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Vino e birra salvi, il Beca risparmia la filiera italiana

23
Febbraio 2022
Di Alessandro Caruso

Si temeva il peggio a Strasburgo la scorsa settimana per il voto al rapporto della commissione speciale per la lotta contro il cancro (Beca). La paura di fondo era quella di una demonizzazione tout court nei confronti dei prodotti alcolici, una soluzione che le avrebbe etichettate, in tutti i sensi, come pericolose per il cancro. Con il rischio di affossare la filiera del vino e della birra che per l’Italia sono strategiche. Alla fine ha prevalso il buon senso. Vino e birra sono salvi. Ma le sfide non sono ancora tutte vinte. Vittorio Cino, direttore generale di Federvini, e Andrea Bagnolini, direttore generale di Assobirra, ci spiegano il perché.

Sponsorizzazioni di prodotti alcolici negli eventi sportivi, il Beca non ha chiuso a questa possibilità, come si temeva inizialmente. Siete soddisfatti di questo risultato? 
Vittorio Cino: «Riteniamo utile che le aziende possano usufruire di questa possibilità, pur tenendo conto che occorre comunicare sempre tenendo conto che i messaggi devono essere portavoce di moderazione e responsabilità. Riteniamo giusto che ci siano restrizione nei confronti di eventi per i minori che, lo ricordo, non possono assumere bevande alcoliche in nessun caso. Purtroppo tale misura potrebbe comunque avere delle conseguenze negative a livello locale: sono molte le cantine che per ragioni di presenza sul territorio sponsorizzano società polisportive giovanili o singoli eventi rivolti a giovani».
Andrea Bagnolini: «Siamo soddisfatti, è stata una  battaglia importante vinta dal nostro comparto, anche se siamo consapevoli che la guerra sarà ancora lunga. Per dare un’idea dell’impatto negativo che si rischiava di avere, in particolare sugli sport minori, basta ricordare che il solo settore birrario ogni anno sostiene lo sport europeo con un investimento complessivo di circa 900 milioni di euro, a favore di oltre 8mila comunità locali».

Sulle etichettature dei prodotti alcolici si temeva il peggio, invece si è optato per una soluzione più ragionevole, che non preveda le healthy warning per gli alcolici. Quali sono state le maggiori difficoltà per arrivare a questo obiettivo? 
Vittorio Cino: «Purtroppo la raccomandazione di prevedere healthy warning, cioè messaggi terrorizzanti e demonizzanti come sui pacchetti di sigarette, è frutto di una mentalità proibizionistica in questo momento molto presente nei dibattiti sul tema nutrizione e salute. Parte dall’assunto è che il cittadino consumatore non deve essere educato e informato per fare poi proprie scelte consapevoli, bensì imporre dall’alto imposizioni e divieti usando il linguaggio del terrore. Tra l’altro rivolgendosi a tutti, non solo a chi purtroppo fa abuso di bevande alcoliche».
Andrea Bagnolini: «La scelta di optare per un richiamo al consumo responsabile sulle etichette delle bevande alcoliche va nella giusta direzione di richiamare tutti all’importanza di un consumo moderato, a pasto, tipico della cultura e dello stile di vita mediterranei. La forzatura che veniva suggerita ci avrebbe condotto a una deriva pericolosa che non è stato semplice evitare».

Con riferimento alla tassazione, il Beca raccomanda un aumento sui prodotti alcolici. Quali possono essere le conseguenze sul settore?  
Vittorio Cino: «Al di là della sperequazione sociale, per cui il costo di un prodotto di massa incide sul consumo in base al censo del consumatore, le conseguenze potrebbero essere pesanti per quei settori, penso al vino da tavola ma non solo, che normalmente sono disponibili a prezzi contenuti ma in caso di tassazione elevata o addirittura di fissazione di un prezzo minimo di acquisto, si troverebbero in grande difficoltà. Ma, quel che più conta, senza influire minimamente sul problema che si intenderebbe colpire, cioè ridurre l’abuso: ormai è acclarato che chi è dipendente da una sostanza, sia alcol o altro, non troverà certo un ostacolo nel prezzo più alto».
Andrea Bagnolini: «Continuiamo da anni a lavorare come settore per ottenere una riduzione strutturale della pressione fiscale sulla birra, sulla scia di quanto ottenuto per il 2022 nell’ultima Legge di Bilancio. Ricordiamo ancora una volta che la birra è l’unica bevanda da pasto a pagare le accise nel nostro Paese, questa discriminazione riteniamo vada sanata dando un segnale forte al nostro comparto, che ogni anno tanto investe in ricerca e  innovazione nei suoi siti produttivi, sparsi su tutto il territorio nazionale da nord a sud, garantendo lavoro e sviluppo, anche in territori talvolta difficili ed economicamente più svantaggiati».

Quali sono le prossime sfide per la difesa dei prodotti alcolici italiani a livello europeo? 
Vittorio Cino
: «Da un lato il tema della tassazione dall’altro quello della discriminazione tra i settori. Il pericolo non è solo e tanto quello di vedere prodotti come il vino, tipica bevanda da pasto, diventare beni “di lusso”, quando quello di criminalizzare un intero comparto, per poi scegliere politiche discriminatorie. Un esempio tra tutti: lo scorso dicembre la Commissione europea ha deciso di ripartire i fondi destinati alla promozione del settore agricolo tenendo conto del Beating Cancer Plan: dato che il vino e la carne sono stati messi dietro la lavagna, riceveranno contestualmente molti meno fondi di promozione. È solo l’antipasto di quello che ci attende».
Andrea Bagnolini: «Le sfide sono moltissime, a tutela in generale delle nostre eccellenze agroalimentari e birrarie in particolare, esportate in Europa e in tutto il mondo dai nostri imprenditori. Dobbiamo continuare a difendere in tutte le sedi la qualità del nostro made in Italy, sottoposto a continui attacchi e a pericolosi tentativi di imitazione. Siamo conosciuti e apprezzati nel mondo come italiani, per la nostra capacità di essere attrattivi e unici nella ricerca del bello, nella qualità dei prodotti che portiamo sulle nostre tavole e che abbiamo fatto conoscere ad ogni latitudine. Il vino e la birra in particolare devono sempre più lavorare insieme in questo senso, promuovendosi in nuovi mercati, collaborando e facendo squadra con le reti diplomatiche e commerciali di rappresentanza italiana, come simboli universali dello stile di vita italiano».

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