Esteri

Draghi da Biden per essere davvero leader. Tra sottili equilibri e urgenze

11
Maggio 2022
Di Giampiero Cinelli

Le frasi sono colloquiali, il linguaggio del corpo è quello della fiducia, le dichiarazioni al pubblico misurate ma non troppo. Un incontro, quello di ieri tra Draghi e Biden, difficile da decodificare come tutto ciò che è diplomatico, ma che sicuramente non può passare inosservato. In effetti, a dirla tutta, di faccia a faccia ce ne sono stati tanti negli anni e non tutti erano così importanti. Il premier è andato a Washington, e già l’essere andato di persona è un fattore, proprio ora che l’Europa vive uno dei suoi momenti più complicati, stretta sotto la paura non solo di una guerra all’interno del continente, ma anche di una crisi economica sotto forma di potenziale stagflazione, spauracchio del secolo scorso.

Mai come stavolta il premier ha manifestato l’esigenza di arrivare a una pace. Un lieto fine che nelle scorse settimane ha tormentato anche il leader francese Emmanuel Macron, che però va al Cremlino e non alla Casa Bianca, a differenza di Mario Draghi. Lui sa di doversi confrontare con il principale alleato, per usare un eufemismo. Putin non vuole la pace, sostiene la dirigenza statunitense, e non si può fare a meno di andare avanti con le sanzioni e il sostegno a Kiev. Il presidente del Consiglio non può sottrarsi a questo, ed è in linea con Biden sul perseguire la pace che vogliono gli ucraini, ma sa anche di dover ottenere risposte sulla questione energetica. Se l’Italia sarà aiutata efficacemente lo sa solo lui, fatto sta che Joe Biden ha assicurato pubblicamente che tenterà di aumentare la produzione di petrolio e sosterrà l’Europa in caso di ulteriori shock energetici. Nell’incontro tra Draghi e Biden è emerso che nella storia recente gli Stati Uniti non hanno mai avuto remore nel far sì che gli alleati mantenessero stabilità interna. E Draghi ha cercato di rimarcare questa necessità, se davvero oltreoceano ancora tengono alla coesione dell’Unione Europea. Coesione oggi forse ancora più importante viste le potenziali spinte verso est della stessa Germania che ha ottimi rapporti economici con Russia e Cina. Il capo della Casa Bianca ha infatti ringraziato l’ex presidente della Bce per l’essere un baricentro. Ma Draghi vede oltre ed esorta a stabilizzare la Libia, strategica per l’Italia soprattutto ai fini delle fonti fossili, sulla cui destabilizzazione gli Usa hanno molte responsabilità.

Draghi e Biden. Foto governo.it

Il meeting tra Draghi e Biden, insomma, è servito a constatare che il nostro presidente del consiglio è il miglior interlocutore italiano per gli americani. Lo si vociferava quando la Bce prese una strada diversa dall’Austerity, che per gli Usa non era una buona idea, e forse lo conferma l’onorificenza che il Segretario del Tesoro Janet Yellen gli ha consegnato nella serata di ieri. Il Distinguished Leadership Award 2022, istituito dall’Atlantic Council. Eppure bisognerà rendersi conto chi desidera di più un cessate il fuoco in Ucraina. L’Europa o l’America? E le parole di Draghi a favore della distensione, per usare un termine tipico della Guerra Fredda, sono più strumentali a posizionarsi nelle dinamiche politiche del suo Paese, o una reale consapevolezza che bisogna raffreddare il campo? L’opposizione continuerà a criticarlo. La palla resta a lui.  

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