Esteri

Trump dà del matto a Netanyahu e torna a bombardare per legittima difesa

02
Giugno 2026
Di Giampiero Gramaglia

Una telefonata a dir poco tempestosa tra il presidente Usa Donald Trump e il premier israeliano Benjamin Netanyahu è stata ieri il momento saliente della ‘diplomazia di pace’ – se vogliamo chiamarla cosi – nella guerra all’Iran, in una giornata che, sul fronte bellico, ha visto nuovi attacchi degli Stati uniti contro obiettivi iraniani ‘per legittima difesa”.

Dopo che Israele aveva intensificato i combattimenti contro Hezbollah in Libano, occupando ulteriori porzioni del territorio libanese, fino al castello di Beaufort, e dopo che Washington aveva di nuovo colpito obiettivi iraniani, Teheran ha risposto attaccando a sua volta obiettivi statunitensi in Kuwait e facendo un passo indietro nelle trattative con gli Usa mediate da Pakistan e altri Paesi.

Il sito Axios, ampiamente ripreso anche dai media israeliani, riferisce che Trump, nella telefonata con Netanyahu, è ‘andato su di giri’, dicendo cose tipo “Tu sei tutto matto”: e, ancora, “Ti sto salvando la pelle… Se non fosse per me, tu saresti già in prigione… Adesso tutti ti odiano e tutti odiano Israele…”.

Per la tv ‘all news’ conservatrice Fox News, la conversazione tra Trump e Netanyahu ha segnato “un importante distanziamento” tra Usa e Israele. Del resto, dissapori fra i due alleati erano emersi chiaramente negli ultimi giorni: Trump e Netanyahu, uniti nel fare la guerra all’Iran a due riprese, nel giugno 2025, la ‘guerra dei 12 giorni’, e dal 28 febbraio ad oggi, hanno ora priorità divergenti.

Trump ha l’urgenza, anche se la nega, di chiudere il conflitto, che gli sta costando popolarità e rischia di fare perdere ai repubblicani le elezioni di midterm del 3 novembre. Netanyahu, invece, vuole (e forse deve) tenere aperta la guerra non avendo raggiunto nessuno degli obiettivi prefissati e nella convinzione che la tensione del conflitto gli giova nella prospettiva di un voto in autunno – senza contare le pressioni nella coalizione di governo dei partiti ultra-religiosi d’estrema destra -.

Trump avrebbe anche parlato con gli Hezbollah, chiedendo loro di sospendere i lanci di razzi verso Israele. Ma non è chiaro che sia stato, in questo caso, l’interlocutore del presidente.

Il litigio telefonico tra Trump e Netanyahu fa passare in secondo piano l’annuncio di Teheran, anch’esso largamente strumentale, della sospensione dei negoziati con gli Usa e dell’intensione d’attuare “una chiusura totale dello Stretto di Hormuz”, accusando Israele di “crimini continui” commessi in Libano – dove si contano decine di vittime ogni giorno, tra cui donne e bambini – e avvertendo che ogni violazione del cessate-il-fuoco su qualsiasi fronte annulla la tregua.

In realtà, la navigazione nello Stretto di Hormuz, la cui ripresa dovrebbe essere il risultato più tangibile di un’intesa fra Usa e Iran, non è del tutto bloccata: secondo Teheran, decine di petroliere e mercantili sono transitati nei giorni scorsi con il consenso iraniano.

Il Wall Street Journal segnala un altro sviluppo diplomatico del conflitto iraniano, che riguarda l’Oman. Secondo il quotidiano economico, l’Amministrazione Trump sta premendo sull’Oman, neutrale nella guerra, perché faccia una scelta di campo e rompa i rapporti con l’Iran, mentre Teheran fa balenare la possibilità di condividere con l’Oman un pedaggio sul transito nello Stretto. Nell’analisi del WSJ, l’Oman, che ha fin qui “camminato sul filo” tra Washington e Teheran, sta “perdendo terreno” come Paese in cui entrambi i contendenti hanno fiducia.

Tutti questi sviluppi hanno posposto la reazione iraniana all’ultima revisione della bozza d’accordo trasmessa ai mediatori dall’Amministrazione Trump, che comporta formule di linguaggio più rigide sia sulla riapertura dello Stretto di Hormuz che sull’impegno di Teheran a non dotarsi dell’atomica.


La stampa statunitense, questa mattina, dà molto rilievo a un passo indietro del magnate presidente sul fronte interno: New York Times e Washington Post dedicano i titoli d’apertura al fatto che l’Amministrazione Trump starebbe abbandonando l’idea d’un fondo da 1,8 miliardi di dollari creato con i soldi dei contribuenti e destinato a indennizzare familiari, amici e alleati del presidente che sarebbero stati vittime di un uso della giustizia come arma da parte dell’Amministrazione Biden.Il Dipartimento della Giustizia ha infatti comunicato che intende rispettare l’ordine di un giudice che ha temporaneamente bloccato il fondo.

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