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Petrolio: successi Huthi mettono a rischio approvvigionamenti, infiammano mercati

13
Settembre 2026
Di Giampiero Gramaglia

I ribelli sciiti Huthi avanzano nello Yemen, colpiscono l’Arabia saudita, creano ulteriori incertezze sui traffici di petrolio e rafforzano la posizione dell’Iran nel confronto con gli Stati Uniti. Dopo avere preso un porto strategico sul Mar Rosso, Mokha, gli Huthi controllano ora praticamente tutto il litorale yemenita e anche un’isola nello stretto di Bab al-Mandeb, che dà accesso al Mar Rosso e al Canale di Suez dal Golfo di Aden.

Dopo la chiusura dello Stretto di Hormuz, dove il traffico resta a singhiozzo e fortemente ridotto, nonostante le pretese di Washington di averne il controllo, Teheran – scrive Le Monde – può ora approfittare dei successi degli Huthi suoi alleati per aumentare le richieste se dovessero riprendere le trattative con gli Stati Uniti – cosa di cui non v’è comunque segnale -.

Le vie del petrolio appaiono più che mai incerte ed aleatorie, specie dopo che l’Arabia saudita ha deciso di chiudere un oleodotto che, lungo 1300 km, taglia da ovest ad est la penisola arabica e che costituiva un’alternativa alle limitazioni del traffico nello stretto di Hormuz. La decisione è stata presa dopo che un drone è stato lanciato contro l’infrastruttura petrolifera dal territorio iracheno, dove pure agiscono milizie sciite filo-iraniane,

I successi degli Huthi e la decisione saudita hanno subito scosso i mercati energetici e hanno fatto schizzare il presso del barile di petrolio a 110 dollari. Nello Stretto di Hormuz transitava, fino all’aggressione israelo-americana all’Iran, oltre un quarto del petrolio mondiale, soprattutto verso l’Asia: in quello di Bab al-Mandeb, la ‘porta delle lacrime’, oltre un decimo del petrolio mondiale, soprattutto verso l’Europa. Insieme, nei due tratti di mare passava quasi il 40 % degli approvvigionamenti petroliferi mondiali.

Nell’annunciare la chiusura dell’oleodotto, l’Arabia saudita non ha specificato chi abbia condotto gli attacchi.

Il presidente Usa Donald Trump Trump attribuisce la responsabilità di quanto accaduto all’Iran. Ma, dall’India, dove c’è il Vertice dei Brics, il presidente iraniano Masoud Pezeshkian respinge ogni addebito e afferma: “Non siamo in guerra con l’Arabia saudita”.

Le dichiarazioni di Trump sabato in Irlanda, dov’è per un torneo di golf in un club di sua proprietà, non contribuiscono a fare chiarezza; anzi,. Aggiungono confusione. Trump afferma che gli Huthi hanno chiesto a Washington di non intervenire: “Gli Houthi ci hanno chiamato e ci hanno detto che non vogliono combattere con noi… Non vogliono che li attacchiamo…”.

Rispondendo a domande di giornalisti, con accanto il premier irlandese Micheál Martin, Trump ha anche confermato di avere parlato con il principe ereditario e leader ‘de facto’ dell’Arabia Saudita, Mohammed bin Salman. Secondo il sito di notizie online Axios, bin Salman aveva chiamato Trump due volte giovedì per chiedergli di colpire i combattenti yemeniti, ma la richiesta è stata respinta, abbastanza incomprensibilmente.

Secondo la Cnn, gli Usa stanno espandendo il sostegno di intelligence dato ai sauditi e le notizie sugli obiettivi da colpire nella campagna contro gli Huthi. Consiglieri americani operano a sostegno delle forze saudite, con il rischio di innescare una spirale nel conflitto in Yemen che dura da anni e di creare un ulteriore shock all’economia mondiale.

Gli effetti si vedono anche sull’inflazione, che ad agosto è rimasta al 3,4% negli Stati Uniti. Il che potrebbe indurre la Federal Reserve, la Banca centrale Usa, a innalzare il costo del denaro, come ha già fatto in settimana la Banca centrale europea. Il presso della benzina alla pompa nell’Unione resta mediamente sopra i 6 dollari al gallone: un dato che può pesare sull’esito del voto di midterm il 3 novembre.

Nella sua breve visita in Irlanda, il presidente Trump ha creato un incidente diplomatico – non è chiaro quanto voluto e consapevole – con la Gran Bretagna e ha imbarazzato il premier Martin dichiarandosi favorevole alla riunificazione dell’isola, attualmente divisa tra l’Eire, indipendente e cattolica, e l’Ulster, parte del Regno Unito e protestante: “Sarebbe fantastico”, ha detto, sostenendo che “prima o poi succederà”. Trump ha pure criticato l’Ue su commercio, energia e immigrazione, definendo “deludenti” i rapporti con gli alleati europei per la loro risposta alla guerra contro l’Iran.

Il magnate presidente ha così deluso le speranze delle autorità irlandesi di uscire indenni dalla sua visita.

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