Top News
Dall’oro alle borse di lusso, come cambia il patrimonio degli italiani
Di Cesare Giraldi
(Articolo pubblicato su L’Economista, inserto de Il Riformista)
La ricchezza degli italiani non si misura soltanto in depositi, investimenti finanziari e immobili. Nelle case esiste un patrimonio meno visibile, fatto di oro, gioielli, orologi e sempre più spesso accessori di lusso, che le famiglie iniziano a considerare non solo beni da conservare, ma risorse da valorizzare. È il cambiamento fotografato dal Rapporto Ipsos Doxa-Affide 2026, presentato a Roma, che analizza il rapporto tra patrimonio privato, fabbisogno di liquidità ed economia circolare. L’85% degli italiani riconosce ai propri preziosi un valore economico, contro il 75% del 2024. In media, ciascun cittadino possiede sette oggetti preziosi e 54 grammi d’oro. Eppure, una parte consistente di questa ricchezza resta immobilizzata: il 68% degli intervistati indossa meno di cinque gioielli all’anno e soltanto il 38% conosce il valore effettivo dei propri beni. Il tema assume peso in un contesto in cui il 41% degli italiani ha richiesto un prestito negli ultimi cinque anni, soprattutto per acquistare veicoli, intervenire sulla casa o affrontare imprevisti.
Tra patrimonio inutilizzato e necessità finanziarie si colloca il credito su pegno, conosciuto dal 59% dei cittadini. Lo strumento consente di ottenere un finanziamento offrendo un bene in garanzia senza venderlo definitivamente: il 38% degli intervistati ne apprezza soprattutto la possibilità di mantenere la proprietà dell’oggetto. Secondo Affide, storicamente circa il 95% dei clienti riscatta i propri beni dopo aver superato la necessità di liquidità.
Una forma di credito che può rispondere a esigenze temporanee, pur richiedendo un’attenta valutazione dei costi e delle condizioni contrattuali. «Sebbene gli italiani abbiano ormai chiara la valenza economica del proprio patrimonio in preziosi, faticano ancora a stimarne il reale valore in autonomia», osserva Andrea Rotunno, direttore generale di Affide. Il 60% teme inoltre i furti domestici, confermando come alla necessità di valorizzare il patrimonio si affianchi quella di custodirlo in sicurezza.
Ma la novità più significativa riguarda l’allargamento del concetto stesso di bene patrimoniale. Accanto all’oro emergono i cosiddetti pleasure asset, prodotti acquistati per ragioni estetiche o simboliche che possono conservare un valore sul mercato dell’usato. Il 35% degli italiani possiede, personalmente o in famiglia, una o più borse di pregio, quota che sale al 45% tra gli under 40. Il 64% attribuisce a questi accessori un valore patrimoniale e il 61% dei possessori valuterebbe di usarli come garanzia per ottenere liquidità. Non significa che ogni borsa firmata sia un investimento: il prezzo di rivendita dipende da marca, modello, autenticità, stato di conservazione e domanda. Segnala però una trasformazione culturale che apre nuovi spazi per gli operatori specializzati. Affide ha annunciato l’estensione dei servizi di valutazione, custodia, finanziamento e vendita all’asta alle borse di alta gamma, con perizie specialistiche supportate dall’intelligenza artificiale per l’autenticazione.
La seconda direttrice è il mercato del riuso: l’83% del campione considera importante l’economia circolare, il 65% si dichiara propenso ad affidare beni a una casa d’aste e il 53% prenderebbe in considerazione acquisti attraverso aste online. Si delinea così una filiera che unisce perizia, custodia, credito e rivendita, nella quale trasparenza e affidabilità diventano fattori competitivi.
Per le imprese del settore, la sfida sarà intercettare una domanda ancora in parte inespressa; per le famiglie, conoscere meglio il proprio patrimonio e scegliere quando mobilizzarlo, senza confondere la disponibilità di un bene con la convenienza economica di impegnarlo o venderlo. Il rapporto racconta, in definitiva, il passaggio dal possesso come semplice conservazione a una gestione più attiva della ricchezza materiale, in cui il valore non dipende soltanto da ciò che si custodisce, ma anche dagli strumenti disponibili per utilizzarlo.





