Una stretta di mano fisica e un batti cinque. Poi sussurrato: «A tutti voi». Sta tutto nel gesto finale di ringraziamento di Alessandro Haber all’acclamante pubblico romano del Teatro Quirino – accorso in massa alla prima de «La coscienza di Zeno» – il senso dell’afflato dell’attore e del successo della pièce teatrale tornata al Quirino dopo la messa in scena del 2023, in occasione del centenario dell’opera. Haber resterà in scena fino a domenica 25 gennaio a Roma, con la regia di Paolo Valerio, per poi viaggiare a Fondi, Sondrio, Milano e Bologna.
A 103 anni dalla sua prima pubblicazione, il capolavoro psicoanalitico di Italo Svevo messo in scena dalla Compagnia del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia dà l’occasione ad Haber di interpretare Zeno Cosini alla sua maniera: in stream of consciousness, con tocchi ironici da maestro. In un’altalena coreografica e scenografica che passa dal musical al teatro sperimentale, senza il bisogno di osare. Offrendo un notevole impatto visivo, in simbiosi coi dialoghi. Ben affiancato da un gruppo di attori empatici e senza sbavature.
Haber si sdoppia: si racconta e rivive attraverso il corpo di un altro attore. Flirta con sé stesso e col pubblico senza mezzi termini, è talmente naturale da far confondere la bugia alla verità. Il pubblico si lascia condurre per mano o sottobraccio nel racconto della vita di Zeno, e naturalmente sperimenta caducità e originalità della vita stessa. Anche quando il monologo si fa manifesto politico contro ogni forma di guerra. Inutile.





