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L’Europa è un’anatra zoppa: moneta forte, Stato assente. È ora di completare il salto federale
Di Gianni Pittella
Credo che in questo mondo l’Unione Europea sia un riferimento democratico forte di fronte alle autocrazie che avanzano, ai despoti che pur se eletti democraticamente usano il potere in modo sprezzante rispetto agli interessi collettivi. Sarebbe facile elencare i graffi profondi prodotti dalle decisioni di Trump – deporre Maduro violando il diritto internazionale, aprire un conflitto contro l’Iran senza che vi fossero condizioni di impellenza grave, con conseguenze socioeconomiche devastanti e proiettate nel tempo – o stigmatizzare la postura egemonica e aggressiva di Putin che ha invaso l’Ucraina, uno Stato sovrano costretto a difendersi da anni da una guerra alle porte dell’Europa.
Ma proprio perché ci troviamo in un mondo popolato da mostri, l’UE non può rimanere l’anatra zoppa.
Ho spesso parlato di anatra zoppa, ci ho scritto un libro, considero l’asimmetria europea la questione di fondo da affrontare.
Il Trattato di Maastricht introdusse cambiamenti molto importanti: la creazione dell’Unione Europea superando la precedente Comunità Economica Europea, l’unione economica e monetaria che porta alla nascita dell’euro, la cittadinanza europea con diritti aggiuntivi per i cittadini, e la Politica estera e di sicurezza comune – mai davvero realizzata.
È vero che in questo modo si è garantita la stabilità monetaria: la nascita dell’euro ha eliminato il rischio di svalutazioni competitive e ha rafforzato il mercato interno e gli scambi tra Paesi. Ma tutto è stato affidato a parametri – deficit, debito – che hanno imposto rigore e riduzione della spesa, con tagli dolorosi alle spese sociali e per investimenti. E soprattutto si è creata una «moneta senza Stato».
L’UE ha dunque una gamba forte, quella monetaria, e una flaccida, quella politica. L’euro nasce senza un vero governo economico: la politica monetaria è centralizzata nella BCE, ma quella fiscale resta nazionale. Il risultato è la difficoltà a reagire in modo coordinato alle crisi. Manca un vero bilancio federale – quello attuale è circa l’1% del PIL europeo, troppo piccolo per politiche anticicliche e privo di una vera capacità redistributiva tra territori. Manca una capacità fiscale comune: l’UE non ha un proprio sistema di tassazione significativo e dipende dai contributi degli Stati, il che limita fortemente la possibilità di politiche economiche espansive comuni. La PESC resta intergovernativa e il vincolo dell’unanimità paralizza spesso decisioni strategiche, come è avvenuto di recente con i prestiti all’Ucraina. Sul fronte della difesa, nessun vero esercito europeo e forte dipendenza dalla NATO e quindi dagli Stati Uniti.
Siamo dunque di fronte a un paradosso di fondo: Maastricht ha costruito una moneta forte senza uno Stato.
Negli anni si è cercato di colmare questi squilibri con il Trattato di Lisbona, con i meccanismi di stabilità dell’ESM e con le politiche comuni durante il Covid – il Next Generation EU, primo passo verso il debito comune. Ma il salto federale resta incompleto. Questo è il punto.
Superare l’anatra zoppa non significa rompere tutto, ma affiancare alla gamba monetaria la gamba politica: Tesoro europeo, debito comune, bilancio federale, difesa e politica estera comune, un Parlamento legiferante, una Banca europea prestatore di ultima istanza. Ciò si può fare tutti insieme oppure si può procedere con chi ci sta, attraverso le cooperazioni rafforzate.
Festeggiare oggi l’Europa significa interrogarci su dove andiamo. E la risposta non può tardare ulteriormente.





