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No, non è stata colpa dell’automobile a Modena

18
Maggio 2026
Di Daniele Capezzone

No, non è stata colpa dell’auto a Modena, ma di chi la guidava con l’obiettivo di realizzare una strage. E invece abbiamo letto titoli lunari: “Auto sulla folla”, come se la vettura si fosse guidata da sola.

Purtroppo non si tratta di un inedito assoluto. Per anni, ad esempio, davanti ai casi dei terroristi islamici conclamati (a Modena le cose vanno ancora chiarite, per quanto le modalità siano identiche) che usavano un veicolo per travolgere persone innocenti, abbiamo dovuto leggere titoli analoghi. Altre volte sembrava che fosse stato il coltello a uccidere, mica chi lo impugnava.

Qualcuno dirà che esageriamo, che siamo ipersensibili o ipercritici. E invece no: questo modo di esprimersi tradisce un modo di pensare. E queste attenuazioni, queste perifrasi, questi slittamenti del focus dal soggetto (il terrorista) all’oggetto (l’arma) sono manifestazioni neanche troppo subliminali di una strategia della negazione. “Denial strategy”, dicono gli anglosassoni: negare, non voler vedere, chiudere gli occhi, fare gli struzzi davanti a una realtà sgradita, nella speranza che essa svanisca per magia, sollevandoci dall’onere e dal dolore della comprensione.

Ma è questa negazione pervicace e ossessiva che deve preoccuparci tanto quanto il terrorismo in sé: anche perché sia i registi che le comparse del terrore contano esattamente su questo, e cioè sul fatto che in Europa e in Occidente ci siano molti sonnambuli. Letteralmente, gente che cammina nel sonno: e che forse non è più in grado di svegliarsi.

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