News

Iran: accordo con Usa in vigore, riapre lo Stretto, Trump non ottiene nulla (per ora)

18
Giugno 2026
Di Giampiero Gramaglia

L’accordo tra Usa e Iran è in vigore con effetto immediato, dopo che i leader dei due Paesi lo hanno ieri firmato a distanza: l’annuncio fatto dal premier pachistano Shehbaz Sharif, principale mediatore della difficile intesa, significa la ripresa della navigazione nello Stretto di Hormuz, pur con cautela, per la necessità di sminarlo, e la levata del blocco navale ai porti iraniani.

La firma a distanza è avvenuta ieri sera: il presidente Usa Donald Trump ha firmato mentre aveva accanto il presidente francese Emmanuel Macron, nella reggia di Versailles; il presidente iraniano Masoud Pezeshkian era a Teheran.

In quel momento, Trump era ospite di Macron a una cena di gala in occasione del 250° anniversario della dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti, il 4 luglio 1776, nel luogo in cui, il 3 settembre 1783, venne firmato il Trattato con cui la Gran Bretagna riconosceva alle sue ex colonia americane l’indipendenza.

Il Pakistan e il Qatar, l’altro principale mediatore, ospiteranno, domani, in Svizzera, una cerimonia di firma: per gli Stati Uniti, ci sarà il vice-presidente JD Vance. Dopo, si apriranno le trattative sui punti rimasti aperti, che sono i più controversi, in particolare i programmi nucleari iraniani e l’uranio arricchito accumulato dal regime di Teheran.

I contenuti del memorandum of understanding in 14 punti ora ufficiale erano stati resi noti ieri, poco prima della firma, e ne aveva pure diffusamente parlato il presidente Trump alla fine del G7 di Evian, in Francia: fanno i titoli dei principali media di tutto il Mondo, con letture molto diverse; ed entrambe le parti cantano vittoria.

Sui media Usa, c’è, però, in evidenza un altro tema ricorrente: la decisione della Fed, la Federal Reserve, cioè la banca centrale degli Stati Uniti, di lasciare inalterato il costo del denaro, nella prima riunione sotto la presidenza di Kevin Warsh, messo lì da Trump per abbassare i tassi d’interesse. La Fed ha addirittura valutato l’opportunità di aumentare il costo del denaro, di fronte all’impennata dell’inflazione conseguente all’aumento dei costi dell’energia a causa della guerra.

La Cnn spiega che l’accordo lascia da chiarire molti dettagli, fra cui proprio la questione nucleare, e fa balenare all’Iran “un sacco di soldi”, sotto forma di investimenti statunitensi per 300 miliardi di dollari, una sorta di compensazioni di guerra, la levata progressiva delle sanzioni e lo sblocco dei beni iraniani congelati. La tv ‘all news’ liberal una gamma di analisi fra di loro complementari: Trump ha avuto quel che voleva; l’Iran ne esce meglio degli Usa; Washington si assume grossi impegni, Teheran nessuno – anche il transito senza pedaggi nello Stretto di Hormuz vale solo 60 giorni -.

Il sito Axios e la tv ‘all news’ conservatrice Fox danno due letture totalmente diverse dell’intesa: Axios titola “Trump accetta un accordo che non realizza i suoi obiettivi”, fra cui quelli da lui stesso indicati nel lanciare con Israele l’aggressione all’Iran, cioè la distruzione dei programmi nucleari e degli arsenali missilistici iraniani e il cambio di regime. Fox, invece, sposa la visione di Trump e parla di “una pietra miliare per il Medio Oriente” e di passi in avanti nel Golfo.

Detto che l’accordo è comunque positivo perché chiude -o, almeno, mette tra parentesi- un conflitto, i grandi media di tutto il Mondo sono critici sui risultati conseguiti dall’Amministrazione Trump. Secondo il New York Times e The Guardian, è stata sventata “una depressione mondiale”: la guerra ha dimostrato che l’Iran ha l’arma per innescare una crisi energetica planetaria chiudendo lo Stretto di Hormuz. E i risultati raggiunti da Trump non sono all’altezza delle ambizioni iniziali, essendosi rivelato il conflitto “insostenibile”.

Uno strascico dell’aggressione all’Iran del 28 febbraio è il deterioramento delle relazioni tra Usa e Israele e, in particolare, tra il presidente Trump e il premier israeliano Benjamin Netanyahu, che, ieri, a chiusura del G7, il magnate ha criticato per il protrarsi dell’azione militare in Libano, che compromette la tenuta dell’accordo.

Sgombrato il campo dai contrasti sull’Iran tra Stati Uniti e alleati europei, il vertice del G7 di Evian ha fatto emergere una apparente ritrovata unità d’ìintenti – tutta da verificare – sull’Ucraina. I leader dei 27 torneranno a parlarne, questa sera, a Bruxelles, al loro vertice, presente, come già a Evian, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky.