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Israele: elezioni, nessun chiaro vincitore, Netanyahu e Trump pronti ad attaccare di nuovo l’Iran

28
Ottobre 2026
Di Giampiero Gramaglia

L’unica cosa chiara è che non è chiaro chi abbia vinto: mentre lo scrutinio delle schede prosegue – ci vorranno giorni per ultimarlo: i risultati ufficiali saranno proclamati il 4 novembre -, pare certo che nessuno dei due schieramenti contrapposti avrà la maggioranza dei seggi della Knesset (61 su 120).

A metà scrutinio, il Likud del premier Benjamin Netanyahu è in vantaggio su Yashar, partito d’opposizione principale, il cui leader è Dari Eisenkot. Il terzo partito più votato è Insieme dell’ex premier Naftali Bennett. La coalizione di Netanyahu – i partiti di destra con i movimenti ultra-religiosi ortodossi – può arrivare a 56 seggi. Quella di Eisenkot, un blando centro-sinistra, raccoglie una cinquantina di seggi. I seggi restanti, una quindicina, vanno agli arabo-israeliani, mai così forti nella Knesset.

L’affluenza alle urne è stata molto alta, quasi il 78%, la più alta dal 1999. E gli arabo-israeliani sono andati alle urne in gran numero, il che spiega il successo dei loro partiti. Le previsioni, ora, sono di settimane di manovre fra i leader politici israeliani, specie tra Netanyahu e Eisenkot.

Le ipotesi vanno da tentativi di formare governi di minoranza – la coalizione di centro-sinistra potrebbe cercare l’appoggio, magari esterno, di uno dei partiti arabo-israeliani – alla formazione dì una grande coalizione – non inedita – al ritorno alle urne (prima delle elezioni del 2022, c’era stata una fase politica molto turbolenta in Israele con cinque elezioni in pochi anni).

Di fatto, il risultato delle prime elezioni dopo gli attacchi terroristici di Hamas del 7 ottobre 2023 e la guerra a Gaza lascia Israele in un limbo politico. E crea una situazione di accresciuto allarme in tutto il Medio Oriente.

”Abbiamo una possibilità storica di porre fine, col nostro amico Trump, alla minaccia iraniana”, ha detto Netanyahu nella notte sei risultati elettorali. E il presidente Usa Donald Trump s’è assunto ilo merito di avere salvato ‘il soldato Bibi’. In un messaggio in terza persona sul suo social Truth ha scritto: “Quando il presidente Trump ha espresso il suo sostegno a Bibi Netanyahu, la situazione è completamente cambiata, e ora quella che sembrava una sconfitta per un Grande Primo Ministro appare essere un’insperata rimonta che ha portato a una fase di stallo, se non a una vittoria per Netanyahu …. Tutto è successo dopo il sostegno del presidente Trump che vuole solo il bene del Medio Oriente, di Israele e degli Stati Uniti d’America”.

Il WSJ, mette in rilievo in apertura che gli Stati Uniti hanno avvertito i Paesi del Golfo di una possibile breve, ma intensa ripresa della guerra all’Iran dopo le elezioni di midterm: ci sono nuovi segnali che i militari americani e israeliani si stanno preparando a una potenziale nuova ondata di attacchi con aerei e missili per indurre con la forza Teheran a negoziare. E Netanyahu, premier in carica, ha i poteri per impegnare Israele in un sussulto del conflitto.