Economia

Accordo UE-India: the mother of all deals

27
Gennaio 2026
Di Paolo Bozzacchi

«The mother of all deals». Così The Guardian ha definito l’accordo di libero scambio siglato tra Unione Europea e India. A quasi 20 anni dall’inizio dei negoziati iniziati nel 2007, interrotti nel 2015 e ripresi nel 2022, Bruxelles e Nuova Delhi creano un’area di libero scambio da 2 miliardi di persone e pari a circa il 25% del Pil globale e un terzo del commercio globale. Lo fanno eliminando o riducendo le tariffe doganali sulla quasi totalità dei beni scambiati. Si parla di una quota del commercio bilaterale coinvolta tra il 96 e il 99%, pari a poco meno di 180 miliardi di euro l’anno. Vale la pena sottolineare la portata economica e geopolitica dell’accordo, a pochi giorni dalla firma in Paraguay dell’accordo tra l’UE e i Paesi Mercosur.

Cosa cambierà lato UE e India
Lato europeo i settori più impattati positivamente dall’accordo sono: macchinari, prodotti chimici, automobili, vino, olio d’oliva e altri beni industriali. Mentre lato indiano i settori più favoriti saranno: tessile, gemme e gioielli, prodotti in pelle e prodotti farmaceutici. L’eliminazione degli attuali dazi tra il 4 e il 26% impatterà soprattutto sui settori indiani ad alta intensità di manodopera: tessile, pelletteria, calzature, tè, caffè, spezie, articoli sportivi, giocattoli, gemme, gioielli e alcuni prodotti marini. Le tariffe saranno gradualmente azzerate (in 3-5 anni) anche per alimenti trasformati, armi e munizioni indiani. Con riduzioni per prodotti avicoli, verdure conservate, prodotti da forno, automobili e acciaio.
Su alcune filiere considerate sensibili (cereali, latticini, pollame, farina di soia, piccoli veicoli e alcuni tipi di frutta e verdura) Nuova Delhi e Bruxelles potranno esercitare protezioni speciali, esclusioni ad hoc o fasi graduali di apertura dei mercati. Molte positività verranno dal miglioramento nell’accesso al mercato dei servizi da parte di entrambi i contraenti. In primis saranno impattati i servizi finanziari, così come quelli IT, professionali e marittimi. Su un tema delicato quale quello della protezione degli investimenti, l’accordo prevede maggiore protezione e standard più chiari sulla proprietà intellettuale (copyright, marchi, design, segreti commerciali). A livello di impatto economico generale, l’Unione europea prevede di raddoppiare le esportazioni verso l’India entro il 2032. Con risparmi per circa 4 miliardi di euro l’anno in dazi per le imprese.

Modi-Von der Leyen
«Una pietra miliare nei rapporti tra Nuova Delhi e Bruxelles». Queste le prime parole del Premier indiano Narendra Modi, che si è espresso prima in Italiano e poi in altre lingue europee su X. «Ringrazio tutti i leader europei che nel corso degli anni hanno dimostrato spirito costruttivo e impegno nel rendere possibile tutto ciò. Questo accordo approfondirà i legami economici, creerà opportunità per i nostri popoli e rafforzerà il partenariato tra India ed Europa per un futuro prospero», ha aggiunto Modi. «Abbiamo concluso la madre di tutti gli accordi. Stiamo creando un mercato di due miliardi di persone. E questa è la storia di due giganti, la seconda e quarta economia mondiale. Due giganti che scelgono la partnership in un vero e proprio stile win-win. La cooperazione è la risposta migliore alle sfide globali. Questo scambio integrerà ulteriormente la nostra catena di approvvigionamento e rafforzerà la nostra potenza manifatturiera congiunta. Ridurrà fino a 4 miliardi di euro i dazi doganali annuali per gli esportatori di tutte le dimensioni e creerà buona occupazione per milioni di lavoratori qui in India e in Europa».

Le note PPE e S&D
Nota gruppo S&D: «Approfondirà i legami con partner globale chiave e contribuirà a diversificare e rafforzare le catene di approvvigionamento, rafforzerà la nostra autonomia strategica e promuoverà la prosperità condivisa, oltre a creare un’area di libero scambio che comprenderà quasi due miliardi di persone. Un impegno per un commercio basato su regole in un mondo segnato da turbolenze geopolitiche, tensioni commerciali e alleanze mutevoli. Da tempo questa partnership dovrebbe essere accompagnata da forti impegni in materia di democrazia, diritti umani e sostenibilità». Il portavoce PPE (Mika Aaltola): «E’ una necessità strategica in un momento decisivo. L’Europa consolida la cooperazione commerciale, di sicurezza e tecnologica con la più grande democrazia al mondo, rafforzando la nostra autonomia e la nostra resilienza a lungo termine. E’ un investimento geopolitico che rafforza l’autonomia strategica dell’Europa, le catene di approvvigionamento resilienti e il partenariato con la più grande democrazia al mondo».

L’accordo è da considerarsi concluso a livello politico, ma deve essere ancora ratificato dall’Europarlamento, dai Parlamenti nazionali degli Stati membri e dall’India, prima di potenzialmente entrare in vigore entro la fine di quest’anno.

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