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Usa: dilemmi di Trump, vendere armi a Taiwan o alla Cina, a entrambi o a nessuno dei due?

30
Settembre 2026
Di Giampiero Gramaglia

Fra le tantissime questioni lasciate irrisolte dalla visita di Stato a Washington, la scorsa settimana, del presidente cinese Xi Jinping, c’è quello della vendita di armi americane a Taiwan e/o alla Cina (o a nessuno dei due): affari politicamente antitetici l’un l’altro. Per ora, la vendita a Taiwan di un pacchetto di armi Usa da 14 miliardi di dollari resta congelata – la Cina vi è fortemente contraria – E fonti dell’Amministrazione Trump smentiscono l’esistenza di piani per vendere armi alla Cina.

L’imprevedibilità del presidente Usa Donald Trump e la sua inclinazione a fare affari con chiunque paghi rendono, però, la situazione ‘scivolosa’. Pechino e Taipei tengono le orecchie ritte.

Intervistato da Cbs News, dopo la visita di Xi a Washington, Alexander Yui, l’ambasciatore de facto di Taiwan negli Stati Uniti – formalmente, gli Usa non riconoscono Taiwan e non hanno, quindi, con essa relazioni diplomatiche -, dice: gli Stati Uniti “sono il nostro fornitore di armi principale. Ci auguriamo di potere ricevere il prima possibile” il pacchetto di armi Usa da 14 miliardi di dollari congelato da mesi.

Fonti dell’Amministrazione Trump hanno invece detto che gli Stati Uniti non hanno in programma di vendere armi a Pechino, correggendo quanto prima detto dall’ambasciatore degli Usa a Pechino David Perdue. Intervistato da Fox News, Perdue aveva affermato che Trump, “a un certo punto”, aveva pensato a un accordo per vendere armi alla Cina e aveva chiesto al leader cinese se fosse interessato ad acquistarne.

Successivamente, una fonte dell’Amministrazione Trump, sentita dal Wall Street Journal, ha negato che vi sia l’intenzione di vendere armi alla Cina e che siano stati fatti sondaggi in tal senso, anche perché una legge vieta la vendita di armi alla Cina – ma questo non è mai un ostacolo eccessivo, quando c’è di mezzo Trump -.

La Cina continua a esercitare pressioni su Taiwan, militari, commerciali e politiche, e mantiene l’obiettivo della riunificazione dell’isola alla madre patria. Nella sua intervista a Fox News, Perdue ha affermato che la politica di lunga data della Casa Bianca nei confronti dell’isola non è cambiata: “Non sosteniamo né l’indipendenza né la coercizione”.

In attesa di acquisire le armi dagli Usa, il governo di Taiwan prevede di acquistare circa 200 missili antinave Hsiung Feng II e Hsiung Feng III potenziati, di produzione locale, parte di un programma di spesa da circa 700 milioni di dollari Usa.

I nuovi missili andranno ad aggiungersi ai circa 1.400 già finanziati: obiettivo, rafforzare le capacità di combattimento aeronavale. Le provocazioni militari cinesi sono costanti: il ministero della Difesa di Taiwan ha rilevato nelle ultime 48 ore tre aerei militari, sei navi militari e quattro imbarcazioni governative cinesi nelle aree intorno all’isola.

Uno dei tre velivoli ha attraversato la zona di identificazione della difesa aerea, a sud-ovest dell’isola. Le forze armate taiwanesi hanno fatto decollare propri aerei e mobilitato navi e sistemi missilistici costieri per monitorare i movimenti cinesi. Secondo i dati del ministero, solo a settembre sono state rilevate 223 incursioni di aerei militari cinesi e 299 episodi con navi attorno a Taiwan.