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L’ultima UNGA di Guterres: l’IA è già potere, occorre decidere come governarlo

24
Settembre 2026
Di Virginia Caimmi

L’intelligenza artificiale promette di cambiare la medicina, accelerare la scienza, moltiplicare conoscenza e opportunità. Ma c’è una domanda che corre più veloce degli algoritmi: chi governerà questo nuovo potere? António Guterres sceglie la sua ultima Assemblea generale delle Nazioni Unite da segretario generale per lasciare un avvertimento destinato a sopravvivere al suo mandato: bisogna governare l’intelligenza artificiale prima che sia lei a governare noi. Non è un messaggio contro la tecnologia. È quasi il contrario. Guterres riconosce nell’IA uno degli strumenti più potenti a disposizione dell’umanità, ma proprio per questo chiede di guardare oltre l’entusiasmo della corsa tecnologica. In meno di un decennio, osserva, dati, capacità di calcolo e algoritmi sono diventati una nuova misura del potere. E quel potere è concentrato nelle mani di pochi Stati e di un numero ancora più ristretto di grandi aziende.

La velocità è il vero punto di tensione. L’IA avanza più rapidamente delle istituzioni chiamate a comprenderla, mentre sistemi sempre più autonomi entrano nell’economia, nell’informazione, nella sicurezza e nella vita quotidiana. Il rischio indicato da Guterres non è quindi l’algoritmo in sé, ma una tecnologia sempre più potente senza responsabilità altrettanto forti. Da qui un paragone impegnativo. Durante la Guerra fredda, Stati Uniti e Unione Sovietica furono costretti a parlarsi per limitare un rischio capace di sfuggire al controllo di entrambi. Oggi, sostiene il Segretario Generale, le potenze dell’IA devono trovare una grammatica comune: condividere informazioni sui rischi, mettere alla prova i sistemi, concordare salvaguardie. È anche il terreno sul quale affiorano visioni diverse. Donald Trump, dal podio dell’UNGA, difende la corsa americana all’intelligenza artificiale e mette in guardia soprattutto dal pericolo opposto: regole globali capaci di frenare una tecnologia che considera potenzialmente più importante della Rivoluzione industriale. Guterres guarda invece al vuoto che potrebbe aprirsi se innovazione e governance procedessero a velocità troppo diverse.

Il confronto si sposta ora anche al Consiglio di Sicurezza, dove i big mondiali dell’IA sono chiamati a discutere con governi e istituzioni delle conseguenze della tecnologia sulla sicurezza internazionale. Guterres fissa anche due confini: i bambini non possono diventare cavie di sistemi non regolamentati e le macchine non devono avere l’ultima parola nelle decisioni di vita o di morte. I “killer robot”, dice, non devono avere posto nel nostro futuro. Ma il messaggio finale non è quello di fermare l’IA. È evitare di arrivare impreparati davanti alle sue possibilità. La tecnologia può allargare l’accesso alla conoscenza, trasformare la salute, aiutare la ricerca e creare nuova prosperità. La sfida è fare in modo che quel dividendo non appartenga soltanto a chi possiede più chip, più dati e più capitale. Nella sua ultima UNGA, Guterres lascia così alle Nazioni Unite una questione che accompagnerà il mondo ben oltre il suo mandato. L’intelligenza artificiale è già una delle grandi forze di questo secolo. Decidere che cosa farne resta, almeno per ora, una responsabilità umana.