Salute

Emergenza Peste suina, a Roma via alla caccia al cinghiale. C’è l’ordinanza

18
Maggio 2022
Di Barbara Caracciolo

A Roma le istituzioni alzano il tiro del contrasto alla diffusione della Peste suina. Del resto il problema sta raggiungendo livelli emergenziali e richiede soluzioni più incisive. Basti pensare che il livello di mortalità ha sfiorato il 98%. Ieri in Prefettura è stata firmata un’ordinanza sulla gestione del fenomeno, con l’obiettivo di incidere in maniera determinata anche sulla popolazione dei cinghiali perché, come ha spiegato il commissario per l’emergenza Angelo Ferrari «dobbiamo evitare che la malattia si estenda al di là del Raccordo Anulare. Noi vogliamo contenere ed eradicare – ha detto – sapendo che per considerare la malattia eradicata deve passare un anno dal ritrovamento dell’ultima carcassa positiva». 

Al vertice in Prefettura sulla Peste suina erano presenti, oltre a Ferrari, anche il governatore del Lazio Nicola Zingaretti, il prefetto di Roma Matteo Piantedosi, il sottosegretario alla Salute Andrea Costa, e l’assessore all’ambiente di Roma Sabrina Alfonsi.

LA STRATEGIA
«La zona rossa a Roma è tutta quella interna al Gra, quindi 64 km quadrati, ma avendo registrato un caso a ridosso del confine abbiamo dovuto ampliare l’area della zona infetta con un grosso spicchio a Nord, oltre il Raccordo – ha detto Ferrari». I casi sono otto e sono tutti all’interno del Grande raccordo anulare: il primo obiettivo è mantenerli nell’area, chiudere tutti i varchi e impedire il passaggio di animali infetti fuori e anche incontri con cinghiali esterni per evitare che si alimenti il focolaio. Poi ci sono una serie di obiettivi, tra cui quello di monitorare la presenza delle carcasse per garantire che la zona infetta non si ampli. «Sui tempi – dice Ferrari – bisogna avere pazienza di comprendere come sarà l’evoluzione della malattia. Ci aspettiamo una autoestinzione e per l’eradicazione ci vorrà un anno dall’ultima carcassa positiva. L’obiettivo essenziale – ha sottolineato – è quello di contenere la malattia ed eradicarla da questo Paese. Oggi il virus si propaga all’interno del mondo dei selvatici e vogliamo evitare il passaggio al suino domestico».

Già lo scorso sette maggio la Regione Lazio aveva istituito una zona infetta provvisoria: cioé un’area che comprende una parte del parco dell’Insugherata e del Parco di Veio e l’intero Parco del Pineto e della Riserva di Monte Mario, dove è prevista la sorveglianza rafforzata dei cinghiali, il campionamento e l’analisi di eventuali carcasse nonché il loro smaltimento in sicurezza. Ora la zona rossa di Roma sarà estesa alla via Cassia fino all’intersezione con la Cassia Veientana e a nordest al Grande raccordo anulare.

Gli abbattimenti si opereranno attraverso una caccia selettiva con cacciatori abilitati, che operano già sul territorio nazionale. «Ricordiamo che in Regione Piemonte è già iniziato questo piano di abbattimento, e già 500 capi sono stati abbattuti. Siamo all’inizio di una progressiva riduzione», ha tranquillizzato Andrea Costa. «Credo che l’obiettivo centrale rimanga quello di ridurre sensibilmente la presenza dei cinghiali – ha spiegato – perché nel nostro Paese c’è una presenza cinque o sei volte superiore a quella che dovrebbe essere. Il numero è talmente alto che ci sono soltanto stime. Siamo di fronte a un’emergenza dentro un’emergenza».