto non è se la leader del Rassemblement National potrà o meno indossare un braccialetto elettronico durante la campagna elettorale. Il punto è che la Francia entra nella corsa presidenziale del 2027 con l’estrema destra più vicina che mai all’Eliseo.

Sarebbe un errore leggere questa vicenda soltanto attraverso il prisma della giustizia. Le sentenze accertano responsabilità individuali; non fermano le dinamiche politiche. Anzi, talvolta rischiano perfino di alimentare la narrazione vittimistica dei movimenti populisti.

Marine Le Pen lo sa bene. Per questo ha deciso di candidarsi comunque. Non soltanto per conquistare l’Eliseo, ma per evitare di perdere il controllo del suo partito. Rinunciare significherebbe consegnare definitivamente il Rassemblement National a Jordan Bardella, il giovane leader che molti considerano ormai il volto della nuova destra europea.

Ed è proprio Bardella il dato politico più interessante.

Diversamente da Marine Le Pen, il presidente del Rassemblement National suscita minori resistenze nell’elettorato moderato. Ha costruito con cura un’immagine più rassicurante, meno ideologica, più vicina ai codici della destra conservatrice europea che a quelli dell’estrema destra tradizionale. È giovane, efficace sul piano comunicativo e capace di dialogare con mondi economici che in passato guardavano con diffidenza al Front National.

Non è un dettaglio.

Per la prima volta l’estrema destra francese non punta soltanto a rappresentare la protesta. Punta a governare.

Il binomio annunciato da Marine Le Pen — lei presidente della Repubblica, Bardella primo ministro — non è soltanto una scelta organizzativa. È il tentativo di unire la forza identitaria del marchio Le Pen con la capacità di Bardella di conquistare quella parte dell’elettorato conservatore che finora ha impedito all’estrema destra di superare l’ultimo ostacolo.

La vera posta in gioco, però, non è la Francia.

È l’Europa.

Una vittoria dell’estrema destra all’Eliseo cambierebbe profondamente gli equilibri dell’Unione. La Francia non è uno Stato membro qualsiasi: è una delle colonne sulle quali si regge il progetto europeo. È potenza nucleare, membro permanente del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, protagonista imprescindibile della politica estera, della difesa e della governance economica europea.

Per questo motivo il 2027 potrebbe rappresentare per l’Europa ciò che il referendum sulla Brexit fu nel 2016: uno spartiacque storico.

Attenzione, però. Il progetto delle nuove destre europee non consiste più nell’abbandonare l’Unione. Quella stagione è finita. Oggi la strategia è assai più sofisticata: restare dentro le istituzioni europee per svuotarle progressivamente di forza politica, restituendo il primato assoluto agli Stati nazionali e bloccando ogni ulteriore avanzamento dell’integrazione.

È una strategia che Viktor Orbán porta avanti da anni. È la stessa prospettiva nella quale si colloca il gruppo dei Patrioti per l’Europa, guidato proprio da Jordan Bardella.

La domanda che dovrebbe interrogare le forze europeiste non è come fermare Marine Le Pen.

La vera domanda è perché milioni di cittadini europei continuino a considerare credibili forze che propongono il ritorno ai nazionalismi proprio mentre il mondo è dominato da giganti continentali come Stati Uniti, Cina e India.

L’Europa deve tornare a produrre risultati concreti: crescita economica, sicurezza, controllo comune delle migrazioni, innovazione tecnologica, autonomia energetica, difesa europea e riduzione delle disuguaglianze. Se non riuscirà a dimostrare che l’integrazione europea migliora realmente la vita delle persone, continuerà a lasciare spazio a chi promette soluzioni semplici a problemi complessi.

La sfida del 2027, dunque, non riguarda soltanto il destino politico di Marine Le Pen.

Riguarda la capacità dell’Europa di convincere i propri cittadini che il futuro non si costruisce tornando indietro, ma andando finalmente avanti.

Per questo le presidenziali francesi saranno molto più di un’elezione nazionale. Saranno un test decisivo sulla tenuta del progetto europeo e sulla credibilità dell’idea stessa di un’Europa unita, democratica e capace di agire come una vera potenza politica.