Economia
Turismo, Nexi: cresce la spesa dei visitatori stranieri in Italia
Di Gianluca Lambiase
Il turismo italiano riparte dalla spesa dei visitatori stranieri. Nei primi otto mesi del 2026, i viaggiatori internazionali hanno speso in Italia 16,2 miliardi di euro, il 5% in più rispetto allo stesso periodo del 2025, quando la crescita si era fermata allo 0,8%.
È quanto emerge dal Rapporto Nexi sulla spesa turistica incoming, presentato in anteprima al TTG Travel Experience di Rimini, che ha analizzato non soltanto i volumi del turismo internazionale, ma anche le abitudini di consumo, i mercati di provenienza e la distribuzione della spesa tra territori, itinerari e periodi dell’anno.
Un quadro che restituisce l’immagine di un settore in evoluzione, nel quale la competitività delle destinazioni si misura sempre più attraverso la qualità dell’offerta e la capacità di trasformare la presenza dei turisti in valore economico diffuso. Un tema che coinvolge operatori, istituzioni e imprese, chiamati a lavorare insieme per intercettare nuove opportunità e distribuire meglio i benefici del turismo.
A illustrare le principali evidenze del rapporto è Stefano Ceci, docente IULM e direttore scientifico del Report Nexi, che ha sottolineato l’accelerazione della spesa turistica rispetto all’anno precedente. Tra i segnali più significativi c’è la crescita dei mercati europei di prossimità, in particolare Germania, Svizzera e Austria, ai quali si aggiunge la Francia.
La Germania si avvicina al primato degli Stati Uniti: nei primi otto mesi dell’anno la spesa tedesca raggiunge 2,42 miliardi di euro, contro i 2,55 miliardi del mercato americano. La crescita è rispettivamente del 10,5% e del 7,3%. Nel complesso, Germania, Svizzera, Austria e Francia rappresentano il 31% della spesa incoming, mentre il bacino DACH – Germania, Austria e Svizzera – vale circa 3,7 miliardi di euro.
«Sono mercati di prossimità e quindi utilizzano mezzi di trasporto meno soggetti a dinamiche di fluttuazione legate alla situazione geopolitica», osserva Ceci, evidenziando come questo elemento contribuisca alla stabilità dei flussi.
Parallelamente, cambia la geografia dei mercati più lontani. Crescono Brasile, Canada, Messico e Cina, insieme a Paesi dell’Europa centro-orientale come Ungheria e Slovacchia, mentre arretrano Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Corea del Sud e Australia. Una trasformazione che rende necessario aggiornare le strategie di promozione e interpretare con maggiore precisione le esigenze dei diversi visitatori.
La lettura della spesa turistica assume un valore strategico anche per le imprese. Come ha spiegato Erika Fattori, Group Brand & Marketing Communication Director di Nexi, i pagamenti digitali consentono di comprendere i comportamenti di consumo dei visitatori, offrendo una prospettiva che va oltre le sole prenotazioni di voli e strutture ricettive.
La spesa internazionale interessa infatti comparti diversi, dalla ristorazione all’intrattenimento, dall’abbigliamento alla gioielleria. Un dato che evidenzia come l’esperienza turistica coinvolga un ecosistema ampio, nel quale ogni servizio può contribuire a generare valore.
«Grazie ai pagamenti digitali riusciamo a tracciare e ragionare sui comportamenti di consumo», ha sottolineato Fattori, richiamando anche la crescente integrazione tra acquisti fisici ed e-commerce. L’obiettivo è rendere l’esperienza del visitatore sempre più fluida, accompagnandolo lungo tutte le fasi del viaggio: dalla prenotazione ai servizi in struttura, fino alle attività di ristorazione e intrattenimento.
I dati possono inoltre aiutare le destinazioni a comprendere gli itinerari dei turisti e le tappe successive a una prima visita, favorendo nuove forme di collaborazione tra territori, province e regioni. «Questo libera un potenziale di alleanza tra destinazioni turistiche per fare ancora di più sistema e promuovere la bellezza del nostro Paese a 360 gradi», ha affermato Fattori.
La crescita della spesa internazionale rappresenta un segnale positivo anche per la filiera turistica, ma pone una questione centrale: come distribuire il valore generato dai visitatori oltre le destinazioni già consolidate?
Per Manfred Pinzger, presidente di Confturismo Confcommercio, i dati indicano una direzione favorevole, ma richiedono una capacità organizzativa adeguata. «Dobbiamo organizzare bene i flussi turistici e coinvolgere anche un po’ le zone periferiche», ha osservato, richiamando l’esigenza di superare la concentrazione dei visitatori nelle destinazioni più conosciute.
Il rapporto mostra inoltre il peso dei consumi che accompagnano il soggiorno, dalla ristorazione agli alberghi, dall’abbigliamento alla gioielleria. Una distribuzione che conferma il ruolo trasversale del turismo nell’economia nazionale.
La sfida, dunque, non riguarda soltanto l’aumento degli arrivi, ma la capacità di garantire un’offerta all’altezza della domanda, favorendo ricadute economiche più ampie. In questo scenario, anche l’intelligenza artificiale può contribuire a migliorare la visibilità delle strutture e i processi di ricerca e prenotazione, a condizione che venga integrata in modo efficace nelle attività degli operatori.
Tra i territori che registrano risultati particolarmente significativi c’è il Veneto, la cui crescita della spesa turistica incoming risulta circa doppia rispetto alla media nazionale. Lucas Pavanetto, Vicepresidente e Assessore al Turismo, Lavoro e Sicurezza della Regione Veneto, ha evidenziato come questo risultato sia frutto del lavoro degli operatori e del miglioramento dell’offerta. «Oggi lavoriamo non solo sulla quantità, ma anche sulla qualità del turista, alzando i livelli dei servizi», ha spiegato Pavanetto, sottolineando l’importanza di rendere accessibili spiagge, montagne e città d’arte e di arricchire l’offerta con servizi aggiuntivi rispetto a quelli tradizionali.
Dai pagamenti digitali all’intelligenza artificiale, dalla collaborazione tra territori alla qualità dei servizi, le leve per rafforzare la competitività turistica sono molteplici. La sfida per l’Italia sarà tradurre la crescita della spesa in opportunità diffuse, sostenendo le imprese e valorizzando anche le destinazioni meno conosciute. Perché il successo del turismo non si misura soltanto da quanti visitatori arrivano, ma anche da quanto valore riesce a generare per i territori che li accolgono.
Riprese e montaggio di Rachele Maria Curti





