Esteri
Clima da “guerra civile” dopo nuova uccisione a Minneapolis, Ucraina: negoziati in corso
Di Giampiero Gramaglia
Neanche l’ondata di maltempo eccezionale che sta attraversando gli Stati Uniti, facendo vittime e danni e lasciando senza corrente milioni di famiglie, stempera, a Minneapolis, nel Minnesota, e altrove nell’Unione le proteste contro l’operato della polizia anti-migranti, l’Ice. Gli agenti, sabato, hanno ucciso un secondo cittadino statunitense, Alex Pretti, un infermiere di 37 anni, a pochi isolati da dove, due settimane or sono, avevano ammazzato una donna di 37 anni mamma di tre bambini, Renée Good.
Mentre il presidente Usa Donald Trump ironizza sui social sul riscaldamento globale, ignorando che i fenomeni estremi ne sono una conseguenza, gli Stati Uniti vivono un’ondata di proteste crescente, man mano che video girati da cittadini testimoni fanno vacillare la versione ufficiale: la vittima, che aveva un porto d’arma regolare, aveva l’arma nella fondina e, quando è stato colpito, era già stato disarmato.
Pretty prestava servizio alla rianimazione dell’Ospedale dei Veterani di Minneapolis: familiari, amici e colleghi lo descrivono come un lavoratore attento alla sua famiglia e alle persone che assisteva. E’ stato ucciso durante un alterco tra gente del posto e agenti dell’Ice, uno dei tanti che scoppiano per gli interventi dei ‘federali’ le cui regole d’ingaggio sono state rese ulteriormente violente e spregiudicate dopo l’uccisione di Good.
Nelle ultime due settimane, a Minneapolis ci sono stati almeno un’altra sparatoria – non letale – e diversi arresti contestati, anche di minori e di bambini. In Texas, l’Ice ha tentato di fare passare come suicidio l’omicidio di una persona che aveva in custodia. La polizia anti-migranti ha l’obiettivo di intercettare, arrestare e deportare quanti sono illegalmente nell’Unione.
Il governatore del Minnesota Tim Walz, candidato alla vice-presidenza in ticket con Kamala Harris nel 2024, ha mobilitato la Guardia Nazionale dello Stato perché assista la polizia locale nell’evitare che le proteste degenerino. La collera monta, in una città traumatizzata dai comportamenti dell’Ice, che, negli ultimi giorni, è divenuta operativa anche nel Maine.
I democratici chiedono misure per limitare la libertà d’azione e i fondi della polizia anti-migranti e, per ottenerle, minacciano d’innescare un nuovo shutdown, una parziale serrata dei servizi federali, dopo quello di durata record dello scorso autunno. La Casa Bianca accusa le autorità locali d’incoraggiare le contestazioni. C’è chi denuncia un clima da guerra civile. L’ex presidente Barack Obama avverte il rischio che i valori dell ‘America vadano perduti o siano traditi.
Ucraina: verso ripresa negoziati, bombardamenti continuano
L’intensità e l’ampiezza delle proteste anti-Ice relegano in secondo piano gli sviluppi dei negoziati sull’Ucraina, aggiornati sabato ad Abu Dhabi negli Emirati arabi uniti e che dovrebbero riprendere domenica prossima 1° febbraio. Le trattative, secondo Axios, avrebbero alternato incontri trilaterali, fra emissari statunitensi, russi e ucraini, e bilaterali, solo tra russi e ucraini, un inedito dallo scoppio del conflitto, quasi quattro anni or sono.
I negoziatori Usa Steve Witkoff e Jared Kushner hanno fatto la spola tra le diverse stanze in cui c’erano riunioni del gruppo di lavoro russo-ucraino. Al termine del secondo giorno di trattative, c’è pure stato un pranzo comune. “C’è stato un momento in cui tutti parevano quasi amici. Ho avvertito speranza”, ha detto una fonte statunitense: “Tutto è andato come ci aspettavamo. Siamo soddisfatti di dove siamo ora”. Funzionari Usa si spingono a dire che un incontro tra i presidenti russo Vladimir Putin e ucraino Volodymyr Zelensky “non è così lontano”.
Vedremo se l’ottimismo troverà conferma negli sviluppi del negoziato, anche perché nel frattempo “la Russia sta concentrando i propri attacchi sul settore energetico, sulle infrastrutture critiche e sugli edifici residenziali dell’Ucraina”, ha affermato, nel fine settimana, Zelensky, citato dai media di Kiev. In una settimana i russi “hanno utilizzato più di 1.700 droni da combattimento, oltre 1.380 bombe aeree guidate e 69 missili di vario tipo”; e gli attacchi non si sono fermati la scorsa notte.
Zelensky ha avvertito: “Ogni attacco massiccio da parte della Russia può essere devastante. Ecco perché ci vogliono missili per i sistemi di difesa aerea… Continuiamo a collaborare con l’America e l’Europa per garantire una maggiore protezione dello spazio aereo”.
Ma a Kiev c’è chi progetta un’offensiva di primavera. Il ministro della Difesa Mykhailo Fedorov, nominato a metà gennaio, indica come priorità “un salto di scala” nello sforzo bellico ucraino: aumentare in modo significativo la pressione sulle forze russe, con l’obiettivo di “eliminare 50 mila soldati nemici al mese”, accelerare la produzione di droni di nuova generazione e rendere più stretta e sistematica la collaborazione tra industria militare e truppe al fronte.





