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Guerre, il punto: Usa ritirano B-1 dalla Gran Bretagna, via le truppe dall’Iraq; Ucraina, ponti a Kiev colpiti
Di Giampiero Gramaglia
La US Air Force, l’aeronautica militare degli Stati Uniti, ha ritirato tutti i suoi bombardieri dislocati sulla base aerea britannica di Fairford, obiettivo dieci giorni or sono d’un presunto attacco terroristico dietro cui vi sarebbe l’Iran. Sui media statunitensi, la notizia prevale, stamane, sugli sviluppi della guerra in Ucraina, con i punti di Kiev bombardati dai russi, anche durante la visita del cancelliere tedesco Friedrich Merz.
C’è pure interesse per le indagini sull’altra fallita azione terroristica che da giorni catalizza l’attenzione dell’opinione pubblica: il tentativo di dirottamento di un volo FlyDubai diretto a Tel Aviv, che il co-pilota voleva fare schiantare sull’aeroporto Ben Gurion. Alla vigilia del terzo anniversario dei rais terroristi di Hamas in territorio israeliano – il 7 ottobre 2023, circa 1200 le vittime -, il dirottamento, sventato dalla reazione del pilota e dei passeggeri, ripropone il tema delle carenze nella sicurezza di Israele: il co-pilota, la cui radicalizzazione era nota, non avrebbe dovuto trovarsi su quell’aereo.
Iran, una decisione precipitosa, un’inchiesta misteriosa
La notizia della rimozione dei B-1 Lancer e del loro trasferimento alla loro base negli Usa è stata data dall’Ap ieri sera citando fonti del Pentagono, che non ne hanno fornito motivazioni specifiche. La decisione è stata presa ed attuata – osserva il Washington Post – con inconsueta rapidità: ciò viene letto come una conferma della concretezza della minaccia e della vulnerabilità della base di Fairford, che era usata come base di partenza per missioni di bombardamento a lungo raggio nella guerra contro l’Iran.
Anche il New York Times, come pure Cnn e Axios, ci apre, sottolineando l’alone di mistero che tuttora circonda il presunto attentato: gli inquirenti britannici hanno fatto cinque arresti e Londra ha parlato di “chiare indicazioni” di un coinvolgimento dell’Iran nella vicenda – circostanza recisamente smentita da Teheran -; Washington parla di un “attore straniero”.
La US Air Force aveva dislocato presso la base, nel sud-ovest dell’Inghilterra, i B-1 Lancer, ben noti per il vasto raggio d’azione e l’elevata capacità di carico di missili e bombe. Londra sostiene che gli aerei erano utilizzati “per operazioni difensive” nel conflitto fra Usa e Iran, anche se non è chiaro quali missioni difensive quegli aerei possano svolgere.
Nella notte tra il 26 e il 27 settembre, la polizia era intervenuta nei pressi della base, dopo che era stata segnalata la presenza di “tre veicoli sospetti”, all’interno dei quali gli agenti non avevano trovato “alcun ordigno esplosivo”, ma benzina “in grandi quantità”.
Iraq, Usa completano il ritiro 23 anni dopo
Ai primi di ottobre, gli Stati Uniti hanno completato il ritiro dalle loro truppe dall’Iraq, 23 anni e mezzo dopo l’inizio dell’invasione, il 20 marzo 2003, e nel pieno di un riassetto degli equilibri di potere nel Paese, dove l’influenza dell’Iran e di partiti e milizie che ad esso fanno riferimento è in aumento – la popolazione irachena è in larga maggioranza sciita -.
Le truppe Usa ritirate dall’Iraq – dal 2015, erano lì per combattere l’Isis, uno dei derivati dell’invasione – sono state ridislocate in Giordania, da dove parteciperanno alla guerra contro l’Iran, se le operazioni militari dovessero riprendere.
L’invasione dell’Iraq ha provocato centinaia di migliaia di vittime civili irachene e migliaia di caduti americani, oltre chi di molti altri Paesi –anche italiani –, e non ha stabilizzato né la democrazia né l’economia del Paese, che resta fragile.
Il petrolio torna a fluire, i prezzi restano elevati
Nonostante la ripresa, ormai evidente da giorni, del flusso del petrolio dal Golfo Persico, perché il transito nello Stretto di Hormuz sta ritrovando una certa regolarità, i costi dell’energia restano elevati, con effetti negativi sull’economia planetaria. Pesa, anche, l’incertezza della situazione nel Mar Rosso: nello Yemen tra gli Huthi e l’Arabia saudita vengono segnalati scontri sanguinosi.
Ci si aspetta qualche beneficio della decisione dei leader del G7, presa venerdì, di rilasciare dento milioni di barili in quattro mesi dalle loro riserve, cedendo alle pressioni americane. Gli effetti dovrebbero vedersi nel giro di due / tre settimane.
.Negli ultimi giorni, l’economia statunitense ha dato segnali contraddittori: i dati consolidati della crescita, nel secondo trimestre, sono stati migliori del previsto (2,2% nel trimestre, 3,8% su scala annua), ma a settembre c’è stata la creazione di solo 29 mila posti di lavoro e l’aumento del tasso di disoccupazione al 4,2%.





