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Iran: guerra mai così intensa da mesi, negoziati in stallo
Di Giampiero Gramaglia
Quella di martedì è stata la giornata di combattimenti più intensi nel Golfo Persico da settimane, anzi da mesi, in qua, mentre i negoziati di pace tra Usa e Iran sono in stallo, appesi a un filo. Si combatte anche nel Sud del Libano: Israele ha per il momento evitato di bombardare di nuovo Beirut, come chiestoli dagli Usa, ma l’esercito israeliano e i miliziani di Hezbollah continuano a scambiarsi colpi: le vittime sono decine quasi ogni giorno, praticamente tutte libanesi, anche donne e bambini.
Ed è stata l’ennesima notte di fuoco e di morte anche in Ucraina, con attacchi russi con missili e droni. Pure Kiev ha raggiunto con i suoi droni obiettivi russi, fino nei pressi di San Pietroburgo, facendo vittime civili quando un ordigno ha colpito un pullman. Sul fronte ucraino, non vi sono negoziati di sorta. Il Cremlino ironizza: “La guerra finirebbe subito, se l’Ucraina si ritirasse dai territori che sono nostri”, con un riferimento al Donbass, invaso ma non ancora del tutto occupato dopo oltre 50 mesi.
Secondo quanto riferito dal Central Command degli Stati Uniti, che ha sede a Tampa in Florida e che è responsabile di tutte le operazioni in Medio Oriente, missili e droni iraniani sono stati ieri sparati contro obiettivi americani nel Bahrein e nel Kuwait, ma non sono andati a segno – alcuni tiri sono andati a vuoto, altri ordigni sono stati intercettati -.
A loro volta, le forze statunitensi hanno attaccato obiettivi militari sull’isola di Qeshm, nello Stretto di Hornuz, e una petroliera, che cercava di forzare il blocco navale della US Navy ai porti iraniani. Il New York Times evidenzia come le fonti militari Usa definiscano “aggressive” le azioni iraniane e “difensive” le loro, che sarebbero state condotte per prevenire attacchi contro obiettivi americani.
Analoghi molti titoli sui media Usa, questa mattina. Il Wall Street Journal: “Usa e Iran scambiano fuoco pesante nel Golfo, mettendo alla prova il fragile cessate il fuoco… I combattimenti sono i più intensi da mesi e si verificano mentre la diplomazia è in panne”. Axios: “Nuovi scontri fra Usa e Iran, mentre i negoziati di pace sono in stallo”. La Cnn; “l’Iran prende di mira Kuwait e Bahrein e gli Stati Uniti conducono nuovi raid in quello che è un test estremo della tenuta dei colloqui di pace che restano in bilico”.
Fronte trattative, quelle tra Israele e Libano, in corso a Washington, dovrebbero proseguire oggi, dopo il round di ieri. Quelle tra Usa e Iran, di cui ieri Teheran aveva annunciato la sospensione, sembrano invece proseguire. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu non enfatizza lo scontro telefonico avvenuto lunedì con il presidente Usa Donald Trump e dice che le operazioni militari israeliane in Libano continuano come previsto, senza investire Beirut.
Ma l’attenzione dei più importanti media Usa questa mattina è calamitata dall’ondata di primarie che si sono svolte ieri in numerosi Stati, in vista delle elezioni di midterm del 3 novembre, e i cui risultati, specie quelli della California non sono ancora definitivi. Però, c’è già qualche sorpresa. Nella corsa a governatore della California – l’uscente, Gavin Newsom, non può ricandidarsi ed è ormai proiettato sulla corsa alla nomination democratica per Usa 2028 -, i repubblicani vanno meglio del previsto – va detto che il particolare meccanismo di voto nello Stato rende i dati difficili da interpretare.
Nello Iowa, invece – evidenza il Washington Post –, il candidato governatore repubblicano sostenuto da Trump, il deputato Randy Feenstra, uno che si autodefinisce “Maga all the way”, è stato battuto da un ‘farmer’, Zach Lahn, sostenuto dai conservatori moderati critici del ‘trumpismo’.
Sempre sui fronti della politica interna, la Corte Suprema ha ieri autorizzato l’Alabama ad adottare una nuova contestata mappa elettorale, che ridisegna i collegi dello Stato, così che solo uno su sette sia a maggioranza nera –e, in pratica, consegnandone sei ai repubblicani -. E’ l’ormai ennesimo caso di ridefinizione dei collegi in Stati a guida repubblicana – Texas e Louisiana i maggiori esempi -, per cercare di arginare con questo artificio l’emorragia di voti temuta a novembre. I democratici rispondono con operazioni analoghe negli Stati da loro controllati – in California, in particolare -.
C’è poi la conferma della decisione del Dipartimento della Giustizia di lasciare cadere l’accordo con l’Agenzia dell’Entrate che prevedeva la creazione di un fondo di 1,8 miliardi di dollari di soldi dei contribuenti, per compensare parenti, amici e alleati del magnate presidente che avessero subito presunti torti giudiziari sotto l’Amministrazione Biden. La creazione del fondo era contestata anche dai repubblicani. Resta, però, valida l’esenzione di Trump e della sua famiglia da futuri contenziosi fiscali.
In questo quadro, suscita allarme, anche negli ambienti dell’intelligenze, la decisione del Pentagono di assumere come esperto anti-terrorismo uno dei facinorosi del 6 gennaio 2021, condannato e poi graziato da Trump, Elisa Irizarry, che aveva 19 anni all’epoca dei fatti.





