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Usa: sollievo per il tonfo nel calcio, inquietudine per il vertice della Nato
Di Giampiero Gramaglia
C’è quasi un senso di sollievo nei titoli con cui molti dei principali media Usa questa mattina danno notizia dell’eliminazione degli Stati Uniti dai Mondiali di calcio ad opera del Belgio, dopo che ieri gli inqualificabili comportamenti del presidente Usa Donald Trump e – ancor di più – del presidente della Fifa, il suo ‘troppo amico’ Gianni Infantino, avevano alimentato imbarazzo e frustrazione e creato un clima di astio e ostilità nei confronti della squadra americana. La sconfitta sul campo, netta (1 a 4), evita che l’ombra di ingerenze della politica nello sport diventi una nube sui Mondiali.
E c’è, per contro, un senso d’inquietudine in un contesto d’incertezza per quello che potrà essere l’atteggiamento di Trump al Vertice della Nato che inizia stasera ad Ankara con una cena e si concluderà domani. I leader dei 32 Paesi dell’Alleanza atlantica devono discutere dell’appoggio all’Ucraina, che da 52 mesi subisce l’invasione russa, e dell’aumento delle spese per la difesa.
Ma lo guardo va anche ad altri scenari di tensioni internazionali. In Medio Oriente, ci sono stati – riferiscono con rilievo Axios e Cnn – nuovi attacchi a navi mercantili nello Stretto di Hormuz, che possono condizionare la ripresa dei negoziati fra Usa e Iran prevista una volta concluse le esequie della guida suprema, l’ayatollah Ali Khameney, ucciso da bombe israeliane nel primo giorno dell’aggressione israelo-americana all’Iran.
Ieri, intanto, si è appreso che le trattative tra Israele e Libano riprenderanno la prossima settimana, lunedì 15 e martedì 16, a Roma, a livello di ambasciatori, dopo l’intesa tra i due Paesi firmata a giugno a Washington e rimasta sostanzialmente fin qui lettera morta perché la milizia sciita iraniana Hezbollah, più forte dell’esercito libanese, non ne accetta i termini e l’esercito israeliano continua ad occupare il Sud del Libano.
Qualcosa sembra, invece, muoversi nella Striscia di Gaza: Hamas ha sciolto il proprio governo, aprendo in teoria la strada a quella sorta di amministrazione internazionale prevista dalle intese dello scorso autunno nella seconda fase del percorso di pace ipotizzato.
Fronte Nato, il New York Times si chiede se, come prossimo atto dell’Alleanza atlantica, l’Europa saprà assumersi un ruolo guida: il focus della riunione di Ankara dovrebbe essere la costruzione d’un nuovo modello di sicurezza atlantica, con Trump che “spinge per fare lui di meno e sollecita gli altri a fare di più”.
Ma l’imprevedibilità dei comportamenti del magnate presidente induce tutti i suoi partner a essere prudenti. La Cnn scrive che Trump parte per il Vertice della Nato “di cattivo umore” ed è tentato “dall’idea di ridurre le truppe in Europa di un terzo per mandare un messaggio agli alleati”: certo, un messaggio del genere creerebbe disagio e allarme.
Secondo il NYT, il magnate presidente si appresta ad autorizzare la vendita alla Turchia di F-35, caccia bombardieri stealth, dopo avere lui stesso imposto un bando alla vendita, adducendo motivi di sicurezza nazionale, La decisione irriterebbe Israele, ostile alla Turchia che – a suo giudizio – mina la stabilità della Regione.
Alla vigilia del vertice, che The Guardian annuncia “difficile”, nell’ipotesi che riaffiorino tensioni su Iran e Groenlandia, il segretario generale dell’Alleanza Atlantica Mark Rutte s’è sforzato di dare credibilità ai piani europei di aumento delle spese militari e di aiuto all’Ucraina, sostanzialmente comprando armi a Washington e dandole a Kiev.
Sui media Usa, non trova invece riscontro l’ipotesi che Trump affidi a Turchia e Italia la gestione della perdurante e ormai cronica crisi libica, ipotizzato da alcuni media come gesto di distensione verso l’Italia. Se un gesto del genere ci sarà, sarebbe una ‘polpetta avvelenata’ ben più che un gesto di distensione: il groviglio libico, di cui la Turchia è parte del problema più che della soluzione, appare inestricabile.
Infine, gli Stati Uniti hanno espresso “profonda preoccupazione” dopo che la Cina ha effettuato, stamane, il lancio di prova di un missile capace di portare ogive nucleari da un sottomarino nell’Oceano Pacifico. “In un momento in cui gli Stati Uniti si impegnano più che mai per prevenire la proliferazione nucleare – scrive il Dipartimento di Stato -, la Cina fa l’opposto. La rapida e opaca espansione dell’arsenale nucleare di Pechino è motivo di profonda preoccupazione per la regione e per il mondo”.





