Economia

Frena la corsa l’export dei record: a dicembre pesa il caro energia

26
Gennaio 2022
Di Paolo Bozzacchi
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Dannato caro energia. Frena l’export dei record, certificato dall’Istat. A dicembre le esportazioni verso i Paesi extra Ue27 sono calate del 2,1%, mentre le importazioni sono aumentate del 4,3%. La flessione interessa tutti i settori, ad esclusione dei beni non durevoli (+5,8%). Il motivo? Calo delle vendite di energia (-27,3%) e dei beni strumentali (-3,9%).

Per chi ama il bicchiere mezzo pieno nel trimestre ottobre-dicembre 2021 (rispetto al trimestre precedente) l’export è comunque cresciuto dello 0,5%. Soprattutto grazie al +29,9% fatto segnare proprio dall’energia. A ben guardare i numeri la frenata dei nostri prodotti all’estero è proprio dovuta all’altalena frenetica del mercato energetico. Anche lato import, infatti, nello stesso periodo le importazioni sono salite del 7,8%, cui contribuiscono soprattutto proprio gli incrementi degli acquisti di energia (+23%) e di beni di consumo non durevoli (+12,8%).

Resta buono il dato annuale delle nostre esportazioni: dicembre 2021 su dicembre 2020 il saldo è positivo per il 12,6%. La stima del saldo commerciale per l’Italia è comunque positiva per 4,7 miliardi di euro. In calo rispetto a dicembre 2020, quando aveva fatto segnare +7,9 miliardi di euro. I numeri di oggi confermano che l’export dell’Italia 2021 ha superato la quota record dei 500 miliardi.

L’energia italiana venduta all’estero è cresciuta nel 2021 in termini di fatturato del 63,9%, a fronte di una crescita di quella acquistata dall’estero del 45,8%.

In termini di Paesi di destinazione, l’export italiano 2021 è così cresciuto: USA (+32,5%), Paesi OPEC (+32%), Turchia (+24,3%), Russia (+14,2%). In calo invece il Regno Unito (-11,4%), Paesi ASEAN (-7,6%) e Paesi MERCOSUR (-3,8%).

In termini di acquisti dall’estero, l’import italiano 2021 è così cresciuto: India (+70,2%), Paesi MERCOSUR (+61,9%), Russia (+58,6%), Paesi OPEC (+53,1%), Paesi ASEAN (+52,5%), Cina (+51,8%). Calano invece gli acquisti dal Regno Unito (-30,0%).

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