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Le elezioni regionali in Sardegna sono importanti

23
Febbraio 2024
Di Marco Cossu

L’Italia si prepara a fare la sua entrata in scena al gran ballo elettorale del 2024, il più grande anno elettorale della storia che coinvolgerà oltre 4 miliardi di elettori in tutto il mondo. La prima aspirante reginetta è la meno italiana tra le italiane, la Sardegna dove il 25 febbraio si voterà per rinnovare i 60 seggi del Consiglio regionale ed eleggere il nuovo presidente. Le elezioni sarde sono importanti soprattutto per il timing. Sono il primo di una serie di appuntamenti elettorali e daranno una prima fotografia dell’orientamento degli elettori, offrendo una prima descrizione sulla tenuta dei partiti di maggioranza e sulle capacità di ripresa dell’opposizione.

Sono quattro i candidati per il trono di villa Devoto: Paolo Truzzu per il centrodestra, Alessandra Todde e Renato Soru con due coalizioni distinte nel campo del centrosinistra e Lucia Chessa per la lista regionalista. Regole del gioco: vincerà il candidato che ottiene più voti senza possibilità di ballottaggio tra i due candidati più votati. 

Il centrodestra e le coalizioni di centrosinistra arrivano all’appuntamento elettorale dopo travagli piuttosto complicati che hanno generato non poca confusione tra gli elettori. Non a caso il refrain che emerge dagli ultimi sondaggi disponibili è il solito delle democrazie avanzate (ed annoiate): il primo partito è quello dell’astensione – dato amplificato se si è isolani con la sindrome geografica dell’abbandono (con l’aggravante che non si può più confidare in un ritorno di Gigi Riva). A sperare di indossare la coroncina del ballo –  indipendentemente dal volere degli astensionisti – saranno tuttavia solo in due. Entrambi (attenzione spoiler) hanno nomi che iniziano per “T”, con qualche difficoltà in più per chi termina per “e”. 

Flashback. Il fronte di centrodestra arriva alle regionali dopo il braccio di ferro tra Lega e Fratelli d’Italia sul nome del candidato presidente. La Lega voleva la riconferma per il governatore uscente Christian Solinas, segretario del Partito Sardo d’Azione (forza alleata di Via Bellerio anche a livello nazionale), Fratelli d’Italia, rimarcando il mutamento del quadro politico, quella di Paolo Truzzu, sindaco di Cagliari e pioniere del partito in Sardegna. A spuntarla è stato il politico sardo vicino alla premier, Truzzu, che andrà quindi alla guida della compagine composta da Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia, Partito Sardo d’Azione, Riformatori, Udc, Alleanza Sardegna-Pli, Sardegna al centro 20 Venti, DC con Rotondi. 

Più drammatico il travaglio progressista. Il centrosinistra si presenta al gran ballo diviso. Il progetto dei principali azionisti, PD e M5S è la formula usata un po’ ovunque per tenere testa al blocco conservatore, il c.d. campo largo. La quadra è stata raggiunta su Alessandra Todde del M5S, già sottosegretario e poi vice ministro allo sviluppo economico nei governi Conte e Draghi. Però c’è un ma e fa seguito il nome di Renato Soru. Il fondatore di Tiscali e del Partito Democratico, ex Governatore della regione, il milionario che mal sopportava i ricchi, vedendo inascoltata la proposta di decidere il candidato presidente attraverso le primarie, riesce a mettere insieme una coalizione di stampo progressista con forti connotazioni autonomiste. A sostenerlo un fronte composto da liste e partiti eterogenei alternativi a PD e M5S come Azione, Più Europa, alcuni esponenti di Italia Viva, e partiti di sinistra verace come Rifondazione Comunista e gli indipendentisti di Liberu. 

Torniamo ad ora. Il fronte del centrosinistra si presenterà alle urne spaccato. Una difficoltà in più per la Todde che, per quanto possa contare sul campo largo, dovrà fare i conti con le coperta corta dell’elettorato progressista. Più semplice per lei convincere gli indecisi e convertire gli astensionisti. Ovviamente anche il centrodestra ha le sue grane. Già Solinas, il governatore uscente con la sua giunta, godeva di un basso indice di gradimento. Così anche Truzzu da sindaco di Cagliari. Il blocco conservatore non ha potuto quindi fare leva sulla popolarità del candidato e ha dovuto strutturare la campagna facendo riferimento al quadro nazionale e sul gradimento di Giorgia Meloni e del suo partito.

Come sfondo, restano i grandi temi irrisolti (e forse irrisolvibili) della politica sarda. È circondata dal mare perciò i trasporti con il continente sono perciò complicati e costosi. Con i suoi 1,5 milioni è tra le ultime per densità abitativa e tra le prime per decremento demografico. È la terza regione italiana per estensione e le sue dimensioni non le consentono di assicurare servizi omogenei su tutto il territorio. Non si sente né Centro né Sud, ma gli indicatori economici e sociali sono simili e quelli del Sud. È purtroppo anche dannatamente bella e si illude ad ogni stagione politica di poter campare di solo turismo.