Innovazione
Camminare torna al centro della mobilità urbana, ma il boom delle app non basta a misurare la transizione
Di Cesare Giraldi
(Articolo pubblicato su L’Economista, inserto de Il Riformista)
La Settimana Europea della Mobilità ha riportato al centro una delle forme di trasporto più semplici e spesso più trascurate: camminare. In un dibattito dominato da elettrificazione, trasporto pubblico e sharing, la mobilità pedonale resta invece il primo anello di qualsiasi sistema urbano sostenibile. I dati diffusi da Macadam, app che incentiva l’attività fisica, offrono in questo senso un’indicazione interessante: tra il 2023 e il 2026 gli utenti attivi della piattaforma in Europa sono cresciuti del 49%, su un campione di circa 3 milioni di persone distribuite in 12 Paesi.
Il dato va però letto correttamente. Non significa che gli europei camminino il 49% in più: misura l’allargamento della community dell’app. Anzi, nello stesso periodo la media individuale dei passi giornalieri è scesa del 4,5%. È proprio questa combinazione a suggerire un fenomeno più rilevante della semplice performance sportiva: il cammino entra nelle abitudini di una platea più ampia, composta anche da utenti meno intensivi. La sfida della mobilità attiva, del resto, non è trasformare tutti in grandi camminatori, ma rendere conveniente percorrere a piedi una quota maggiore degli spostamenti brevi.
L’Italia emerge con forza. Dal 2023 gli utenti attivi di Macadam nel Paese sono aumentati del 196%, mentre nel 2026 la media rilevata raggiunge 7.480 passi al giorno, seconda tra i mercati analizzati dietro la Spagna, a 7.750. Più utile è osservare le differenze urbane in Italia: Torino guida per intensità media con 8.140 passi, seguita da Bari e Genova; Roma e Milano, grazie alla scala delle rispettive community, concentrano invece i maggiori volumi complessivi.
Macadam stima che dal 2023 i propri utenti europei abbiano percorso quasi 5,7 miliardi di chilometri a piedi e associa questi spostamenti a oltre 1,5 milioni di tonnellate di CO₂ evitate. In Italia i chilometri sarebbero circa 510 milioni, con 138 mila tonnellate di emissioni potenzialmente risparmiate. Sono numeri utili per rappresentare l’ordine di grandezza, ma da considerare come una stima teorica: il calcolo assume infatti che i chilometri percorsi a piedi sostituiscano un equivalente tragitto automobilistico, condizione che nella realtà non vale per ogni spostamento.
C’è infine un’indicazione sociale interessante. Tra gli utenti italiani, la fascia 45-54 anni registra la media più alta, 8.158 passi al giorno, contro i 6.308 dei 18-24enni. Un segnale che ridimensiona l’idea della mobilità attiva come pratica legata soprattutto ai più giovani e rafforza la necessità di pensare città percorribili a piedi lungo tutto l’arco della vita.
Il punto, quindi, non è celebrare una «rivoluzione del cammino» già compiuta. I dati di una piattaforma mostrano una disponibilità crescente a muoversi a piedi, ma perché questa propensione diventi mobilità quotidiana servono marciapiedi continui e accessibili, attraversamenti sicuri, quartieri con servizi raggiungibili, intermodalità con il trasporto pubblico e una pianificazione urbana che riduca la necessità dell’auto per i tragitti brevi. È su questa distanza tra comportamento individuale e qualità dello spazio pubblico che si misura davvero il successo della transizione.





