Politica
Fisco, la digitalizzazione accelera la lotta all’evasione
Di Giampiero Cinelli
La digitalizzazione sta cambiando il rapporto tra fisco, contribuenti e imprese, rafforzando gli strumenti di contrasto all’evasione ma aprendo anche nuove sfide sul fronte della sicurezza dei dati e della regolamentazione delle tecnologie. Nei primi sei mesi del 2026 l’allineamento tra Pos e registratori telematici ha fatto emergere quasi 9,1 miliardi di euro di imponibile e circa 160 milioni di scontrini in più, un risultato che potrebbe tradursi in circa 1,6 miliardi di euro di gettito Iva aggiuntivo, anche se al momento si tratta di una stima potenziale. In questo contesto si inserisce anche il confronto parlamentare sul Correttivo Fiscale Omnibus, destinato ad accompagnare il percorso della riforma tributaria.
Nel corso di Largo Chigi, format di Urania News, Andrea de Bertoldi, componente della Commissione Finanze della Camera per la Lega, il processo di innovazione dovrà proseguire puntando sulla compliance e su un rapporto più efficace tra amministrazione finanziaria e contribuente. «Il governo intende proseguire la digitalizzazione del fisco, siamo già molto attenti a questo tema. Così che il sistema fiscale possa guadagnare maggiore compliance, migliorando il dialogo col contribuente ed evitando l’evasione. L’Intelligenza Artificiale aiuta molto nel percorso di innovazione e individua i contribuenti meno affidabili».
Secondo il parlamentare, il contrasto all’evasione richiede anche una maggiore cooperazione internazionale per intercettare fenomeni che sfuggono alle singole amministrazioni nazionali. «Fondamentale comunque internazionalizzare e mettere in comune i processi di cui parliamo, per raggiungere meglio anche le multinazionali, che a volte non si riescono a tassare a livello nazionale».
Sul fronte della riforma fiscale, de Bertoldi conferma che è allo studio una riduzione dell’aliquota Irpef massima per alcuni redditi. «Posso dire che è allo studio l’abbassamento dell’aliquota Irpef dal 43% al 33% per i redditi medi». Allo stesso tempo ritiene fisiologico che il completamento della riforma possa essere accompagnato da una misura di definizione delle posizioni fiscali pregresse. «È normale che alle riforme fiscali, come quella che abbiamo avviato, si affianchi una sanatoria, che va fatta per i contribuenti onesti. Mi auguro venga concretizzata una volta conclusa la riforma».
Una proposta analoga sul fronte Irpef arriva anche da Luigi Marattin, segretario nazionale del Partito Liberaldemocratico e ospite della puntata, che però lega la riduzione dell’aliquota esclusivamente alle maggiori entrate derivanti dal recupero dell’evasione e a una revisione della spesa pubblica. «Ogni euro recuperato dall’evasione non deve aumentare la spesa pubblica. Dal recupero dell’evasione raccoglieremo circa 1,8-2 miliardi, secondo noi da destinare all’abbassamento, dal 43% al 33%, dell’aliquota Irpef per i redditi tra 50mila e 60mila euro».
Marattin propone inoltre una revisione complessiva del sistema tributario attraverso il superamento di detrazioni e deduzioni fiscali e una progressiva riduzione della spesa pubblica. L’obiettivo, spiega, sarebbe utilizzare le risorse liberate per abolire l’Irap, azzerare l’Ires sugli utili reinvestiti nelle imprese e proseguire con la riduzione dell’Irpef a favore del ceto medio.
La trasformazione digitale coinvolge però anche gli strumenti utilizzati quotidianamente dagli esercenti. Gabriella Criscuolo, presidente di Comufficio, nel suo intervento richiama l’attenzione sulla necessità di coniugare innovazione, affidabilità e sicurezza informatica. «Al fine di digitalizzare i pagamenti negli esercizi commerciali sono nate le interfacce di semplificazione, che producono documenti commerciali per fatture e corrispettivi. Siccome però i relativi dati vanno trasferiti all’Agenzia delle Entrate, andava scongiurato il rischio che le comunicazioni mancassero di sicurezza e veridicità».
Per questo motivo è stato introdotto anche il software di cassa, destinato a entrare pienamente in funzione tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027. Secondo Criscuolo, la nuova soluzione garantirà una maggiore affidabilità dei dati, ma resta aperta la questione dei software sviluppati all’estero, che potrebbero generare criticità nella trasmissione delle informazioni fiscali. «Come Comufficio chiediamo chiarezza e semplificazione. Siamo aperti alla digitalizzazione ma con attenzione, entra in gioco il tema della cyber-sicurezza».
Particolare attenzione viene riservata anche alla gestione dei dati nel cloud. L’associazione ritiene infatti che le informazioni fiscali degli esercenti debbano essere custodite all’interno di infrastrutture pubbliche nazionali. «Se i dati degli esercenti vanno nel cloud ci vogliono garanzie, che possono ridursi nel caso le aziende che forniscono il cloud siano estere. Preferiamo che il cloud per i dati degli esercenti sia gestito dallo Stato».
La puntata integrale di Largo Chigi





