Esteri
Ucraina, il negoziato entra nella zona rossa: passi avanti, ma il divario regge
Di Giampiero Gramaglia
Le trattative di ieri a Berlino non hanno colmato le distanze esistenti tra Ucraina e Usa sui territori da cedere alla Russia per chiudere il conflitto: lo scrive Axios, a sintesi di due giornate di intensi negoziati che hanno coinvolto leader europei, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e gli emissari Usa Steve Witkoff e Jared Kushner. I colloqui hanno avuto tavoli separati: ucraini e americani, ucraini e europei, tutti insieme a cena.
Secondo Politico, gli Stati Uniti ora offrono all’Ucraina garanzie di sicurezza corrispondenti a quelle previste dall’articolo 5 del Trattato atlantico, cioè l’intervento a sostegno in caso di aggressione, ma si tratta di un’offerta a termine, che scade se Kiev non l’accetta.
Fonti Usa spiegano che l’offerta è accompagnata da un ultimatum implicito: “Queste solide garanzie non saranno sul tavolo per sempre… Vanno accettate ora o la prossima offerta non sarà altrettanto vantaggiosa …”. Una pressione in più, quasi un ricatto, a fare in fretta, che pare essere, in questo momento, una priorità del presidente Usa Donald Trump.
Le percezioni mediatiche non incoraggianti contrastano con l’ottimismo espresso a Berlino da fonti Usa, secondo cui “Un’intesa è vicina”. Il capo negoziatore ucraino Rustem Umerov, in linea con l’atteggiamento di Kiev, positivo, se non altro per non irritare gli interlocutori statunitensi, parla di “colloqui produttivi”. Zelensky parla di interlocuzioni non facili, ma molto produttive: “La pace deve essere giusta… La nostra dignità è importante…”.
A Washington, Trump dice: “Siamo più vicini che mai” a un’intesa per l’Ucraina; “Stiamo avendo un enorme sostegno dai leader europei… Vogliono che finisca… Dpbiamo mettere tutti nella stessa pagina”, compreso il presidente russo Vladimir Putin.
Trump aggiunge: “L’Ucraina ha già perso territorio… Sulle garanzie di sicurezza, lavoriamo con l’Europa, che avrà un grande ruolo in questo… Abbiamo fatto molti progressi”, in una partita però si è rivelata “più difficile di quanto si poteva immaginare… I due leader – Putin e Zelensky, ndr – non si piacciono e ciò rende le cose un po’ più difficili…”.
L’infittirsi di messaggi incrociati sull’asse Washington-Kiev-Mosca, in cui l’Europa vuole inserirsi, pare indicare che le trattative siano a un punto cruciale, più intenso, se non più avanzato, che mai in passato.
I leader europei presenti a Berlino, fra cui la premier italiana Giorgia Meloni, pubblicano un documento a sostegno dell’Ucraina, nel quale dichiarano d’appoggiare qualsiasi decisione Zelensky prenderà sui territori.
Sempre secondo Politico, le opinioni pubbliche in Francia e in Germania stanno riducendo il loro sostegno all’Ucraina, mentre quelle americana, britannica e canadese inclinano a mantenere l’aiuto materiale al popolo ucraino. E’ il risultato, parzialmente sorprendente, di un sondaggio che non coinvolge l’Italia.
Nell’Ue, c’è da sciogliere il nodo del riutilizzo o meno degli asset russi congelati: se ne parlerà a Bruxelles al Vertice europeo di giovedì e venerdì. Ungheria e Slovacchia restano contrarie al congelamento dei beni; altri Paesi, fra cui l’Italia, hanno riserve sul ricorso agli asset e chiedono “soluzioni alternative” per l’aiuto all’Ucraina.





