Economia
Nucleare, Sogin oltre il punto di svolta: dallo smantellamento delle centrali alla costruzione della nuova filiera
Di Paolo Bozzacchi
(Articolo pubblicato su L’Economista, inserto de Il Riformista)
Molto più che una ripartenza col piede giusto. Il nuovo nucleare in Italia è già ben avviato grazie ad azioni, investimenti importanti e progetti ambiziosi. Lo dimostrano i numeri di Sogin, che ha già superato il giro di boa nel processo di smantellamento degli impianti nucleari italiani spenti e annunciato mezzo miliardo di valore per lavori messi a gara quest’anno. Sogin sta trasformando la memoria industriale del vecchio nucleare nella condizione tecnica, culturale e produttiva per dare ulteriore slancio al nuovo dossier dell’atomo. Il coinvolgimento dei territori è testimoniato dal successo della quinta edizione di Open Gate Sogin (visita alle quattro centrali italiane di Trino, Caorso, Latina e Garigliano) che ha raccolto oltre 5500 adesioni. Ma l’accelerazione sul decommissioning è solo il primo passo. La società guidata da Gian Luca Artizzu ha rimesso ordine in una partita complessa: autorizzazioni, appalti, sicurezza radiologica, gestione dei materiali, demolizioni specialistiche. Il programma complessivo a fine 2025 era arrivato al 47,7-48% in valore economico, motivo per cui oggi si può parlare di “giro di boa” della dismissione: un cambio di passo ormai chiaramente visibile. Decommissioning vuol dire caratterizzazione radiologica, decontaminazione, gestione del combustibile, trattamento e condizionamento dei rifiuti radioattivi, demolizioni in ambienti complessi, sicurezza fisica e nucleare, tracciabilità, formazione. Sono filiere ad alta specializzazione, dove l’Italia non parte affatto da zero. E’ già sviluppato un nucleo pubblico di conoscenze che può dialogare con industria, università, ricerca e migliori pratiche internazionali.
Una conferma arriva dalle due richieste di partnership siglate da Sogin nelle settimane scorse con la giapponese JAPC e l’inglese NDA. Tali accordi attestano il riconoscimento internazionale della Società come uno dei principali leader mondiali nelle strategie di decommissioning nucleare e, in particolare, nello smantellamento dei reattori a gas grafite, come quello della centrale di Latina, e nelle metodologie per il trattamento e il recupero della grafite irraggiata derivante dalla dismissione di questo genere di reattori.
Nel 2026 Sogin porta avanti contratti e prevede assegnazioni per circa mezzo miliardo di euro. Considerando lavori messi a gara ed effetto a cascata su ingegneria, componentistica, edilizia specializzata, monitoraggi, logistica, sicurezza, bonifiche e servizi professionali e applicando un moltiplicatore prudenziale tra 1,5 e 1,8, l’indotto potenziale per le imprese italiane può valere poco meno di 800 milioni. Non è solo spesa: è politica industriale. È domanda qualificata che allena il Made in Italy su standard nucleari. Il nuovo nucleare non nasce soltanto con una legge o con un investimento. Nasce da una catena di fiducia: istituzioni, controlli, gestione dei rifiuti, trasparenza verso i territori.
Sogin può essere il ponte tra chiusura e ripartenza, perché conosce gli impianti, parla il linguaggio della sicurezza, ha relazioni con organismi internazionali e può esportare competenze in decommissioning e waste management, due settori destinati a crescere. Il contesto, intanto, è cambiato. Lo studio Confindustria-Enea del 2025 stima che un programma nucleare italiano possa generare un ritorno economico pari al 2,5% del Pil e 117mila nuovi posti di lavoro, di cui 39mila direttamente nella filiera. Lo studio TEHA indica, con SMR e AMR fino al 10% della domanda elettrica al 2050. E’ un impatto economico superiore a 50 miliardi e fino a 117mila occupati diretti, indiretti e indotti. Autonomia strategica significa ridurre dipendenza dal gas, prezzi esteri e vulnerabilità geopolitiche. Competitività economica significa dare all’industria energia continua, decarbonizzata e programmabile. Impatto sociale significa lavoro qualificato, formazione tecnica, nuove competenze per giovani ingegneri, operai specializzati, tecnici ambientali, imprese di filiera. Sostegno alla visione di Sogin è arrivato dallo stesso Presidente di Confindustria Orsini, che all’Assemblea 2026 ha rilanciato: “Dobbiamo accelerare il ritorno al nucleare”; serve “corrente di continuità a zero emissioni” e la sperimentazione è “una scelta fondamentale per dare al nostro Paese l’autonomia energetica”. Fino alla disponibilità delle imprese a ospitare piccoli reattori modulari nei distretti industriali. La messa a terra del nucleare che verrà è un percorso che va costruito a quattro mani tra visione politica delle istituzioni e coraggio delle imprese.





