di Alessandro Caruso

La riduzione del gender gap è un tema su cui si avverte sempre un’intesa bipartisan. A parole. Ma ci sono best practice che stanno contribuendo a scrivere una storia concreta di inclusione di genere, che si stanno impegnando a sostegno di un piano di “she-covery” strutturale e di livello internazionale. Lo stanno facendo creando reti, confronti, partnership e sinergie. Uno di questi esempi è il player rappresentato da LVenture, l’acceleratore di impresa presieduto da Luigi Capello, e Binario F from Facebook, un community hub dedicato alle competenze digitali. Queste due realtà insieme hanno creato il format ToTheNext, una sorta di think tank itinerante per creare occasioni di incontro interistituzionale e lanciare proposte ai decision maker in ottica Pnrr.

La prima puntata è stata ospitata oggi dagli Utopia Studios ed è stata incentrata proprio sull’innovazione e sulla leadership femminile e sul loro significato per la ripresa.

L’INVESTIMENTO SUL GENDER GAP
Le premesse di Angelo Mazzetti, Head of public policy Facebook Italia, Cipro, Grecia e Malta, hanno dato subito l’idea dell’importanza di questa sfida: «L’uguaglianza di genere produrrebbe un incremento del Pil di 80 miliardi di euro in Italia. È una sfida da vincere e per farlo noi stiamo investendo su quello che consideriamo il vero driver per la riduzione del gap, le competenze digitali al femminile».

Dal Pnrr le risorse stanziate a questo proposito non sono poche, circa 50 i miliardi attesi per il raggiungimento di questo obiettivo, considerando che l’Italia, come ha ricordato Pina Picierno, europarlamentare Pd, parte più indietro rispetto ad altri paesi: «In Italia si avverte un blocco culturale piuttosto marcato. Anche per questo è importante ripartire dalla semantica giuridica. Ho presentato in Commissione europea un’interrogazione per definire dal punto di vista formale il concetto di "impresa femminile", in modo da stabilire una lettura univoca e contemporanea a livello europeo». E se la Commissione europea non sembra aver dato ancora segnali incoraggianti in questo senso, la stessa cosa non si può dire di quanto sta programmando l’Italia, anche sulla base del confronto con gli stimoli d’oltralpe.

 

IL CASO ITALIANO
All’incontro, infatti, era presente anche Chiara Corazza, la neo Ufficiale dell’Ordine della Stella d’Italia, l’onorificenza che il Capo dello Stato concede agli italiani all’estero con speciali meriti nella promozione dei rapporti di amicizia e collaborazione tra Italia e altri paesi. La Corazza è un’alta rappresentante del Women’s Forum per il G7 e il G20 e da due anni il governo francese le ha affidato l’importante incarico di dirigere una missione ufficiale volta a comprendere come preparare le donne ai mestieri del futuro e come interessare e trattenere le giovani ragazze nel campo delle cosiddette materie stem (science, technology, engineering, mathematics, ndr). Per questo ha toccato il cuore del problema con la sua proposta di forte impatto economico-culturale: «Uno dei problemi più gravi per lo sviluppo dell’imprenditoria al femminile è l’accesso al credito. In Francia si è risolto introducendo l’obbligo per le aziende pubbliche di valutare l’inclusione femminile, la rappresentanza e l’uguaglianza di genere tra i criteri per finanziare le imprese. In Italia potremmo fare lo stesso, magari estendendo l’obbligo anche alle imprese private». Una sorta di premialità, quindi, per le aziende che assumono donne e dimostrano un impegno concreto per la risoluzione del gender gap. E proprio queste premialità sono uno dei punti su cui sta lavorando l’Italia, come ha confermato il ministro per le Pari opportunità e la famiglia Elena Bonetti: «Al G20 abbiamo creato un asse trasversale a supporto dell’empowerment femminile, serve un’agenda globale per mettere a punto azioni sinergiche e integrate. Nel mondo del lavoro stiamo lavorando alla promozione delle carriere femminili: nel Pnrr abbiamo introdotto la certificazione delle imprese che applicano la parità di genere, sarà un criterio di premialità per le aziende ai fini finanziari».

 

LE COMPETENZE DIGITALI
Diceva Don Milani: “Se sai sei, se non sai sarai di qualcun altro”; la conoscenza, insomma, è il vero driver per l’emancipazione e l’affrancamento della propria dignità, umana e professionale. Anche per questo Mazzetti considera strategico puntare sulle competenze digitali, non solo quelle finalizzate all’uso degli strumenti, ma anche quelle per creare gli strumenti stessi. E ci sono realtà come Codemotion che lavorano proprio su questo segmento strategico. Intervenuta in trasmissione Chiara Russo, ceo di Codemotion, ha raccontato il loro impegno: «Stiamo avvicinando i giovani alle materie stem. In Italia solo il 12% dei laureati in computer design sono donne. La nostra scuola di tecnologia sta contrastando questo trend, iniziando con le generazioni dei giovanissimi. I nostri ultimi progetti sono rivolti proprio ai bambini, ma con moduli riservati anche alle sole donne».