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Ucraina: si continua a trattare ad Abu Dhabi, echi missione Trump Davos
Di Giampiero Gramaglia
Proseguono oggi ad Abu Dhabi, negli Emirati arabi uniti, i colloqui trilaterali Usa-Russia-Ucraina per porre fine alla guerra in Ucraina, che fra un mese entrerà nel quinto anni. E’ la prima volta che emissari dei tre Paesi s’incontrano insieme, dall’inizio del conflitto. Nella notte, i bombardamenti dei russi su Kiev e Kharkiv, con vittime e feriti fra i civili, hanno però ricordato – se ce ne fosse bisogno – l’immanenza della guerra.
Intanto, negli Stati Uniti, restano vivaci gli echi della controversa missione a Davos, in settimana, del presidente Usa Donald Trump.
Ucraina: lo scoglio dei territori da cedere alla Russia
“Lo scoglio più arduo che si frappone alla pace in Ucraina rimane la questione territoriale”, scrive sull’ANSA da Mosca Alberto Zanconato, dopo la prima giornata dei colloqui trilaterali. A Davos, giovedì, Trump e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky avevano invece dichiarato progressi sulle garanzie di sicurezza a Kiev dopo la fine del conflitto – e Zelensky aveva pure data per fatta la fornitura di munizioni per il sistema di difesa anti-aerea Patriot.
I delegati ucraini e russi si sono incontrati direttamente negli Emirati arabi uniti per la prima volta dall’estate scorsa, dopo tre tornate tenutesi ad Istanbul e mediate, però, dalla Turchia. E’ “un passo in avanti”, per Zelensky. La delegazione statunitense è guidata dall’inviato speciale Steve Witkoff, con il ‘primo genero’ Jared Kushner.
Al momento, nessuno prevede una svolta determinante dai colloqui negli Emirati, cui la Russia è presente con una delegazione di soli militari, guidata dal capo dell’intelligence della Difesa, l’ammiraglio Igor Kostyukov, già presente ai negoziati di Istanbul lo scorso anno. Per l’Ucraina, guida la delegazione Rustem Umerov, il segretario del Consiglio di sicurezza nazionale, pure già presente a Istanbul, con il capo dell’ufficio presidenziale Kyrylo Budanov.
Per Mosca, c’è anche Kirill Dmitriev, consigliere presidenziale per gli investimenti esteri e negoziatore per le questioni economiche, che, secondo il Cremlino, avrà solo colloqui con Witkoff sulle prospettive di sviluppo della cooperazione economica russo-americana dopo un’intesa di pace sull’Ucraina.
Sul tavolo, dovrebbe pure esserci il possibile impiego del miliardo di dollari che Putin ha ipotizzato di donare al ‘Board of Peace’ creato da Trump e inaugurato a Davos, prelevandolo dai capitali russi congelati negli Usa. Il resto degli assets sotto sequestro – poco meno di 5 miliardi di dollari in totale, secondo le autorità di Mosca – “potrebbero essere spesi per la ricostruzione dei territori danneggiati dai combattimenti” in Ucraina, ha detto il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, facendo capire che i territori destinatari di tali investimenti sarebbero quelli del Donbass rivendicati dalla Russia.
Echi di Davos sui media Usa
I principali media degli Stati Uniti si dividono, questa mattina, fra quelli che privilegiano analisi e commenti di politica estera e quelli che puntano sulle tensioni interne con le proteste incessanti contro la polizia anti-migranti, con epicentro a Minneapolis nel Minnesota.
Il New York Times spiega “che cosa l’Europa ha imparato dalla crisi sulla Groenlandia” e scrive: “L’integrità territoriale è un principio fondamentale per l’Europa che è messo a rischio dall’imperialismo russo e americano”. Per questo, “Bruxelles ha reagito”. Il giornale, che dà notizia di una visita a sorpresa della premier danese Mette Frederiksen a Nuuk, capitale della Groenlandia, e che fa il punto sulla attuale presenza militare Usa sull’isola di ghiaccio, sostiene, in un’analisi, che “Trump è il nuovo antagonista del presidente russo Vladimir Putin nella gestione di un potere senza controlli” e s’interroga: Se gli Usa agiscono come la Russia, che cosa può fare Putin?
Analoga è l’impostazione del Wall Street Journal: “Ritorno all’età degli Imperi: da James Polk – presidente della prima metà del XIX Secolo, ndr – a Donald Trump: la Casa Bianca rende di nuovo attuale una politica di espansione che tratta i territori stranieri alla stregua di proprietà immobiliari e i loro abitanti come se stessero tutti ad aspettare gli americani”.
Molto spazio trovano le polemiche suscitate in Gran Bretagna dai commenti sprezzanti di Trump sugli alleati europei degli Stati Uniti che in Afghanistan sarebbero rimasti in seconda linea, ignorando le centinaia di caduti britannici, oltre che quelli di molti altri Paesi – l’Italia ne ebbe decine -. Il premier britannico Keir Starmer ha definito le parole di Trump ”insultanti e francamente sorprendenti”.





