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Protocollo Italia-Albania compatibile con il diritto per l’avvocato della Corte Ue

24
Aprile 2026
Di Giampiero Cinelli

I centri di trattenimento gestiti dall’Italia in territorio albanese non violano il diritto comunitario. A sostenerlo è l’avvocato generale della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, Nicholas Emiliou, nelle conclusioni depositate sul Protocollo Italia-Albania firmato il 6 novembre 2023. L’intesa, che consente a Roma di esercitare la propria giurisdizione su strutture situate fuori dai confini nazionali, è compatibile con la normativa europea in materia di asilo e rimpatri, a condizione che diritti e garanzie dei migranti siano pienamente rispettati.

Il caso era arrivato alla Corte di Giustizia dopo che la Cassazione aveva sollevato due questioni pregiudiziali, a loro volta originate dal diniego della Corte d’Appello di Roma di convalidare i decreti di trattenimento per due migranti trasferiti in Albania, all’epoca ritenuti incompatibili con le norme Ue.

Emiliou ha chiarito che nessuna norma europea vieta esplicitamente a uno Stato membro di istituire centri per i rimpatri oltre i propri confini, ma ha indicato con precisione le condizioni che rendono lecita questa facoltà. Devono essere garantiti l’accesso all’assistenza legale e linguistica e il diritto ai contatti con i familiari. I minori e le persone fragili devono godere dell’intera gamma di tutele previste, comprese istruzione e cure mediche. Va inoltre assicurato l’accesso a un giudice e a un riesame giurisdizionale tempestivo per prevenire trattenimenti illegittimi. Sul punto del rimpatrio, l’avvocato generale ha precisato che il diritto dei richiedenti protezione a restare a disposizione delle autorità durante l’esame della domanda non si traduce automaticamente nel diritto a essere ricondotti sul territorio italiano. Resta però obbligo dello Stato garantire tutte le «misure organizzative e logistiche» necessarie perché i migranti possano esercitare i propri diritti anche dal territorio albanese.

Le conclusioni dell’avvocato generale non vincolano la Corte, ma ne orientano tradizionalmente la sentenza definitiva. Giorgia Meloni ha commentato con soddisfazione sui social, affermando che si sono persi due anni a forzare le letture giudiziarie sulla vicenda.