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Musk ruba la scena a Trump, nel giorno – forse – dell’intesa tra Usa e Iran

13
Giugno 2026
Di Giampiero Gramaglia

Nel giorno in cui un’intesa tra Usa e Iran pare davvero vicina, ed è comunque più vicina che mai, Elon Musk ruba un po’ – anzi molto – spazio a Donald Trump nei titoli d’apertura dei media di tutto il Mondo, divenendo il primo ‘trilionario’ della storia grazie al successo della quotazione in borsa della sua Space X. Giornali, tv, siti s’interrogano sulle ragioni del successo di Musk, sulla solidità delle sue imprese e sulla credibilità delle sue promesse, denunciando i rischi per la democrazia che il potere finanziario da lui accumulato rappresenta, ma riconoscendogli anche il merito di avere reso di nuovo popolare la corsa allo spazio ma anche.

Il New York Times racconta in apertura “l’improbabile viaggio” di Space X da un’idea cui Musk non attribuiva più del 10% di possibilità di successo a un colosso da due triliardi di dollari. Invece, il Washington Post dà voce a chi critica la concentrazione di potere nelle mani di Musk, la cui fortuna è superiore al Pil della maggior parte dei Paesi di questa Terra.

La discesa in borsa di Space X, che innesca l’ascesa della ricchezza di Musk, riempie l’attesa dell’intesa tra Usa e Iran che – secondo varie indiscrezioni e anticipazioni – potrebbe essere suggellata domani, forse a Ginevra, forse online, nel giorno del compleanno di Trump, che festeggerà i suoi 80 anni.

Le ricostruzioni di come si è giunti a questo punto e le anticipazioni sui contenuti dell’accordo s’intrecciano sui media, sempre espresse con cautela, perché si è già stati vicini all’intesa altre volte – forse non così vicini – e c’è sempre il rischio di intoppi, che possono venire da oltranzisti iraniani, come il lancio di droni nello Stretto di Hormuz da parte dei pasdaran denunciato dai militari Usa sta a dimostrare, o anche da radicali israeliani.

Quanto ai contenuti, l’accordo prevederebbe la riapertura alla navigazione dello Stretto di Hormuz – non è chiaro se con pedaggio o meno – e la levata del blocco navale ai porti iraniani, forse il ritiro dall’area dei militari statunitensi, la sospensione delle ostilità in Libano (fermo restando il diritto d’Israele a difendersi dagli Hezbollah), forse lo sblocco di beni iraniani congelati e soprattutto l’avvio di ulteriori negoziati per 60 giorni su che fare dell’uranio arricchito iraniano. In pratica, sarebbe un ritorno alla situazione del 28 febbraio, cioè immediatamente prima dell’aggressione all’Iran israelo-americana, con qualche vantaggio marginale per l’Iran.

Il Wall Street Journal racconta come Washington e Teheran sono passati dalla soglia di una ripresa della guerra alla soglia della pace e individua nell’abbattimento, a inizio settimana, di un elicottero Usa Apache ad opera di un drone iraniano il momento dell’innesco di un’escalation i cui rischi hanno poi indotto le due parti a tornare a negoziare con maggiore concretezza.

Il quotidiano economico spiega pure perché i prezzi dell’energia sono sì saliti, ma non sono andati alle stelle come si temeva. Da calmiere, hanno fatto le prospettive di un accordo di pace, un calo nella domanda d’energia cinese e alcune opportunità di eludere la chiusura dello Stretto di Hormuz: il mix di questi fattori ha evitato che il mercato del greggio andasse in tilt.

La Cnn, invece, racconta che i militari statunitensi erano pronti ad attare un piano per impadronirsi dell’uranio iraniano, per sventare la quale Teheran aveva blindato e minato i suoi depositi. E’ stato Trump stesso a bloccare all’ultimo momento l’operazione, che la tv ‘all news’ ritiene sarebbe stata affrettata.

Secondo Politico, l’intesa che si delinea risponde a una sollecitazione dei repubblicani a Trump: la guerra all’Iran deve essere archiviata entro il Labor Day, cioè entro il primo lunedì di settembre, che quest’anno cade il 7 settembre e che segnerà l’inizio alla campagna verso il voto di midterm fissato il 3 novembre. Se l’accordo viene perfezionato in questi giorni, i 60 giorni di ulteriori trattative scadranno prima della ‘linea sulla sabbia’ tracciata dai repubblicani al presidente.

Che, dal canto suo, non fa nulla per rendere più fluida la sua partecipazione al vertice del G7, che sarà a Evian in Francia da lunedì a mercoledì. In dichiarazioni fatte ieri a vari media, Trump ha infatti detto: “Non avevamo bisogno degli alleati… Abbiamo vinto la guerra da soli…. Erano irrilevante…”.

I sondaggi continuano a mostrare l’erosione del consenso al presidente: un rilevamento per conto dell’Ap indica che la percentuale degli elettori indipendenti con una laurea con un’opinione positiva di Trump è scesa da circa la metà nel 2024 a circa un quarto oggi.