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Guerre, il punto: venti di bombe sull’Iran, brezze di pace sull’Ucraina
22
Ottobre
2026
Di Giampiero Gramaglia
| Soffiano più venti di guerra in Medio Oriente che brezze di pace sull’Ucraina. Ma va detto che l’attenzione mediatica, almeno negli Stati Uniti, è sempre più puntata sulle elezioni di midterm del 3 novembre: l’impressione è che, prima di allora, non ci saranno svolte sui fronti di conflitto aperti. L’Ap ha ieri dato con una breaking news la notizia che il presidente russo Vladimir Putin, nell’incontro con gli emissari statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner, ha dato il suo accordo per riprendere, il mese prossimo, i colloqui trilaterali tra Russia, Ucraina e Usa, una formula già adottata in passato senza risultati tangibili, a parte scambi di prigionieri. L’Europa sarebbe, ancora una volta, esclusa. Nel dare l’annuncio, l’Ap aveva, però, segnalato che Russia e Ucraina sono ancora ben lontane dall’ipotesi di un accordo di pace: i loro eserciti continuano a combattersi lungo la linea del fronte e le notti sono sempre segnate da attacchi incrociati con missili e droni, sovente letali per i civili. Un messaggio un po’ più ottimista sembra venire dal Cremlino – “si va verso la fine della guerra” -, ma solo perché, spiega la Cnn, “dove Trump vede un accordo, cioè un affare, il presidente russo Vladimir Putin vede una vittoria per la Russia”: l’intesa sul diesel, la sospensione delle sanzioni in atto e lo stop all’entrata in vigore delle nuove “sono tutti segnali – scrive la tv ‘all news’ – che la sua strategia nei confronti degli Stati Uniti sta funzionando”. Oltre agli emissari statunitensi, che ad Oslo, martedì, avevano visto il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, ieri Putin, a San Pietroburgo, ha incontrato il premier cinese Li Qiang. Segnali di guerra chiari vengono, invece, dal Medio Oriente. Il New York Times, largamente rilanciato dai media israeliani, apre con la notizia che Stati Uniti e Israele stanno elaborando nuovi piani per attaccare l’Iran dopo le rispettive elezioni (in Israele si vota martedì 27 ottobre, negli Usa martedì 3 novembre), Ma il giornale avverte che la ripresa delle ostilità “potrebbe non avere più successo della prima fase” e segnala che il presidente Usa Donald Trump ha già cancellato più volte piani per un ritorno alla guerra guerreggiata. Sempre sul fronte iraniano, il Wall Street Journal sottolinea le difficoltà in cui versa l’Iran, la cui flotta di petroliere ombra sarebbe rimasta a secco di greggio dopo mesi di blocco dei porti iraniani da parte della US Navy: Teheran aveva milioni di barili su petroliere in acque asiatiche, che gli hanno a lungo garantito un flusso di denaro consistente. Ma ora quella fonte di risorse fresche s’è inaridita. E siccome le guerre non finiscono mai, il Pentagono – rivela il Washington Post in apertura – lavora alla creazione dui una rete di spie sotto copertura per contrastare la Cina sui terreni dell’economia e della tecnologia: “Lo spionaggio economico è la nuova priorità del Dipartimento della Difesa. Ma il Pentagono non ha una grossa esperienza nello spionaggio”, attività tradizionalmente di competenza della Cia. Veniamo al voto di midterm. |
| Axios sostiene che “il ‘muro rosso’ è caduto” – rosso è il colore dei repubblicani – e scrive che “il nemico è dentro le mura”, cioè che i democratici stanno facendo breccia, nei sondaggi, persino in Stati ritenuti ‘santuari’ conservatori: in Kansas, che non ha un senatore democratico da 94 anni; in Mississippi, da 44 anni; e in South Caroliana, da 28, le corse paiono ora aperte. Dunque, i repubblicani cercano di tamponare le falle spendendo soldi dove mai avrebbero pensato di doverlo fare, nel tentativo di salvaguardare la maggioranza almeno al Senato. Ogni giorno, c’è un nuovo sondaggio, Oggi è il turno del New York Times, secondo cui il 52% di quanti si recheranno probabilmente alle urne o lo hanno già fatto – negli Usa, si può votare in anticipo, per posta o in seggi ad hoc -intende votare democratico e il 41% repubblicano, con un margine di errore di due punti. E il tasso di approvazione del presidente Donald Trump cala al minimo anche per questo rilevamento. E’ significativo che l’autorità di controllo delle televisioni, guidata da un ultra ‘trumpiano’, Brendan Carr, abbia messo in guardia le emittenti dal diffondere ‘fake polls’: ennesima forma d’intimidazione dei media operata dall’Amministrazione Trump. |





