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Iran: Trump rompe con Meloni e litiga con alleati e Cina, attua blocco, dice guerra presto finita

15
Aprile 2026
Di Giampiero Gramaglia

Ai ferri corti con Giorgia Meloni e i tradizionali alleati degli Stati Uniti, Donald Trump assicura che la guerra all’Iran sta per finire e che i negoziati riprenderanno in settimana e vanta i primi successi del blocco navale imposto dagli Stati Uniti da e per i porti iraniani, Ma i media americani segnalano un deterioramento dei rapporti con la Cina e l’Fmi, il Fondo monetario internazionale, denuncia rischi di recessione globale e stima, per ora, un rallentamento della crescita planetaria e un aumento dell’inflazione.

Restano in evidenza gli strascichi delle polemiche per gli attacchi di Trump a Papa Leone XIV, che dall’Africa, dov’è in missione, ripete di non avere paura e di voler continuare a operare per la pace, e per l’immagine che ritraeva il presidente nei panni di Gesù, giudicata “blasfema” dagli evangelici.

Non c’è, invece, molto spazio sulle home page dei principali media Usa per la sortita di Trump contro la premier italiana Giorgia Meloni, forse perché fatta in una telefonata al Corriere della Sera e non in un contesto pubblico. Chi ne parla di più è Politico, che riprende le dichiarazioni di Trump che definisce Meloni “inaccettabile”, dopo che lei aveva così definito l’esternazione del presidente contro il Papa. Politico scrive: “Il presidente dice d’essersi sbagliato nel giudicare Meloni”; e nota che Trump pone per Meloni “un problema infernale”, in quanto “la premier italiana s’è trovata stretta tra la lealtà a Trump e il rischio di perdere la propria credibilità presso gli elettori cattolici conservatori”.

Delle parole di Trump verso Meloni, Euronews mette queste in rilievo: “Sono stupito: pensavo avesse coraggio… Non è più la stessa persona…”. Il presidente, che in passato era sempre stato prodigo di elogi per la premier, contesta a lei, come a tutti gli alleati europei, il mancato intervento nella guerra israelo-americana e il divieto all’uso delle basi Nato per missioni belliche. Su questo, s’è innescata la polemica sul Papa e, ieri, la decisione dell’Italia di non rinnovare un memorandum di cooperazione nel settore della difesa con Israele.

Per la Cnn, che la prende più alla larga “gli alleati di Trump non possono sottrarsi alle conseguenze della guerra all’Iran”: “Leader che prima si sforzavano di essere concilianti con il presidente ne prendono ora le distanze, ma non possono evitare di essere coinvolti nella sollevazione globale che sta provocando”.

Il Wall Street Journal apre sostenendo che “l’Europa accelera i piani per un’alternativa alla Nato, nel caso che Trump decidesse di abbandonare l’Alleanza”: una riunione del Consiglio europeo è stata convocata per la prossima settimana, il 22 e 23 aprile.

Lo stesso clima di confusione e disorientamento si respira, in un certo senso, negli Stati Uniti, dove gli elettori di Trump si lamentano – è il titolo di Axios – di non avere quello per cui avevano votato: l’insoddisfazione è particolarmente forte fra i fondamentalisti cristiani, dopo gli attacchi al Papa e l’immagine di Trump nei panni del Cristo. A proposito della ‘sindrome messianica’ di Trump, Stefano Feltri rileva, nei suoi Appunti, che “la macchina di ‘costruzione del messia’ trumpiana incontra una resistenza inattesa e paradossale nella meno democratica tra le istituzioni global, cioè la Chiesa cattolica”.

E la guerra all’Iran non convince gli americani: solo uno su quattro pensano che ne valesse la pena, oltre la metà vi s’oppongono, secondo sondaggi condotti nei giorni scorsi.

Invece, la Fox ha toni quasi trionfalistici sull’efficacia del blocco: “Un incrociatore statunitense intercetta petroliere in partenza dall’Iran e gli Usa aumentano la pressione sull’Iran in vista della ripresa dei negoziati in settimana”. In tutto, sei mercantili in uscita dallo Stretto di Hormuz, fra cui una petroliera cinese, sono stati costretti a fare dietro front. Ma il Washington Post sottolinea, cartine alla mano, che la geografia dà all’Iran un vantaggio quasi insormontabile nello Stretto dove in tempi normali transita un quinto del petrolio globale, nonostante la mobilitazione di unità militari Usa per creare una rete tra il Golfo di Oman e il Golfo Persico: nessuno dei mercantili intercettati ha finora opposto resistenza all’ordine d’invertire la rotta- Il blocco vuole impedire all’Iran d’acquisire risorse dalla vendita del petrolio.

Parlando a una giornalista vedette della rete ‘all news’ conservatrice, Maria Bartiromo, Trump dice che la guerra sta per fin ire, ma che gli Stati Uniti non hanno ancora terminato il loro lavoro. Anche la Fox registra, però, il peggioramento delle relazioni con la Cina e il fatto che gli alleati stanno lasciando sempre più soli gli Stati Uniti.

Il deterioramento dei rapporti con la Cina fa il titolo d’apertura del New York Times: Xi Jinping, presidente cinese, ha espresso una critica “appena velata” al presidente Trump, dicendo che il Mondo non può tornare “alla legge della giungla”.

Se e quando riprenderanno i negoziati con l’Iran verteranno soprattutto sui programmi nucleari iraniani: Teheran sarebbe disposto a sospenderli per cinque anni, Washington ne chiede 20. Secondo Trump, l’Iran vuole “disperatamente” un accordo; ma anche lui sembra avere fretta d’uscirsene da questo conflitto. Toccherà di nuovo al suo vice JD Vance cercare una via d’uscita nei colloqui con gli iraniani.