Politica
Tra crisi nel Golfo e interessi economici, la visita di Caiata negli Emirati: energia, sicurezza e investimenti nella nuova fase della relazione
Di Beatrice Telesio di Toritto
(Articolo pubblicato su L’Economista, inserto de Il Riformista)
La visita negli Emirati Arabi Uniti dell’onorevole e presidente dell’Intergruppo di amicizia con i Paesi del Golfo Salvatore Caiata si inserisce in una fase in cui il Golfo torna al centro non solo della tensione geopolitica ma anche degli equilibri economici globali, perché è proprio in quest’area che si intrecciano sicurezza, flussi energetici e rotte commerciali. L’incontro con il presidente del Consiglio Nazionale Federale Saqr Gobash, accompagnato dall’ambasciatore Lorenzo Fanara, si colloca nel contesto successivo all’attacco iraniano agli Emirati, un passaggio che riporta l’attenzione sulla stabilità di un’area chiave per l’economia internazionale. In questo quadro, il richiamo alla solidarietà e alla vicinanza del Parlamento italiano, insieme all’apprezzamento espresso dalla controparte emiratina per una presenza considerata significativa, segnala un rafforzamento del legame politico che ha però implicazioni dirette anche sul piano economico.
La diplomazia parlamentare, richiamata tra i risultati concreti della relazione, si traduce infatti in strumenti operativi – dalla ratifica da parte di un ramo del Parlamento dell’accordo di sicurezza con gli EAU al coordinamento tra gli ambasciatori dei Paesi del Golfo presso la Commissione Esteri – che contribuiscono a costruire un quadro più prevedibile per scambi e investimenti.
È qui che la dimensione geopolitica si salda con quella economica: stabilità dell’area, affidabilità delle rotte e capacità di risposta alle crisi restano variabili decisive per il costo dell’energia, per le catene di approvvigionamento e per le scelte degli investitori. La sequenza delle missioni istituzionali, dalla visita della presidente del Consiglio Giorgia Meloni a quella del ministro della Difesa Guido Crosetto, restituisce l’idea di una linea che tiene insieme sicurezza e interessi industriali, dentro una strategia che guarda agli Emirati come a un interlocutore sempre più rilevante. Il punto, però, non è soltanto la gestione della crisi ma la collocazione di lungo periodo: gli Emirati si sono progressivamente affermati come uno degli hub più dinamici della nuova geografia economica globale, capaci di attrarre capitali, logistica e investimenti anche in contesti complessi. Come aveva dichiarato già su queste colonne lo stesso Caiata, si tratta di un partner essenziale e di un modello di sviluppo fondato su apertura ai mercati internazionali e capacità di intercettare flussi globali, diventando un crocevia finanziario del nuovo spazio economico arabo.
Questo spiega perché la relazione con Abu Dhabi assuma un valore strategico crescente anche per l’Italia, non solo sul piano politico ma su quello industriale e tecnologico. La cooperazione nella difesa si conferma uno dei principali ambiti di sviluppo, anche alla luce della recente ratifica dell’accordo, con un partenariato orientato alla deterrenza e alla collaborazione che può produrre risultati nella ricerca, nella sperimentazione tecnologica e nella cooperazione reciproca, mentre altri settori – dalla space economy alla nautica fino all’agricoltura nelle sue applicazioni più innovative – delineano un perimetro di opportunità che si estende anche oltre il breve periodo. Resta però una variabile di fondo: la capacità degli Emirati di mantenere questo ruolo in un contesto regionale sempre più esposto a tensioni. È su questo equilibrio che si gioca oggi una parte della relazione con l’Italia, tra la necessità di presidiare un’area strategica e quella di trasformare la vicinanza politica in un vantaggio economico concreto.





