Esteri
Minneapolis, agente anti-migranti spara e uccide una donna: esplodono le proteste
Di Giampiero Gramaglia
Un agente della polizia anti-migranti spara e uccide una donna bianca di 37 anni, madre di tre figli, a Minneapolis, dove nel 2020 la polizia locale uccise un uomo nero di 47 anni, George Floyd, innescando l’indignazione di mezza Ameria e le proteste del movimento Black Lives Matter. Come cinque anni or sono, c’è un video della scena raccapricciante nella sua crudezza: Kristi Noem, segretaria alla Sicurezza interna, e Donald Trump avallano una storia alternativa a quella mostrata dalle immagini – l’agente avrebbe sparato per legittima difesa -, con l’effetto di alimentare la rabbia e la contestazione che sfociano in manifestazioni di protesta da Minneapolis a New York e altrove.
Sui media, la vicenda attira più attenzione delle cronache internazionali: due petroliere fantasma, una delle quali battente bandiera russa, sequestrate in acque internazionali, perché trasportavano petrolio venezuelano in violazione delle sanzioni statunitensi; le minacce di morte nei confronti dell’ayatollah Ali Khameney, guida suprema iraniana, pronunciate dal senatore Lindsey Graham; gli sviluppi delle tensioni con l’Europa, dopo i propositi di annessione o comunque acquisizione della Groenlandia; il ritiro degli Usa da decine di organizzazioni internazionali, fra cui un accordo sul clima che risale al 1992; e molte altre ancora.
Le circostanze dell’uccisione a Minneapolis di Renée Good innescano nel Congresso la richiesta d’una indagine da parte dei leader democratici di Camera e Senato, mentre le autorità statali e locali contestano la versione dei fatti fornita da Noem, l’ex governatrice del South Dakota che si vanta d’avere ucciso a fucilate un proprio cucciolo perché non era bravo nella caccia. Secondo Noem, sostenuta da Trump, il comportamento della vittima evoca terrorismo interno.
Le immagini dell’uccisione di Good, colpita a distanza ravvicinata attraverso il finestrino dell’auto, mentre cercava di allontanarsi in una situazione che non presentava pericoli per gli agenti, sono esplicite, sullo sfondo delle grida della donna che riprende la scena con il telefonino. Scrive sull’ANSA Alessandra Baldini, una veterana dei corrispondenti dagli Usa: “Si macchia di sangue … il giro di vite di Trump contro i migranti”.
Nel video, si vede un agente federale avvicinarsi al Suv di Good, moglie di un noto attivista locale, e intimare alla donna di scendere dalla sua “fottuta auto”, che è di traverso in mezzo alla strada. Good, invece, fa per allontanarsi a bassissima velocità e un altro agente mascherato, che ha già estratto la pistola, le spara alla testa tre colpi a bruciapelo a braccio teso. L’auto, ormai senza guida, avanza per una decina di metri sulla strada ghiacciata e si schianta contro un’altra vettura e un palo della luce.
Noem ha difeso gli agenti coinvolti e ha affermato che “è stato un atto di terrorismo interno”. E Tricia McLaughlin, portavoce del Dipartimento della Sicurezza interna, ha detto che “l’agente temeva per la propria vita e per quelle dei suoi colleghi”: Good avrebbe “usato la propria auto come arma” nel tentativo di uccidere agenti federali.
Il sindaco di Minneapolis Jacob Frey ha vivamente contestato queste versioni: “Ho visto il video: sono stronzate”. Per lui, “un agente ha usato il proprio potere in modo sconsiderato, con il risultato che una persona è morta, è stata uccisa”. Il sindaco ha aggiunto: “Gli agenti dell’Ice stanno provocando il caos”, chiedendo alle forze federali di lasciare immediatamente la città.
Minneapolis è l’ultimo epicentro della campagna condotta dall’Amministrazione Trump contro l’immigrazione illegale. Tra i partecipanti all’azione, c’era anche Gregory Bovino, alto funzionario della U.S. Customs and Border Patrol, noto per essere stato il volto delle operazioni di repressione anti-migranti a Los Angeles, Chicago e in altre città.
La sparatoria di Minneapolis segna una drammatica escalation nella serie di operazioni di controllo dell’immigrazione condotte nelle principali città americane. Minneapolis e la città gemella St. Paul sono in stato di allerta da quando il Dipartimento per la Sicurezza interna ha annunciato l’avvio d’un’operazione in parte collegata ad accuse di frode rivolte a residenti di origine somala, che hanno già indotto il governatore Tim Walz (candidato democratico alla vicepresidenza con Kamala Harris) a non candidarsi per un terzo mandato. Walz ha giudicato quanto avvenuto “totalmente prevedibile” e “totalmente evitabile”.
La deputata democratica Ilhan Omar, prima somalo-americana eletta alla Camera Usa, il cui collegio include la zona della sparatoria, descrive la vittima come “un’osservatrice legale” dell’operazione dell’Ice, che da ieri mobilita in città oltre 2000 agenti federali. Omar è stata spesso oggetto delle critiche di Trump.





