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Iran: negoziati, Trump sotto accusa, fa passare i suoi desideri per risultati acquisiti
Di Giampiero Gramaglia
Gli sviluppi incerti e contraddittori dei negoziati con l’Iran vedono il presidente Usa Donald Trump messo sotto accusa da tutti i principali media Usa, dopo che un voto del Senato, per la prima volta dall’inizio del conflitto, ne limita i poteri di guerra e in una certa misura vanifica o almeno stempera la minaccia di tornare a bombardare Teheran in mancanza di un’intesa.
Ma c’è un’altra notizia che fa i titoli dui testata su molti siti : i risultati delle primarie, soprattutto democratiche, affluiti nella notte. Le più interessanti riguardavano lo Stato di New York. Se i nomi di vincitori e sconfitti dicono per ora poco, i dati politici unanimemente sottolineati sono due: l’avanzata, fra i democratici, dei candidati ‘di sinistra’, alcuni dei quali si autodefiniscono socialisti – a New York, hanno vinto i tre sostenuti dal sindaco Zohran Mamdani, in due casi sconfiggendo deputati uscenti –; e una mezza disfatta del presidente Trump, perché in South Carolina la candidata inizialmente da lui appoggiata ha perso il ballottaggio per candidarsi a governatore – però Trump, in extremis, sentendo puzza di bruciato, aveva detto che entrambi i candidati erano una buona scelta -.
Sul fronte Iran, il Senato ha adottato con 50 sì e 48 no una risoluzione già stata votata settimane or sono dalla Camera e che impone al presidente di sospendere le ostilità in Iran o di chiedere l’autorizzazione del Congresso per riprenderle. Tre senatori repubblicani hanno votato con i democratici perché la mozione passasse e due non erano presenti. Ci sono dei distinguo sull’impatto che la decisione potrà avere: il Congresso la considera vincolante, la Casa Bianca no.
La notizia è molto spesso accompagnata da valutazioni fortemente critiche su come Trump sta conducendo la trattativa con l’Iran. Il New York Times scrive: “Il presidente continua a pretendere di avere ottenuto grossi risultati nei negoziati con Teheran, ma l’Iran continua a smentirlo… Sembra che Trump scambi i suoi desideri per intese già concordate, sperando forse di mettere gli iraniani all’angolo… Ma ci si chiede se un approccio del genere non rischi di compromettere l’intera trattativa”.
Concetto analogo è espresso dalla Cnn: “Trump continua ad affermare che l’Iran ha fatto concessioni”, sulla rinuncia al nucleare, le ispezioni dell’Onu, la libertà di navigazione senza pedaggi nello stretto di Hormuz; ma “Iran continua a negarle”. E il Financial Times stima che siano 1200 le navi mercantili, petroliere, gasiere e merci, ancora bloccate perché la sicurezza del transito non pè ancora garantita, non essendo stato fatto lo sminamento..
Nessuna delle presunte concessioni asserite da Trump e dal suo vice jD Vancne appaiono nel memorandum of understanding firmato da Usa e Iran la scorsa settimana. Ma Trump insiste, ad esempio, sul fatto che Teheran ha accettato ispezioni dell’Aiea, l’agenzia dell’Onu per l’energia atomica.
Il Washington Post scrive: “Trump nega che l’Iran rifiuti le ispezioni”. E ricostruisce così l’intera vicenda: “Il Ministero degli Esteri iraniano ha detto che non ci sono progetti d’ispezioni dell’Aiea alle installazioni nucleari iraniane danneggiate dai bombardamenti israelo-americani, il giorno dopo che il vice-presaidente Vance aveva detto che conversazioni tra gli ispettori e gli iraniani sarebbero imminenti”.
Nell0’analisi del Wall Street Journal, “i militari israeliani in Libano sono finiti in una ‘terra di nessuno’ politica: Trump vuole che le operazioni di terra in Libano finiscano, mentre l’opinione pubblica israeliana vuole che i militari continuino a combattere la milizia sciita filo-iraniana Hezbollah
C’è preoccupazione per le incognite che l’atteggiamento di Israele pone sull’accordo di pace tra Usa e Iran. Ma c’è anche spazio per gli sviluppi del contenzioso dai toni ormai più personali che politici tra Trump e la premier italiana Giorgia Meloni. Si nota che “un numero crescente di leader stranieri tengono testa a Trump”, la cui amicizia è percepita come ‘tossica’ in Europa a livello di sostegno dell’opinione pubblica.
Giorni fa, il Washington Post ha tirato fuori considerazioni dell’intelligence statunitense che mette in guardia sul fatto che Israele cercherà probabilmente di minare l’accordo tra Usa e Iran, perché Netanyahu subisce pressioni per continuare la campagna militare in Libano, al di là del cessate-il-fuoco concordato nel fine settimana tra Israele e Hezbollah e ripetutamente violato da ambo le parti.
Per il NYT, “il Libano emerge come l’anello debole dell’intesa fra Usa e Iran per finire la guerra … Il conflitto fra Israele e Hezbollah, inizialmente visto come un fronte secondario di quello contro l’Iran, è divenuto il maggiore ostacolo a chiuderlo”.





