News
Non solo IA: la Top5 delle IPO è la foto dell’economia post-Covid
Di Paolo Bozzacchi
Indossiamo le lenti della Borsa e scopriamo dove sta andando l’economia. Se guardiamo alle 5 aziende che hanno raccolto più capitale in Borsa (IPO) di sempre, scopriamo le imprese che stanno facendo la storia economica del XXI Secolo. La classifica delle più grandi IPOè cambiata radicalmente nel giro di pochi anni e racconta meglio di molti indicatori la trasformazione dei settori strategici, degli equilibri geopolitici e delle aspettative degli investitori. Oggi, nel 2026, in cima non ci sono più soltanto petrolio, banche o grandi aziende di telecomunicazioni. La nuova frontiera è rappresentata da spazio, semiconduttori e intelligenza artificiale.
Il ranking sta vivendo una rivoluzione in corso. Al primo posto oggi c’è SpaceX, che con la quotazione sul Nasdaq ha raccolto inizialmente 75 miliardi di dollari, stabilendo un record destinato a ridefinire la scala delle grandi operazioni di Borsa. Dopo l’esercizio dell’opzione di overallotment, la raccolta complessiva è arrivata a 85,7 miliardi di dollari. La società di Elon Musk è stata valutata al debutto circa 1.770 miliardi di dollari e, nella prima seduta, la capitalizzazione ha superato agilmente i 2.000 miliardi.
Il significato dell’operazione va oltre il semplice primato finanziario. SpaceX nasce come azienda aerospaziale, ma nel corso degli anni è diventata una piattaforma tecnologica che unisce lanciatori, satelliti, connettività e intelligenza artificiale. Il suo debutto sul mercato rappresenta quindi un passaggio simbolico: lo spazio, un tempo dominio quasi esclusivo degli Stati, è diventato un settore industriale capace di attirare capitali privati di dimensioni paragonabili a quelle delle più grandi multinazionali energetiche. La Borsa, in questo caso, non finanzia soltanto una società: alimenta e sostiene una visione industriale di lungo periodo.
Alle sue spalle si è inserita un’altra protagonista della nuova economia tecnologica: SK Hynix. Il colosso sudcoreano dei semiconduttori ha raccolto 26,5 miliardi di dollari attraverso la quotazione dei propri American Depositary Receipts sul Nasdaq nel luglio 2026, realizzando il più grande debutto negli Stati Uniti da parte di una società straniera.
La storia di SK Hynix è quella della trasformazione del microchip da componente industriale a infrastruttura strategica dell’economia mondiale. Il gruppo è uno dei principali produttori globali di memoria e ha assunto un ruolo centrale nella corsa all’intelligenza artificiale grazie alle memorie HBM, indispensabili per i sistemi di calcolo avanzato. La crescita della domanda di infrastrutture AI ha fatto esplodere il valore strategico dei semiconduttori e spinto gli investitori a considerare i produttori di chip non più semplicemente come aziende tecnologiche, ma come attori geopolitici.
È una distanza enorme rispetto alla terza posizione, occupata da Saudi Aramco. Nel 2019 la compagnia petrolifera saudita raccolse 25,6 miliardi di dollari nella sua IPO sul Tadawul di Riyadh. Con l’esercizio completo dell’opzione greenshoe, la raccolta arrivò a 29,4 miliardi. Per anni è stato il più grande collocamento azionario della storia. Oggi sembra archeologia. L’operazione Aramco rimane storicamente fondamentale perché racconta un’altra fase dell’economia globale. Qui la tecnologia non era ancora il principale motore della grande finanza: al centro c’era l’energia e, con essa, il potere economico di uno Stato sovrano. La quotazione di Aramco era infatti uno dei pilastri della strategia saudita di trasformazione economica legata a Vision 2030. Vendere una quota della compagnia petrolifera nazionale significava monetizzare parte del patrimonio energetico del Regno e, allo stesso tempo, attirare capitali e investitori internazionali.
La quarta grande IPO della storia è quella di Alibaba. Nel settembre 2014 il colosso cinese dell’e-commerce raccolse 21,8 miliardi di dollari sul New York Stock Exchange. Una cifra che, considerando l’opzione di overallotment, arrivò a circa 25 miliardi. All’epoca fu un evento destinato a cambiare la percezione della Cina, non solo sui mercati finanziari occidentali. Una società nata nell’ecosistema digitale cinese riusciva a presentarsi agli investitori globali come uno dei nuovi giganti dell’economia mondiale.
Alibaba segnò il momento in cui il baricentro dell’economia digitale iniziò a spostarsi definitivamente verso l’Asia. L’e-commerce, il cloud computing, i pagamenti digitali e le piattaforme online diventavano settori capaci di generare dimensioni industriali prima impensabili. La scelta di New York aveva anche un forte valore simbolico. Il capitale internazionale non guardava più alla Cina soltanto come fabbrica del mondo, ma come mercato di consumo e laboratorio tecnologico.
La quinta posizione appartiene a SoftBank Corp., che nel dicembre 2018 raccolse 21,3 miliardi di dollari con la quotazione alla Borsa di Tokyo. L’operazione, una delle più grandi mai realizzate, riportò il settore delle telecomunicazioni ai vertici delle classifiche delle IPO.
SoftBank rappresenta però una fase di transizione. Le telecomunicazioni nel 2018 erano ormai diventate un’infrastruttura essenziale dell’economia digitale, ma il vero valore atteso dagli investitori si stava spostando dalle reti agli ecosistemi costruiti sopra quelle reti: smartphone, piattaforme, cloud, dati e software. La quotazione della società nipponica arrivò infatti in un momento nel quale la distinzione tra telecomunicazioni e tecnologia stava progressivamente perdendo significato.
Se si osservano insieme queste cinque operazioni, emerge quindi una traiettoria precisa. Le grandi IPO degli anni Duemila erano dominate dalle infrastrutture finanziarie e dalle telecomunicazioni. Nel 2006, per esempio, l’Industrial and Commercial Bank of China aveva stabilito il record mondiale con una raccolta di 21,9 miliardi di dollari attraverso la doppia quotazione a Hong Kong e Shanghai. Quattro anni dopo, l’Agricultural Bank of China avrebbe superato quel primato arrivando a 22,1 miliardi grazie all’esercizio dell’overallotment.
Era la fotografia di una Cina in piena trasformazione: la Borsa diventava uno strumento per riformare e capitalizzare i grandi gruppi statali, mentre Hong Kong e Shanghai assumevano un ruolo sempre più importante nei flussi internazionali di capitale. Poi è arrivata l’economia delle piattaforme, rappresentata da Alibaba. Successivamente l’energia è tornata al centro con Aramco, ma in una veste diversa: non più soltanto come grande industria, bensì come asset strategico di uno Stato che cercava di finanziare la propria diversificazione.
Nel 2026, infine, la classifica racconta già un’altra epoca. SpaceX e SK Hynix mostrano che il capitale globale è disposto a scommettere cifre senza precedenti su tecnologie considerate strategiche. Accesso allo spazio, satelliti, infrastrutture digitali, semiconduttori e AI i nuovi protagonisti. Non è un caso che proprio nel 2026 anche altre società dell’intelligenza artificiale stiano preparando possibili quotazioni di dimensioni straordinarie. OpenAI e Anthropic sono tra i nomi indicati come migliori surfisti della prossima ondata di mega-IPO.
La classifica delle cinque più grandi IPO aggiornata all’estate 2026 restituisce una sorta di mappa del potere economico. Prima il petrolio, poi le banche e le telecomunicazioni, quindi l’e-commerce e oggi i semiconduttori, lo spazio e l’intelligenza artificiale. Cambiano le aziende, cambiano i settori, cambiano i Paesi che dominano la scena. Ma rimane una costante: quando un settore diventa abbastanza strategico da attirare capitali su scala globale, prima o poi il momento della Borsa arriva. Eclatante. E la prossima frontiera potrebbe essere già visibile. Se SpaceX ha dimostrato che una società spaziale può diventare la più grande IPO della storia e SK Hynix che la domanda di chip per l’AI può sostenere operazioni da oltre 25 miliardi di dollari, la vera domanda non è più quale sarà il prossimo record. È capire quale sarà il settore capace di rappresentare la prossima trasformazione dell’economia mondiale.





