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Iran: Trump prima minaccia l’Armageddon, poi assicura ‘pace fatta’

12
Giugno 2026
Di Giampiero Gramaglia

Li annichilisco. No, ci faccio la pace. L’ennesimo cambio di rotta, nell’arco della stessa giornata, del presidente Usa Donald Trump sulla guerra all’Iran lascia come minimo perplessi i media Usa dopo i racconti fotocopia dei giorni precedenti, minacce e promesse le une e le altre rimaste incompiute.

Ma tutti sanno che, prima o poi, l’accordo ci sarà e nessuno vuole escludere che questa possa essere la volta buona. Il magnate presidente potrebbe volersi fare un regalo di compleanno – domenica, fa 80 anni –; o cercare di fare coincidere l’intesa con il vertice del G7 ad Evian, in Francia, da lunedì a mercoledì della prossima settimana, dal 15 al 17 giugno.

La Cnn scrive: “Trump dice che ‘la guerra con l’Iran è finita’, nonostante Teheran non abbia ancora confermato l’accordo”. Il presidente si aspetta una cerimonia di firma dell’accordo a giorni, ma l’Iran nega che un accordo finale sia stato raggiunto.

Poche ore prima, ricorda la Ap, Trump aveva minacciato gli attacchi più violenti di sempre sull’Iran per prendere il controllo delle sue installazioni energetiche, petrolio e gas, sull’isola di Khark, dopo che i ‘botta e risposta’ dei giorni scorsi hanno reso più vicino il ritorno a un conflitto su larga scala. In un’analisi, la tv all news sostiene che Trump sull’Iran “inganna se stesso”.

Nel suo titolo di apertura, Axios anticipa che cosa c’è dentro l’intesa con l’Iran che Trump è pronto a firmare. In negoziati tra Qatar e Iran – scrive il sito – sono state ridotte le divergenze su tre punti chiave: il meccanismo per lo sblocco dei beni iraniani congelati, che è la questione più importante per Teheran; le disposizioni per la riapertura dello Stretto di Hormuz durante il periodo convenuto di cessate-il-fuoco di 60 giorni; le modalità per lo svolgimento dei negoziati sul programma nucleare iraniano durante la tregua concordata.

Se questo fosse vero, Usa e Israele non avrebbero ottenuto nulla dall’aggressione all’Iran scatenata il 28 febbraio. L’intesa, anzi, si limiterebbe a ristabilire la situazione pre-aggressione, con la libertà di navigazione a Hormuz, e sboccherebbe crediti iraniani congelati, senza impegni espliciti iraniani sul fronte nucleare.

Una nota israeliana, a chiosa degli ultimi sviluppi, di cui Trump ha informato il premier israeliano Benjamin Netanyahu, sembra porre paletti a quest’accordo, specie per quanto riguarda il Libano, dove l’esercito israeliano continua a combattere la milizia sciita filo-iraniana di Hezbollah.

Nel resoconto di Axios, i negoziati tra l’inviato del Qatar Ali Al-Thawadi e il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi sono approdati a un testo condiviso che sarebbe accettato anche dagli Usa, ma che la Guida Suprema iraniana Mojtaba Khamenei doveva ancora approvare. Gli attacchi Usa dei giorni scorsi hanno accresciuto notevolmente i sospetti iraniani circa le reali intenzioni di Trump e della sua Amministrazione.

Il Washington Post titola: “Trump dice di avere cancellato i suoi piani per colpire l’Iran ‘molto duramente’…, sostenendo che l’accordo è vicino”. Si ignora se sulla decisione di fare un passo indietro rispetto alle minacce espresse abbiano inciso le previsioni dei petrolieri statunitensi comunicate al presidente che “il prezzo della benzina salirà ancora”, dopo che l’inflazione a maggio è stata del 4,3%, la più alta mai registrata dal 2023.

Una prospettiva politicamente rischiosa per Trump e i repubblicani, a meno di 150 giorni dal voto di midterm del 3 novembre. Il presidente adesso dice che l’inflazione è bella, ma aveva centrato tutta la sua campagna elettorale 2024 denunciando il costo della vita rincarato e il potere d’acquisto dei salari diminuito sotto l’Amministrazione Trump.

Il New York Times antepone agli sviluppi iraniani altre storie, fra cui, in apertura, l’ennesima prova del disimpegno americano dalla difesa Nato e dalla sicurezza europea, con il programma di ridurre di un terzo i caccia-bombardieri stazionati in Europa: “Il piano, contenuto in un documento scritto, delinea con rara chiarezza – afferma il giornale – l’ampiezza con cui l’Amministrazione Trump intende ridurre il suo impegno nella Nato”.

In una corrispondenza da Teheran, il NYT riferisce: “Incerti fra paura e sollievo, gli iraniani sperano nella fine della guerra. Oltre ai timori per la sicurezza, se il conflitto dovesse riaccendersi, la gente teme ulteriori collassi economici, se il conflitto rimanesse in un limbo”.