Esteri

Fallisce il vertice di Samarcanda. Putin richiama i riservisti e l’Occidente si prepara a rispondere

21
Settembre 2022
Di Giampiero Gramaglia

Mario Draghi invita all’unità e alla fermezza nei confronti della Russia che, invasa l’Ucraina, organizza l’annessione del Donbass e richiama i riservisti; e sciorina fiducia sulla collocazione dell’Italia, europea ed atlantica, dopo il voto di domenica 25. Al passo dell’addio internazionale come presidente del Consiglio italiano, dalla tribuna del Palazzo di Vetro, Draghi dice che l’aggressione all’Ucraina mina “i valori” e “gli ideali” della comunità mondiale, che deve restare unita e ferma nella risposta all’arroganza di Mosca.

Il premier parla per la seconda e ultima volta nel ruolo all’Assemblea generale delle Nazioni Unite: invita la comunità internazionale a “non dividersi tra Nord e Sud”, a rimanere ancora coesa, davanti alle provocazioni del presidente russo Vladimir Putin, perché ne va del futuro di tutti.

L’Italia – assicura – «anche nei prossimi anni continuerà a essere protagonista della vita europea, vicina agli alleati della Nato»: un messaggio a futura memoria, un auspicio più che una promessa, perché quello che accadrà dopo le elezioni non dipenderà da lui.

Draghi, come il presidente francese Emmanuel Macron, che denuncia “i nuovi imperialismi”, interviene mentre la Russia accelera verso i referendum per l’annessione dei territori occupati: si faranno nel Donbass – le repubbliche auto-proclamate di Donetsk e di Lugansk – e a Kherson e Zaporizhzhia – si voterà, quasi dovunque, da venerdì a martedì -; e decreta la mobilitazione parziale con il richiamo delle riserve.

L’Ucraina, intanto, rallenta la controffensiva, ma – proclama il presidente Volodymyr Zelensky – «può sembrare che ci siamo dati una calmata, ma ci stiamo solo preparando al prossimo balzo». È forte la sensazione che la guerra in Ucraina sia a una svolta: il rischio, però, è che non si vada verso la pace, ma verso un’escalation del conflitto e un allargamento.

L’Onu prova a prendersi la scena, che non ha mai saputo fin qui tenere, con l’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Il presidente Usa Joe Biden lancia un appello al sostegno dell’Ucraina contro l’invasione della Russia; il cancelliere tedesco Olaf Scholz giudica “una farsa” e respinge come “inaccettabili” i referendum – lo stesso linguaggio usano gli Stati Uniti, l’Alleanza atlantica, l’Occidente allargato ai suoi partner nel Pacifico -.

Putin, però, tira dritto, nonostante le pressioni di Cina e India al Vertice di Samarcanda della SCO, l’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai. I giganti asiatici interlocutori della Russia non l’inducono a fare marcia indietro: lo ‘zar’, anzi, fa spallucce di fronte alle “preoccupazioni”, come le derubrica lui, di Xi Jinping e Narendra Mori e non mostra alcun ripensamento.

Il discorso di Draghi è tutto centrato sulla crisi ucraina: il presidente del Consiglio aveva avuto, poche ore prima di parlare, un incontro con il premier ucraino Denys Shmyhal. Chi si aspettava quasi un testamento spirituale a largo raggio resta un po’ deluso; ma, del resto, il dopo voto è imperscrutabile e le dichiarazioni fatte in campagna elettorale possono rivelarsi cortine fumogene.

Dopo l’invasione, stare con Kiev, afferma il premier, era l’unica scelta possibile. E ora che l’Ucraina ha conquistato sul terreno un “vantaggio strategico importante”, anche se l’esito del conflitto resta “imprevedibile”, non bisogna desistere dalla ricerca delle condizioni per la pace. E di intese parziali, come quella sul grano, che portino ad esempio a una “demilitarizzazione” dell’area di Zaporizhzhia, per scongiurare una “catastrofe nucleare”.

L’avanzata di Kiev, rivendica Draghi, è stata possibile “anche grazie alla nostra assistenza militare”. D’altronde, un’invasione “pianificata per mesi e su più fronti” non si può fermare “solo a parole”: va contrastata con il sostegno economico, umanitario e militare al Paese aggredito; e con le sanzioni all’aggressore.

Le misure, dice il premier, hanno avuto “un effetto dirompente sulla macchina bellica russa” e hanno fiaccato l’azione di Mosca, che “con un’economia più debole” farà più fatica ora a “reagire alle sconfitte che si accumulano sul campo di battaglia”.

La guerra e le sanzioni, hanno però effetti negativi sempre più ingenti anche sui Paesi schierati contro la Russia. Mantenere la “coesione sociale” dev’essere la stella polare delle scelte dei governi e delle organizzazioni internazionali, che devono continuare a perseguire la “cooperazione” come accaduto con la pandemia Covid e nello spirito dell’ultimo G20 sotto presidenza di turno italiana, che ha consentito di “intensificare” la lotta al cambiamento climatico.

Il messaggio di Draghi all’Onu si chiude richiamando il discorso del 1988 di Michail Gorbaciov sulla necessità della cooperazione per affrontare i problemi globali. Le crisi innescate dalla guerra, “alimentare, energetica, economica”, richiedono di “riscoprire il valore del multilateralismo” e impongono di ribadire che la violenza gratuita non può avere spazio nel XXI Secolo.

Il premier spende qualche parola anche su una battaglia inutilmente combattuta da oltre un quarto di secolo dall’Italia al Palazzo di Vetro: «Sosteniamo con forza la necessità di riformare il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, per renderlo più rappresentativo, efficiente, trasparente. La guerra in Ucraina e le crisi che ne derivano – spiega Draghi – hanno messo a dura prova la nostra coesione. Ma proprio in questo contesto è necessario ritrovare lo spirito di cooperazione che ci ha permesso negli scorsi anni di affrontare insieme altre sfide non meno dure. Le nostre istituzioni comuni devono rinnovarsi».

E già spostando lo sguardo al Consiglio europeo di Bruxelles del 20 e 21 ottobre, dove sarà ancora lui, probabilmente, a rappresentare l’Italia, in attesa della formazione del nuovo Governo, Draghi. Nello spirito di proteggere i cittadini, chiede all’Ue di “fare di più” e di imporre quel tetto al prezzo del gas su cui ancora si stenta a definire una intesa. L’Unione «deve sostenere gli Stati membri mentre questi sostengono Kiev».

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