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Trump fa rotta su Cuba, senza avere chiuso le partite con Iran e Ucraina
Di Giampiero Gramaglia
Mentre a Pechino Cina e Russia celebrano i riti di un’amicizia che sarà pure ‘pelosa’, ma che appare più solida dei rapporti che gli Usa hanno con i due Paesi, il presidente Donald Trump mette – come ampiamente previsto – Cuba nel mirino. In Ucraina, non si muove foglia, a parte missili e droni che continuano a portare reciprocamente lutti e danni. In Iran, si profila un’intesa che dia altri 30 giorni per trovare un accordo – se non fosse una tragedia, sarebbe una barzelletta -. Israele è un partner fuori controllo: in una telefonata che i media Usa giudicano volta a volta “tesa”, “tempestosa”, o “drammatica”, il premier israeliano Benjamin Netanyahu contesta la decisione di Trump di rinviare la ripresa dei bombardamenti sull’Iran e di dare una chance in più alle trattative.
Così accade che, per la prima volta da mesi, se non da anni, non ci sono quasi per nulla né l’Ucraina né l’Iran né il Medio Oriente nei titoli di testata dei principali media Usa questa mattina. La scena è tutta per Cuba, dove si profila l’ipotesi di uno scenario venezuelano: insomma, ulteriore instabilità ‘made in Trump’, nel momento stesso in cui i presidenti cinese Xi Jinping e russo Vladimir Putin propongono il loro sodalizio come un asse di stabilità internazionale.
Il Dipartimento della Giustizia Usa ha formalmente incriminato l’ex presidente cubano Raul Castro per avere, in concorso con altri, cospirato per uccidere quattro cittadini statunitensi che, a bordo di due aerei abbattuti dall’aviazione cubana, cercavano di raggiungere l’isola. I fatti risalgono al 1996 – il presidente Usa era Bill Clinton -.
Nella versione statunitense, le quattro vittime erano operatori umanitari su aerei affittati dalla loro organizzazione umanitaria. Nella versione cubana, erano agenti della Cia. Raul, fratello di Fidel e poi suo successore alla presidenza della Repubblica fino al 2018, ha oggi quasi 95 anni: all’epoca, era ministro della Difesa.
In un’analisi, la Cnn sostiene che l’incriminazione di Raul potrebbe sfociare in una guerra tra Cuba e gli Usa, anche se non si vede bene come l’isola, in preda da mesi a una tremenda crisi energetica con blackout quotidiani e prolungati, possa sostenerla. La situazione cubana s’è molto aggravata dopo che Washington ha di fatto preso il controllo della destinazione del petrolio venezuelano.
Per il New York Times, l’incriminazione di Raul costituisce “una straordinaria escalation della campagna di pressioni dell’Amministrazione Trump contro il governo comunista cubano”. Il motore dell’iniziativa è il segretario di Stato Marco Rubio, di origini cubane.
Il giornale scrive che la portaerei Nimitz è nei Caraibi come forma d’ulteriore pressione sull’isola, i cui leader sarebbero “pronti a negoziare”. In un’analisi, in apertura, il NYT sostiene che l’incriminazione di Castro non risponde alle attese dei cubani che aspettano “sviluppi positivi per il loro Paese”: “Molti di essi mettono in dubbio la legittimità dell’iniziativa statunitense, anche se la speranza di novità che possano alleviare i loro disagi è diffusa”.
Gli sviluppi cubani sono presenti su tutti i media Usa e hanno particolare rilievo su quelli della Florida, dove ci sono grosse comunità di esuli cubani. Il Miami Herald, ad esempio, nel titolo di apertura si chiede se Raul Castro sarà condotto a Miami per essere processato – ci vorrebbe, però, un’operazione ‘stile Maduro’ – e riporta le voci di esuli che chiedono che venga messo a morte.
I crimini che gli sono attribuiti comportano una condanna massima a trent’anni di carcere.





