Esteri

Iran, i preliminari dei negoziati a Islamabad, le delegazioni sono ‘depotenziate’

25
Aprile 2026
Di Giampiero Gramaglia

In attesa che la ripresa dei negoziati tra Usa e Iran produca qualche risultato, l’attenzione è puntata più che sui contenuti delle trattative sulla composizione delle delegazioni, che appaiono entrambe ‘depotenziate’ rispetto a due settimane or sono: da parte statunitense, non c’è il vice-presidente JD Vance, ma c’è solo la ‘coppia di fatto’ dei negoziatori ‘per tutte le stagioni’, con l’immobiliarista Steve Witkoff e il ‘primo genero’ Jared Kushner; da parte iraniana, manca il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf, l’interlocutore preferito degli Stati Uniti, la cui posizione non è al momento chiara, ma c’è il ministro degli Esteri Abbas Araghchi.

Mentre il Financial Times constata che “una tregua precaria non può essere la soluzione definitiva” alla crisi aperta dall’aggressione israelo-americana all’Iran, e che quindi bisogna uscire dallo stallo, specie nello Stretto di Hormuz, la stampa statunitense si chiede se l’assenza di Vance rappresenti una bocciatura per il vice del presidente Donald Trump o sia proprio solo dovuta alla mancanza d’un interlocutore di pari rango. Il 12 aprile, Vance aveva abbandonato la trattativa E Islamabad dopo un unico lunghissimo infruttuoso round.

Se fosse tutta una questione di protocollo, a confrontarsi con Araghchi dovrebbe essere il segretario di Stato Marco Rubio, che, invece, scrive il New York Times, pare privilegiare, in questo momento, l’altro ruolo di consigliere per la Sicurezza nazionale ed è poco attivo sulla scena internazionale.

Ancora più difficile capire che cosa avviene nella leadership iraniana: molte illazioni vengono dall’opposizione in esilio e sono impossibili da verificare. Ghalibaf, cui Trump ha certamente creato problemi indicandolo come interlocutore privilegiato degli Stati Uniti, sarebbe stato criticato perché avrebbe voluto includere la questione nucleare nelle trattative con Washington e sarebbe stato costretto a dimettersi. Ma l’ufficio stampa del Parlamento di Teheran smentisce le dimissioni.

Al posto di Ghalibaf nel team negoziale potrebbe entrare Said Jalili, rappresentante ultra-integralista della Guida Suprema presso il Consiglio supremo di Sicurezza nazionale. Ma a Islamabad c’è solo Araghchi, che non dovrebbe però avere incontri diretti con la delegazione statunitense, ma dovrebbe solo incontrare i mediatori pachistani. Per Axios, invece, un incontro diretto Usa – Iran a Islamabad potrebbe esserci lunedì, dopo che le due delegazioni avranno avuto colloqui separati coi mediatori.

Secondo media statali iraniani, Araghchi ha già trasmesso la risposta di Teheran alle proposte fatte dal Pakistan, vedendo il capo dell’esercito pakistano Asim Munir. Secondo il Ministero della Difesa iraniano, gli Stati Uniti stanno cercando un modo per “salvare la faccia” e “uscire dalla guerra in cui sono rimasti intrappolati”.

Intanto, l’Amministrazione Trump 2 ha imposto sanzioni a una raffineria di petrolio cinese e inoltre a una quarantina di compagnie coinvolte nel trasporto petrolio iraniano. La mossa insieme al blocco dei porti iraniani vuole limitare le possibilità dell’Iran di procurarsi risorse per la guerra e anche per il sostentamento della propria popolazione.

Dopo l’arrivo nell’area del conflitto della terza portaerei Usa, la Bush, che, con la sua squadra, s’affianca alla Lincoln e alla Ford, sono attesi nei prossimi giorni, altri 4.000 soldati americani.

Secondo la Lloyd’s List, citata da Al Jazeera, almeno 43 navi portacontainer delle dieci maggiori compagnie di navigazione al mondo sono tuttora bloccate nel Golfo Persico, dove erano state colte dall’inizio del conflitto il 28 febbraio. Scoppiata la guerra, le compagnie hanno sospeso i servizi nella regione, “causando ritardi significativi e un aumento dei costi per il commercio globale”, dice la rivista specializzata nel settore marittimo. In genere, gli equipaggi sono stati messi in sicurezza, ma due navi Msc sono state sequestrate dalle autorità iraniane.

In Libano, invece, Hezbollah, la milizia sciita filo-iraniana, non riconosce l’estensione della tregua concordata a Washington tra Israele e il governo di Beirut, mettendo a rischio il cessate-il-fuoco, per altro già ripetutamente violato da entrambe le parti, e gli sviluppi del negoziato che mira a porre le basi per una pace duratura.

E cresce il risentimento di Trump nei confronti della Nato che non ha aiutato gli Usa contro l’Iran: il magnate presidente dice che i Paesi alleati hanno tradito “i loro stessi interessi” e ce l’ha specialmente con la Spagna, che vorrebbe escludere dalla Nato – cosa , con la Gran Bretagna, che minaccia di cambiare posizione sulle Falklands – non si capisce bene che effetto la cosa potrebbe avere – e con la Francia.

Riuniti a Cipro giovedì e venerdì, i leader dei 27 dell’Ue hanno ribadito il loro appoggio all’Ucraina di fronte all’invasione russa e hanno finalmente sbloccato il prestito a Kiev da 90 miliardi di euro, finora fermo per il veto dell’Ungheria. Sulla guerra all’Iran, l’Ue e molti suoi Paesi sono invece pronti a contribuire allo sminamento del Golfo Persico e dello Stretto di Hormuz e ad assicurare libertà di navigazione, ma solo una volta cessato il conflitto.