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Ucraina: europei ribadiscono vicinanza, Putin bombarda. Iran: Usa avvia ‘asfissia economica’
Di Giampiero Gramaglia
Nel giorno in cui i Volenterosi d’Europa e, in senso lato, dell’Occidente fanno sentire all’Ucraina, nel 35° anniversario dell’Indipendenza, la loro vicinanza, l’attenzione della stampa statunitense è tutta puntata, con toni fortemente critici e scettici, sul “nuovo sforzo” dell’Amministrazione Trump “per punire l’Iran” – la definizione è del New York Times -, colpevole, soprattutto, nella percezione del magnate presidente, di non essersi arreso alla proterva aggressione sua e del premier israeliano Benjamin Netanyahu.
A Kiev, ieri, del resto, gli Stati Uniti si sono fatti notare per la loro assenza: nessun delegato presente, neppure i negoziatori di fiducia di Trump, i due ‘tuttofare’ Steve Witkoff e Jared Kushner, da mesi ‘missing in action’ sul fronte ucraino, dopo essere stati per qualche tempo degli ‘habitués’ nell’ufficio al Cremlino del presidente russo Vladimir Putin – non che, nel frattempo, abbiano fatto meglio in Medio Oriente -.
Putin, ieri, s’è fatto vivo con attacchi aerei sulla capitale ucraina. Alcuni dei leader europei presenti in città hanno dovuto riparare nei rifugi, perché gli allarmi sono scattati prima della loro partenza. Fra le decisioni annunciate al Vertice dei Volenterosi, co-presieduto da Gran Bretagna, Francia e Germania, nuovi aiuti economici per 6,1 miliardi di euro, l’impegno di Londra a fornire missili prima dell’inverno e le assicurazioni rinnovate di accelerare, nella misura del possibile, il percorso di adesione dell’Ucraina all’Ue. La premier italiana Giorgia Meloni, in video-conferenza, ha ribadito la vicinanza dell’Italia all’Ucraina.
Iran: il ‘D-Day’ abortito del segretario al Tesoro Scott Bessenti
Ieri, doveva essere per l’Iran il ‘D-Day’ della nuova guerra economica intentata dagli Stati Uniti. Annunciato con tracotanza, il ‘D-Day’ è in realtà stato un mezzo flop: la nuova campagna intessuta di sanzioni e di pressioni, con l’obiettivo di tagliare fuori l Paese nemico – scrive il WP – dall’economia globale, mantiene contorni e tempistiche indistinti.
In conferenza stampa, il segretario al Tesoro Scott Bessent ha detto che il presidente Donald Trump sta contattando altri leader per chiedere il loro appoggio al suo tentativo “di asfissiare economicamente il regime iraniano”. Bessent non ha però indicato quali leader siano già stati contattati e quali stiano per esserlo e non ha neppure precisato quali siano state le reazioni finora ricevute.
L’ ‘asfissia economica’ dell’Iran preconizzata dall’Amministrazione Trump non è certo funzionale agli interessi di Cina e Russia, di India e Pakistan e dei Paesi della Regione e rischia di creare ulteriori turbative a livello planetario, Forse anche per questo, Bessent è stato assai avaro di dettagli sulle misure che saranno adottate e su quando entreranno in vigore. Fra le poche informazioni concrete date, l’aggiunta di 60 entità o persone alla lista delle sanzioni.
Usa: fermenti con Canada e sui fronti elettorali
L’intensificarsi della guerra dei dazi con il Canada, dopo che il presidente Trump ha ieri minacciato la volontà di imporre dall’inizio del 2027 dazi del 50% sull’import di automobili e di componenti preoccupa il Wall Street Journal e altri importanti media Usa. I apertura, la Cnn accomuna Iran e Canada sotto il titolo: “La teoria di Trump degli Stati Uniti come potenza globale deve fare i conti con l’Iran e il Canada”.
La scorsa settimana, i rapporti tra i due Paesi vicini, da sempre partner commerciali reciprocamente affidabili, si erano deteriorati, dopo che Ottawa non ha accettato un accordo commerciale che Washington considerava fatto. Trump aveva deciso dazi sul 5% dell’export canadese verso gli Usa, il premier canadese Mark Carney si prepara ad annunciare oggi contro-misure. Colpire gli scambi nel settore automobilistico – spiega la Ap – segnerebbe, però, una significativa escalation.
Sempre ieri, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha dato via libera all’Amministrazione Trump, sia pure non in via provvisoria, a misure per limitare o condizionare il voto per posto nelle elezioni di midterm del 3 novembre. I media sottolineano unanimi che la decisione della Corte di non bloccare l’ordine esecutivo firmato in tal senso del presidente Trump può avere un impatto significativo sull’esito delle elezioni, anche se non è chiaro quanto possa essere attuato di qui all’Election Day – in alcuni Stati, il voto per posta inizierà poco dopo il Labor Day, lunedì 7 settembre -.
Infine, l’Amministrazione Trump si prepara a revocare 200 mila visti concessi a richiedenti asilo: è la più massiccia revoca di visti nella storia degli Stati Uniti. La misura è parte del contrasto all’immigrazione in atto, ma i media prevedono che sarà contestata nelle aule giudiziarie. E’ facile che finisca anch’essa davanti alla Corte Suprema.





