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Iran: da guerra aerea a battaglia navale, in Libano proroga della tregua, Ue aiuta l’Ucraina
Di Giampiero Gramaglia
La guerra all’Iran, condotta da Usa e Israele essenzialmente nei cieli con aerei e missili, è ormai diventata una battaglia navale intorno allo Stretto di Hormuz, con gli iraniani che paralizzano la navigazione nel Golfo Persico minando le acque e attaccando mercantili che battono bandiere ostili e gli americani che bloccano i porti dell’Iran e estendono la loro azione all’Oceano Indiano.
Al momento, non s’intravvede una ripresa dei negoziati diretti tra Washington e Teheran. Ieri, Donald Trump, rispondendo ai giornalisti, ha fatto numerose affermazioni, come d’abitudine sconnesse le une dalle altre e non sempre coerenti, sostenendo che gli Stati Uniti non hanno fretta e che aspettano proposte dall’Iran, affermando che la leadership iraniana è divisa e magnificando l’effetto devastante degli attacchi fin qui condotti.
Il magnate presidente ha anche annunciato una proroga di tre settimane della tregua fra Israele e Libano, che doveva scadere questo fine settimana, dopo un incontro a Washington, in sua presenza, fra gli ambasciatori a Washington dei due Paesi. L’annuncio di Trump non è stato né confermati né smentito a Gerusalemme e a Beirut e le violazioni della tregua da parte israeliana e degli Hezbollah si sono succedute nelle ultime ore.
Durante la tregua, Israele e Libano cercheranno di concordare le condizioni di una pace duratura, anche se restano perplessità sulla capacità del governo di Beirut di disarmare Hezbollah. Intanto, l’esercito israeliano mantiene l’occupazione del Sud del Libano, così come continua ad occupare oltre la metà della Striscia di Gaza a 200 giorni dalla tregua concordata a inizio ottobre. E Israele considera “non finito” il lavoro contro l’Iran e vorrebbe riprendere i bombardamenti, che, finora, secondo Trump, hanno distrutto “oltre il 70%” delle capacità militari iraniane.
Una terza portaerei Usa con la sua squadra navale, la George H.W. Bush, è nel frattempo giunta nelle acque intorno all’Iran, andandosi ad aggiungere alla Lincoln e alla Ford. La Bush partecipa all’attuazione del blocco navale e, con la sua presenza, rafforza la pressione militare sull’Iran.
Ieri, le unitù americane hanno abbordato nell’Oceano Indiano una petroliera trasportante – è la tesi – petrolio iraniano. In quelle acque, avevano giù sequestrato il mercantile Touska diretto verso l’Iran con un carico di merci cinesi. Gli iraniani hanno a loro volta preso il controllo di due navi container che operavano nel Golfo – è la tesi – senza le necessarie autorizzazioni.
Per quanto riguarda la situazione in Iran e gli interrogativi su chi detenga oggi il potere nel Paese, un’analisi del New York Times afferma che la guerra ha cambiato il volto del regime: i generali – non uno, ma un gruppo di essi – avrebbero assunto il ruolo degli ayatollah, in seguito all’uccisione della guida suprema Ali Khamenei e per le condizioni precarie del suo successore, suo figlio Mojtaba Khamenei. Se fosse vero, l’Iran, più che una teocrazia, sarebbe oggi una dittatura militare.
Riuniti ieri e ohhi a Cipro per un vertice informale, i leader dei Paesi dell’Ue si sono finora occupati più di Ucraina che di Medio Oriente e hanno sbloccato gli aiuti a Kiev per 90 miliardi di euro decisi da tempo, ma rimasti finora bloccati dal veto ungherese, venuto meno dopo la sconfitta elettorale del premier uscente Viktor Orban – assente alla riunione -.
A margine dell’incontro, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha però respinto l’idea ventilata di una adesione “simbolica” del suo Paese all’Ue l’anno prossimo, nell’impossibilità, certificata dalle dichiarazioni di vari leader, di una adesione effettiva.
L’aiuto europeo per 90 miliardi di euro consentirà all’Ucraina – assicura Zelensky – “di continuare a cercare di spingere la Russia verso una diplomazia che ponga fine alla guerra”. Ma il conflitto, con i nodi delle pretese territoriali russe irrisolti, pare lontano da una conclusione.





