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Guerre, il punto: Onu, l’intreccio di incontri condiziona gli sviluppi dei conflitti
Di Giampiero Gramaglia
L’intreccio di incontri bilaterali e multilaterali previsti questa settimana al Palazzo di Vetro dell’Onu a New York, a margine dell’Assemblea generale delle Nazioni unite, tiene in sospeso gli sviluppi delle guerre in Medio Oriente e in Ucraina. E il presidente Usa Donald Trump aggiunge a un quadro già fosco elementi d’incertezza e suspense, lasciando planare l’ipotesi di una ripresa su larga scala delle operazioni militari contro l’Iran, dopo avere respinto le richieste di aiuto dell’Arabia saudita contro gli Huthi, una milizia sciita yemenita filo-iraniana – forze perché gli Huthi si sono impegnati a non colpire interessi americani -.
Il New York Times, stamane, apre proprio con “il dilemma” di Trump, che ieri è tornato in anticipo alla Casa Bianca dalla residenza dei fine settimana di Camp David: il dilemma riguarda la richiesta di aiuto militare dell’Arabia saudita, venuta dal principe ereditario Mohamed bin Salman. Gli Huthi, oltre a colpire le infrastrutture energetiche saudite, mettono a repentaglio la libertà di navigazione nello stretto di Bab el-Mandeb e, quindi, nel Mar Rosso: così facendo, anche se non attaccano direttamente interessi americani, contribuiscono a tenere alti e a fare ulteriormente lievitare i costi dell’energia, che sono un fattore della campagna per le elezioni di midterm negli Usa il 3 novembre.
Il NYT scrive che Trump, pur incerto, ha per ora deciso di non affiancare i sauditi nelle operazioni contro gli Huthi, Ma, d’altro canto, il presidente ha bisogno della cooperazione dei sauditi contro l’Iran e, soprattutto, nella battaglia – per ora perduta – per calmierare i prezzi dei carburanti.
Così, mentre Trump si consuma nel dilemma se aiutare o meno i sauditi – di solito, le macerazioni del presidente sonoi di breve durata -, gli Huthi proseguono la loro avanzata territoriale e fanno crescere la tensione nell’area: il giornale segnala, domenica, “aspri scontri” tra i ribelli e le forze governative yemenite appoggiate dai sauditi. E la guerra chiama in causa anche gli europei e l’Italia, per proteggere, con l’operazione Aspides, la libertà di navigazione nel Mar Rosso. Gli Huthi dicono di non essere in guerra con l’Italia, ma venerdì un aereo militare italiano è stato da loro colpito sull’aeroporto di Riad
Il Washington Post riferisce che l’ambasciatore degli Usa all’Onu Mike Waltz ha ieri detto che non ci sono previsioni sulla fine della guerra all’Iran – l’idea che possa concludersi prima del voto del 3 novembre è stata ormai abbandonata dall’Amministrazione Trump –. Anche per questo, scrive il giornale, il presidente Trump, in privato, manifesta il suo pessimismo e la sua frustrazione sull’esito delle elezioni di midterm.
Axios accende i riflettori sul prossimo incontro tra il presidente Trump e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, cui Trump chiederà di sospendere gli attacchi sulle raffinerie russe. La stampa ucraina ha aspettative molto alte per questo bilaterale, specie dopo che Trump ha firmato una legge controversa che inasprisce le sanzioni contro la Russia. La stampa Usa è più disincantata, anche alla luce delle notizie che arrivano dal fronte con continui letali attacchi incrociati con droni e missili che fanno ogni giorno vittime civili.
In chiave 3 novembre, la Cnn avverte che “la crisi dell’economia è più grave di quella attraversata ai tempi del Covid”: imprenditori e uomini d’affari americani ce la fanno appena a tirare avanti. E l’Ap nota che, mentre i prezzi del carburante mettono in difficoltà i consumatori, Trump dice che è “un prezzo da pagare irrisorio”, “una bazzecola” per la guerra all’Iran.
Sulla stessa lunghezza d’onda, Politico titola che l’aumento dei tassi dei mutui, conseguenza dell’aumento del tasso di sconto deciso la scorsa settimana dalla Federal Reserve, sta contraddicendo il messaggio sulla casa dei repubblicani, che, non potendo vantare risultati, continuano a prendersela con l’Amministrazione Biden
Ancora in chiave 3 novembre, il Wall Street Journal punta sul fatto che i repubblicani stanno spendendo il gruzzolo di vantaggio che hanno sui democratici in materia di raccolta fondi – hanno donatori più facoltosi dei democratici – per cercare di contrastare “il momento” dell’opposizione verso il voto: “Il presidente Trump e i suoi alleati stanno mettendo soldi nelle corse chiave in tutta l’Unione”, per comprare spazi pubblicitari e, così, recuperare consensi.
Guerre in Medio Oriente e in Ucraina, difficoltà economiche, previsioni elettorali negative, tutto ciò non impedisce, però, al presidente Trump di continuare a trastullarsi con i suoi progetti urbanistico – architettonici. Mentre minaccia di demolire il Kennedy Center, il centro delle arti di Washington, perché non può aggiungere sulla facciata il suo nome, insiste per la costruzione di un arco di trionfo ad Arlington, cui ha trovato una nuova destinazione: ospiterà droni e cecchini, sarà uno strumento di sicurezza della capitale federale – ma per quello un hangar è meglio di un arco di trionfo -.





