Politica

Milei negazionista sulla dittatura argentina, Pittella: “necessaria ribellione dell’opinione pubblica mondiale”

14
Aprile 2024
Di Gianni Pittella

Nella mia vita politica sono stato spesso in America Latina, più di una volta in Argentina. C’era e c’è una ragione precisa: lì vivono milioni di italiani che non hanno mai reciso i loro legami con l’Italia e reclamano una attenzione adeguata, non sempre garantita dalle istituzioni.

Ne parlavamo in Senato col collega Fabio Porta eletto in quella circoscrizione e in tante occasioni con il povero Michele Schiavone Segretario Generale del CGIE, il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero.
Michele Schiavone ci ha lasciati da poco e fino agli ultimi giorni finanche con l’ossigeno ha lavorato per onorare la sua missione. Michele è stato uno dei rappresentanti più appassionati competenti e stimati della grande comunità italiana nel mondo.

I nostri connazionali in Argentina sono stati tra i protagonisti di tante battaglie civili e democratiche, prima tra tutte quella volta a fare luce sugli obbrobri perpetrati dalla dittatura argentina tra il 1976 e il 1983. Il 24 marzo del 1976 ebbe inizio il regime sanguinario dei militari che sequestrò, violentò e uccise migliaia di persone, molte di origine italiana, i cui corpi non sono stati più trovati. La ricerca della atroce verità’ e dei corpi scomparsi è stata e una delle priorità dei movimenti che si sono formati all’indomani della caduta del regime, in primo luogo le associazioni delle mamme e delle nonne dei desaparacidos che hanno portato a processo e a condanna oltre mille imputati e che continuano la loro lotta per disvelare al mondo tutti i crimini orrendi che sono stati commessi.

Nei miei incontri a Buenos Aires non sono mai mancate le riunioni con le indomite attiviste che meritano il più ampio supporto e solidarietà. Leggo con stupore che il neo presidente Milei, tra le sue varie stravaganze prova addirittura a innescare un atteggiamento negazionista con l’intento di sottovalutare la portata storica delle barbarie consumate dalla dittatura. Nessuno prima di lui si era spinto fino a tanto!

Il tentativo in atto di revisione politica prende come scusa il fatto che il numero di 30000 sia stato inventato o gonfiato. A mio avviso, il problema non è discutere se sono 5000 o 30000, è gravissimo l’assassinio politico, la scomparsa dei giovani, la persecuzione sistematica, le atrocità delle torture. Tutto questo non è assoggettabile a revisione.

Questo tentativo così grave merita la più energica ribellione della opinione pubblica mondiale.