Esteri
Groenlandia, Ucraina, Medio Oriente: cosa resta dell’asse Europa-Usa
Di Giampiero Gramaglia
Svuotato di drammaticità dalla marcia indietro sulla Groenlandia del presidente Usa Donald Trump, il Vertice straordinario dei leader Ue a Bruxelles s’è ugualmente svolto la scorsa notte in un clima di preoccupazione per gli sviluppi futuri delle relazioni transatlantiche, considerata l’inattendibilità e la volubilità del magnate presidente.
Per il momento, Trump dice di avere rinunciato all’uso della forza per acquisire la Groenlandia ed ha cancellato gli extra-dazi del 10% che dovevano scattare il 1° febbraio per otto Paesi Nato; e pare essersi accontentato di un accordo quadro dai contenuti vaghi. Nell’analisi di Euronews, “i lividi” che la vicenda lascia sulle relazioni Ue-Usa inducono “i leader europei ad agire uniti”. E Politico sottolinea che i 27 restano “prudenti”: rinfoderano il bazooka commerciale tirato fuori, ma non ancora armato, di fronte alla minaccia di dazi, ma lo tengono a portata di mano.
Le Monde osserva che la Groenlandia e la Danimarca, che ha la sovranità sull’isola di ghiaccio, restano prudenti e tracciano “le loro linee rosse”, da rispettare nelle trattative nella Nato, perché “molte questioni restano aperte sui termini dell’intesa sbozzata a Davos” tra Trump e Mark Rutte, segretario generale dell’Alleanza atlantica, che non aveva un mandato negoziale.
Ucraina: negoziati a tre oggi ad Abu Dhabi
E gli sviluppi di altre crisi incombono. Per la guerra in Ucraina, negoziatori statunitensi, russi e ucraini si riuniscono, oggi, per la prima volta insieme, ad Abu Dhabi, negli Emirati arabi uniti. L’incontro è frutto di colloqui russo-americani, ieri, al Cremlino, durati tre ore e definiti “fruttuosi” da parte russa, e del bilaterale a Davos tra Trump e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky.
Dopo avere visto Trump, Zalensky se l’è poi presa con gli europei, accusati di non avere investito nella difesa del suo Paese i frutti degli assets russi congelati nell’Ue – un’ipotesi a lungo discussa, ma controversa, perché contestabile dal punto di vista del diritto internazionale -. Toni e contenuti del discorso di Zelensky sono parsi a molti osservatori insolitamente trumpiani.
Secondo fonti diplomatiche ucraine, Trump e Zelensky hanno progredito sulle garanzie di sicurezza da riconoscere all’Ucraina dopo la cessazione delle ostilità, ma resta il nodo dei territori da cedere alla Russia.
Medio Oriente: ‘Board of Peace’ e progetti immobiliari, tutto senza palestinesi
Fronte Medio Oriente, c’è stato, sempre ieri, ancora a Davos, l’insediamento del ‘Board of Peace’: cerimonia imbarazzante, tronfiamente presieduta da Trump, dove le assenze erano molto più appariscenti delle presenze. C’erano Israele – non il premier Benjamin Netanyahu, che in Svizzera sarebbe arrestato, in virtù del mandato di cattura per crimini di guerra della Corte di Giustizia internazionale -, Turchia e a molti Paesi arabi e musulmani.
C’era l’Argentina del presidente della sega elettrica Javier Milei e promette di aderire, essendo stato invitato, il presidente russo Vladimir Putin, che vuole pagare il biglietto d’ingresso da un miliardo di collari con i proventi di assets russi congelati negli Stati Uniti (per Trump, l’idea è interessante).
Ma l’Europa era rappresentata solo dal premier ungherese Viktor Orban, mentre tutti gli altri leader invitati, anche la premier italiana Giorgia Meloni, che non è incline a irritare Trump, hanno per ora trovato scuse per non aderire – Meloni mette avanti la Costituzione, il cui artivolo 11 non ha mai impedito l’adesione dell’Italia a organizzazioni internazionali -. Il ‘Board of Peace’ si presenta, però, come un organismo privato alternativo alle Nazioni Unite e subordinato a Trump, che lo presiede.
Inquieta, inoltre, l’assenza totale dal Board e dall’evento di ieri di rappresentanti palestinesi. Ed è stata allucinante la futuristica presentazione del progetto immobiliare per la Striscia di Gaza, fatta dal ‘primo genero’ Jared Kushner, come se quella non fosse una distesa di macerie abitata da circa due milioni di persone. E’ stata l’ennesima dimostrazione “di quanto sia lontana Gaza” – scrive Stefano Feltri nei suoi Appunti – dalla percezione trumpiana.
Bilanci della missione di Trump a Davos
Il Wall Street Journal fa un’analisi dei risultati della missione di Trump a Davos e scrive che l’Occidente “ha fatto un passo indietro dal precipizio” che sarebbe stato la fine dell’alleanza America / Europa, ma che resta “la sfiducia dell’Europa nell’America di Trump”. Nonostante “l’inversione di rotta” sull’uso della forza e sull’imposizione di dazi per acquisire la Groenlandia, “gli alleati europei degli Stati Uniti temono l’incombere di peggiori turbolenze”.
Sulla stessa lunghezza d’onda, il Washington Post osserva che “gli europei decidono di tenere alta la guardia”, pur essendo venute meno sulla Groenlandia le minacce peggiori. “Il presidente Trump ha allentato le tensioni con l’Europa – scrive il giornale – sospendendo le minacce di dazi dopo l’incontro con il segretario generale della Nato Mark Rutte e s’è accontentato di un accordo quadro per una futura intesa sulla Groenlandia, territorio autonomo danese… Ma i responsabili europei restano cauti, sottolineando il concetto di sovranità danese sul territorio conteso…”.
Tuttavia, i leader europei vogliono andare avanti con la ratifica degli accordi sui dazi conclusi l’agosto scorso, nonostante una sollecitazione in senso opposto del Parlamento europeo.
Nei giudizi taglienti di Politico, il ‘sogno americano’ di molti europei “è morto” e, inoltre: “Trump ha dominato Davos. Ma Carney è stato la star del Forum”. Il premier canadese Mark Carney ha fatto il discorso più orgogliosamente ‘europeo’ di tutto il Forum economico mondiale, meritandosi gli attacchi del magnate presidente e ottenendo l’effetto di non invitato nel ‘Board of Peace’, al pari del capo del governo spagnolo Pedro Sanchez, evitandosi il fastidio di declinare.
Secondo fonti di stampa, l’accordo da perfezionare sulla Groenlandia prevederebbe la sovranità Usa sul territorio coperto dalle basi militari americane allestite sull’isola – un punto da fare ‘trangugiare’ a danesi e groenlandesi -, l’esclusione della Russia dalle trivellazioni nell’area e una sorveglianza sulle attività artiche di Russia e Cina. Per il Wall Street Journal, non c’è nulla di più di quanto già previsto dall’accordo del 1951 tra Usa e Danimarca.
Infine, sul fronte Venezuela, ormai quasi dimenticato, nonostante siano passate solo tre settimane dal sequestro del presidente venezuelano Nicolas Maduro, un progetto di legge per impedire interventi militari in quel Paese da parte dell’Amministrazione Trump, senza l’ok del Congresso, non è passato per un solo voto alla Camera, dove i repubblicani hanno una risicata maggioranza.
Accordo: TikTok può continuare a operare negli Stati Uniti
Forse stanchi della ‘trumpeide’ internazionale degli ultimi giorni, i maggiori media Usa tendono, questa mattina, a rivolgere lo sguardo altrove. In particolare, una notizia battuta nella nostra notte dalla Ap apre il New York Times e il Wall Street Journal ed è ovunque: la vendita a investitori non cinesi delle operazioni di TikTok negli Stati Uniti è stata finalizzata, il che significa che la app potrà continuare a operare negli Stati Uniti.
La proprietà cinese ByteDance ha ceduto le attività statunitensi a un consorzio d’aziende che comprende la società di High Tech Oracle, la società di investimenti Silver Lake e la Mgx e che opererà in modo “da tutelare gli interessi di sicurezza nazionali” degli Stati Uniti, facendo attenzione in particolare alla protezione dei dati.
Una legge prevedeva la cessazione delle attività di TikTok negli Stati Uniti fin dall’autunno scorso, in assenza di una cessione della proprietà a un’entità non cinese, ma la sua entrata in vigore era stata a più riprese prorogata, in costanza delle trattative ora conclusesi. Il NYT spiega che cosa cambierà per gli utenti della app negli Stati Uniti.





